Gus Fring: un cattivo atipico, magnetico e impeccabile

Attenzione! L’articolo contiene spoiler relativi alla serie tv Breaking Bad.

Nell’immaginario comune, in genere, il villain si configura come “grande, grosso e cattivo”: un personaggio che ha tendenzialmente un certo peso, sia narrativo sia filmico, cui corrispondono una piena riconoscibilità scenica e una forte crudeltà e spietatezza, visibilmente e marcatamente ostentate, quasi a costituirne un “marchio di fabbrica”.

Costruire un cattivo la cui caratterizzazione passi per “vie traverse” può forse rivelarsi non solo un sentiero poco battuto, ma anche una scelta ardua e, di conseguenza, estremamente audace. Una strada che Vince Gilligan non ha esitato a percorrere nel dare vita al personaggio di Gus (Gustavo) Fring e che, inaspettatamente, si è rivelata vincente.

Gustavo è, infatti, il più importante degli antagonisti della serie televisiva Breaking Bad e dello spin-off a essa connesso Better Call Saul: eppure, a un primo sguardo, non è ciò che si direbbe. È un personaggio che arriva “tardi” (dalla seconda stagione nella serie principale e “solo” dalla terza stagione nello spin-off), quasi in punta di piedi, ma che, poco a poco, acquisisce agli occhi dello spettatore una fisionomia meno sfumata e progressivamente più definita, episodio dopo episodio.

Chi mai potrebbe pensare che dietro la maschera di un comunissimo e ricchissimo imprenditore, proprietario di una catena di fast-food chiamata Los Pollos Hermanos e di varie altre imprese apparentemente legittime, si celi, in realtà, uno spietato criminale? Gus, infatti, è un personaggio che gode di un’ottima considerazione sociale, ma che, nonostante ciò, riesce perfettamente a “passare inosservato” nella gestione delle sue attività illecite. Egli conduce, a tutti gli effetti, una doppia vita: apprezzato e stimato per la sua filantropia (lo vediamo spesso coinvolto in opere di beneficenza), nonché per i suoi favorevoli rapporti con la DEA (l’agenzia federale antidroga statunitense), è anche – paradossalmente – uno dei più importanti distributori di metanfetamina degli Stati Uniti.

Al di là del ruolo apparentemente, ma efficacemente, “sottotono” che Gustavo ricopre nella serie, ciò che fa di lui un cattivo atipico e sicuramente singolare è il suo modo di essere “cattivo”: Gus è un personaggio composto, misurato, pacato ma – al contempo – abilissimo nel trasformarsi, all’occorrenza, in un uomo spietato, crudele, imprevedibile.

La presenza di Gus Fring e la sua polarizzazione, diametralmente opposta, alla figura di Walter White, protagonista principale di Breaking Bad, costituiscono una combinazione perfettamente bilanciata: entrambi i personaggi, infatti, evolvono secondo una parabola che si rivela – parallelamente e rispettivamente – ascendente nel caso di Walter (da anonimo professore di chimica di liceo, malato terminale, preoccupato per la futura sicurezza economica della sua famiglia a famigerato produttore della qualità più pura di metanfetamina mai vista in circolazione, noto col nome di Heisenberg) e discendente nel caso di Gus (re del traffico di droga che viene, seppur con estrema fatica, soggiogato dal primo, il quale proprio da Gus apprende, indirettamente, i “trucchi del mestiere”). Un dualismo mai scontato, mai banale, mai prevedibile e, per questo, assai convincente.

Persino nel momento della sua sconfitta Gus conserva il fervido autocontrollo e l’impeccabile compostezza che lo contraddistinguono: se, in un primo momento, in seguito a un’esplosione causata dal suo rivale, lo vediamo uscire da una stanza d’ospedale apparentemente illeso; subito dopo, invece, l’inquadratura ne rivela la morte imminente – spostandosi sul volto, metà integro, metà dilaniato dalle fiamme. Eppure Gus, come se nulla fosse, si sistema ancora una volta (ormai l’ultima) la cravatta, prima di cadere a terra, esanime.

Malgrado un ingresso tardivo e, inizialmente, persino marginale, Gustavo riesce ad acquisire un ruolo a tal punto dominante e incisivo da lasciare un’impronta inconfondibile lungo tutto lo sviluppo della serie: un cattivo sicuramente anomalo, ma – al contempo – straordinariamente magnetico e inimitabile.

Arianna Arruzza

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