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Ma vi ricordate gli anni d’oro di Game of Thrones? Prima che l’ottava e conclusiva stagione rovinasse irrimediabilmente un prodotto meraviglioso e rivoluzionario che ha spinto il limite delle produzioni televisive vicino alla ricercatezza del cinema? Ve li ricordate quegli anni? Ecco, in quel tempo l’emittente americana HBO, mamma di Game of Thrones, non sapeva più dove mettere i soldi: GoT macinava numeri da record e i produttori accoglievano festanti i milioni di dollari di introito. Inondata di denaro e buoni propositi, HBO verso la fine del ciclo fantasy di GoT decide di investire nella sua nuova gallina dalle uova d’oro: la fantascienza di Westworld.

Basata su un omonimo romanzo di Michael Crichton (autore di romanzi le cui trasposizioni hanno segnato il cinema di fantascienza, come Jurassik Park e Timeline), Westworld è ambientata in un non meglio precisato futuro in un parco di divertimenti a tema Far West: le attrazioni del parco sono androidi perfettamente indistinguibili dagli esseri umani, che popolano il parco e fanno da contorno alle vicende dei visitatori. Come nel solco della migliore fantascienza figlia di Asimov e in ossequio alle leggi della robotica, anche in questo caso agli androidi non è permesso ferire o provocare danni agli ospiti umani, mentre a questi ultimi è permessa qualsiasi turpitudine. Dall’omicidio allo stupro “tutto è concesso”, come ricorda anche la tagline della serie. Ovviamente, come è facilmente preventivabile quando si mettono assieme androidi e umani, la situazione sfugge presto di mano e quello del parco diventa un pretesto per gli sceneggiatori per andare a toccare argomenti leggeri e alla portata di tutti (ironia, ndr) quali il libero arbitrio, la coscienza, la realizzazione di sé, la religione…

Le ragioni per innamorarsi di Westworld sono tante. Il cast è composto di attori fantastici su cui spiccano un Anthony Hopkins in gran forma e un Ed Harris semplicemente perfetto nel ruolo dell’antagonista. Le prove sono tutte convincenti, ma una menzione speciale va fatta per quelle riguardanti gli androidi, con attori che sanno attraversare lo spettro delle emozioni umane nel giro di pochi secondi.
La trama è piuttosto complessa (elemento positivo, a detta di chi scrive) anche se nella seconda stagione si avvita troppo su se stessa, rischiando di crollare sotto il peso della sua stessa complessità e richiedendo allo spettatore un notevole sforzo di sospensione dell’incredulità per accettare alcuni manierismi di sceneggiatura.
Tra i vari produttori della serie compaiono i nomi di J.J. Abrams e Jonathan Nolan, fratello del regista Christopher Nolan, celebre per gli intricati intrecci narrativi. Infine, Westworld vanta una delle migliori colonne sonore tra i prodotti televisivi, merito di Ramin Djawadi, vecchia conoscenza in casa HBO che aveva già curato le musiche di Game of Thrones.

Fatte tutte queste premesse, perché Westworld non sta riscuotendo il successo che merita? I problemi sono principalmente due. Innanzitutto, sembra mancare un obiettivo di lungo periodo che muova le vicende dei personaggi: la prima stagione potrebbe anche sembrare autoconclusiva, ma si interrompe con una cesura così forte con tutto quello che è stato raccontato prima, che lo spettatore non sa cosa aspettarsi, né quali siano i driver che guidano le azioni dei personaggi. Questo non ha permesso di affezionarsi ad androidi e umani con lo stesso meccanismo che ha fatto le fortune di GoT.
In secondo luogo, la trama richiede concentrazione attiva da parte dello spettatore (non siamo ai livelli di Dark, ma quasi…), il che ne fa un prodotto non adatto a una visione distratta mentre si cucina o si fa altro.

HBO ha fatto un altro miracolo. Ha pompato milioni di dollari in un progetto vincente, dandolo in mano a produttori e showrunner capaci, in una ambientazione straordinaria (dai seriamente: a chi non piace il Far West?), con musiche e fotografia degne delle migliori produzioni cinematografiche e ne ha tirato fuori un gioiello. Tuttavia la seconda stagione sembrava aver dimenticato quanto di buono fosse stato fatto vedere dalla prima, in un trend di “peccato, prima era meglio” che fa storcere il naso. Eppure in molti ancora la seguono, lo zoccolo duro di spettatori sembra non mollare, tanto che è stata annunciata addirittura una quarta stagione.

Luca Negro

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