Giro del mondo in 26 articoli – Il folclore italiano

Se avete pensato che elfi e folletti abitino solo nelle verdi terre irlandesi o che i vampiri infestino solo vecchi castelli in Transilvania…beh, vi sbagliate. Per quanto la parola “Folklore” sia di origine inglese, miti e storie che parlano di folletti e di tutta una serie di figure del fantastico si possono trovare in qualsiasi luogo della Terra. Italia compresa, ovviamente.

Torino, luogo di nascita e base di The Password, è tra le città più famose d’Italia, in questo senso, con la sua lunghissima tradizione esoterica e misteriosa. Ma ogni regione d’Italia ha le proprie creature, benevole o no. Ed è su questa idea che si basa “Folklore. Antologia del fantastico sul folklore italiano”, edito dalla Watson Edizioni, curato da Alfonso Zarbo e illustrato da Pietro Rotelli e Vincenzo Pratticò. Questo libro si struttura in due parti: il bestiario e la raccolta di racconti. Il bestiario è una raccolta di spiritelli, streghe, mostri e molto altro, almeno uno per regione, corredato da una – forse un po’ troppo – piccola descrizione e da un’illustrazione a tema. Alle venti regioni corrispondono i venti racconti della seconda parte del libro, l’antologia. Scritti da autori diversi, i soggetti del bestiario diventano ora protagonisti dei racconti dell’antologia, per approfondire l’argomento e scoprire il folclore italiano.

Alcune figure potrebbero essere curiose ma non nel senso più ovvio, come il cervo e gatti neri rispettivamente per il Molise e la Calabria. Altre figure potrebbero essere già ben note come nome ma non come parte di una tradizione regionale, come il Diavolo per la Valle d’Aosta, con il Mont Maudit cioè Monte Maledetto che fa parte del Massiccio del Monte Bianco, e il vampiro per la Puglia, già nominato dall’arcivescovo di Trani Giuseppe Davanzati un secolo prima della stampa del romanzo di Stoker.  Ma ancora, i Benandante, coloro che nel friulano difendevano i villaggi dalle streghe, realmente esistiti e colpiti anche dall’Inquisizione. Molti suoneranno nuovi, come il Lenghello, il folletto dispettoso del Lazio, e la Masca, esseri maledetti che potevano essere sia benevoli che malefici del folclore piemontese, e tanti altri ancora. Le storie di queste figure si intrecciano con tradizioni regionali, feste di paese e, anche, alla storia dell’origine della leggenda dei Giorni della merla. C’è un posto per ognuna di queste figure.

È degna di nota anche la postfazione di Lavinia Scolari, piena di spunti letterali, antropologici e storici che recita: “la raccolta nasce quindi dall’unione di tre ingredienti: scrittura, memoria e identità regionale. Scelti gli elementi di base, abbiamo provato a farli interagire allo scopo di tenere viva […] la nostra memoria culturale”.

In conclusione, un invito al lettore: quali fiabe e quali figure leggendarie sono tipiche dei vostri luoghi di origini? Su quali mostri i nonni vi hanno messo all’allerta e quali spiritelli vi hanno invitato a non disturbare?

Emilia Scarnera

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