Il giro del mondo in 26 articoli – “Aj sun le masche!”

Fanno parte dei racconti e della tradizione delle campagne piemontesi, non vi è un paese che non abbia in memoria l’esistenza di una masca. Forse per conoscere le loro storie conviene appellarsi alle persone più anziane – migliori custodi di questo tipo di leggende – sempre che si voglia credere che siano leggende.

Il termine masca ha una origine incerta, lo si trova citato per la prima volta nell’Editto di Rotari del 643 d.C., con il significato di “spirito soprannaturale” o “anima di defunto” e per estensione di “strega”. Sono dipinte come donne solitarie, che vivono isolate in baite e casolari, ma partecipano spesso anche alla vita comunitaria, confondendosi tra le persone comuni. Le masche hanno diversi poteri, sono capaci di lanciare sortilegi, fatture e maledizioni, far ammalare o curare le persone, condizionare il clima, scatenando temporali e tempeste, oltre a poter influenzare i raccolti e danneggiare il bestiame. Una delle peculiarità più interessanti delle masche è la capacità di trasformarsi in animali, e si dice che sia proprio sotto queste mentite spoglie che seminassero zizzania e maledizioni. Per tutte queste ragioni erano particolarmente temute e le donne che si sospettava essere masche venivano perseguitate e durante l’epoca dell’inquisizione alcune di loro vennero anche uccise.

Una delle storie più note è quella della masca Micilina (o Micillina), di cui esistono apparentemente testimonianze storiche. Ovviamente la storia si fonde con la leggenda, la donna nacque a Barolo e si trasferì a Pocapaglia, dove sposò un contadino anziano. Le malelingue sul suo conto cominciarono dal momento in cui decise di occuparsi di attività domestiche e non del lavoro nei campi. Queste voci si acuirono quando cominciò a frequentare una donna anziana che la iniziò alla magia nera. Da quel momento le vennero attribuite diverse stregonerie, si vociferava che ad una bambina che era venuta a contatto con lei, crebbe la barba. Il marito, a causa delle voci sul suo conto, cominciò a picchiarla, così lei decise di andare nel bosco e fare un patto con il demonio e al suo ritorno a casa scoprì che suo marito era morto cadendo da un albero. Da quel momento la sua magia ed i suoi sortilegi divennero sempre più potenti, ma soprattutto sempre più malvagi. Venne accusata dell’uccisione di persone adulte e della malformazione dei corpi dei bambini. I contadini insorsero e decisero di impiccarla e poi bruciarla, per non lasciare che il suo spirito lasciasse il corpo.

Bric d’la Masca Micilina

Il luogo in cui fu giustiziata oggi viene chiamato Il Bric d’la Masca Micilina, e si dice che porti con sé la pesantezza di quella condanna che ha fatto ereditare al posto un aspetto sinistro. Secondo la tradizione le chiazze di terreno più scuro sarebbero i resti del sangue della strega.

Probabilmente la povera masca Micilina era solo una donna che non viveva secondo le rigide regole dell’epoca, la superstizione e la suggestione fecero il lavaggio del cervello alle persone, portando la povera Micilina ad essere condannata, probabilmente senza alcuna colpa, come tutte le donne che prima e dopo di lei sono morte per l’accusa di stregoneria.

Beatrice Maschio

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