Il giro del mondo in 26 articoli – Holi fest: il vero significato della festa indiana

Se in giro per la città vedete donne, ragazzi e bambine cosparsi di colore niente paura: è Holi, la festa celebrata proprio lanciandosi polveri colorate a vicenda e che da qualche anno è diffusa in Europa e in America del Nord.

In realtà è molto più di questo, è una festa che ricorre ogni anno a inizio primavera, nel mese del calendario hindi di Phalguna, corrispondente al nostro marzo. Nel 2020 è occorsa il 10, ma il giorno varia ogni anno in base alla luna piena. La festa viene praticata in India da almeno 17 secoli e il suo reale significato è da cercare nelle scritture Hindi e Veda, infatti è una festa religiosa celebrata da induisti, giainisti e in parte anche dai buddhisti in varie aree del Sud dell’Asia.

Quel che si festeggia è la vittoria del bene sul male e l’inizio della primavera dopo l’inverno, dunque è l’occasione per perdonare chi ha ti ha fatto del male e, allo stesso tempo, per pagare i propri debiti nei confronti degli altri, lasciandosi così il passato alle spalle. La festa inizia con un falò in cui viene simbolicamente bruciato il male, per continuare il giorno seguente con la ormai diffusa festa dei colori: vengono lanciate grandi quantità di polveri colorate, dette “gulal” che si mischiano anche con l’acqua diventando “rang”. La tradizione le vuole completamente naturali, derivate da fiori essiccati che le persone stesse preparano nei giorni prima.

Ai colori si possono associare dei significati, il rosso ricorda l’amore e la fertilità, il verde la primavera e i nuovi inizi e il blu Krishna.

Sono diverse le leggende e le storie cui vengono attribuite le ragioni della celebrazione: una delle più popolari ci spiega il perché dei falò raccontando la storia di due demoni, il re Hiranyakashipu e la sorella Holika (da qui il nome della festa). Il re, in cerca di vendetta contro l’importante dio Vishnu, ottenne poteri che lo portarono a considerarsi un dio e a esigere l’obbedienza dei sudditi. Prahalad, il figlio del re, continuava però a provare devozione verso il vero dio Vishnu. Il demone chiese quindi  l’aiuto della sorella (immune al fuoco) per ucciderlo: Holika portò Prahalad su una pira dove quest’ultimo sopravvisse grazie alla devozione totale in Vishnu, mentre Holika fu ridotta in cenere.

Una seconda leggenda ci mostra un lato più romantico: la storia di amore eterno tra Krishna (considerato la reincarnazione di Vishnu) e Radha, che ci dà una spiegazione del gesto tipico di spalmarsi i colori a vicenda. Krishna si era lamentato per il colore blu della sua pelle con la madre Yashoda, che gli suggerì di dipingere il volto dell’amata Radha. Lui lo fece e lo scherzo non intaccò il profondo amore tra i due.

una delle pire su cui in tutto il paese viene simbolicamente bruciato Holika, il male.

Inutile dire che la festa attrae ogni volta moltissimi turisti che si uniscono alla caotica folla degli abitanti locali. L’atmosfera generale è di gioia e tutti i cittadini si riversano nelle strade ballando, mentre i bambini sparano la gulal con pistole ad acqua. Purtroppo vi è un lato oscuro non sempre raccontato dai media: nelle più grandi città come Varanasi, il numero di persone che ricorrono in strada diventa ancora maggiore e vario rispetto a tutti i giorni e l’esperienza può non essere  piacevole per donne e ragazze che viaggiano sole, per questo è consigliato di partecipare in aree più tranquille o insieme a gruppi di viaggio in modo da avere un’esperienza priva di rischi, ma comunque autentica.

Nonostante sia ormai presente in molti paesi, infatti, l’esperienza non è paragonabile a quella locale in quanto manca la totale immersione in ciò che la festa rappresenta. Per noi è solo un’ulteriore occasione, laica, di svago. Pochi conoscono il significato originale o la tradizione religiosa su cui si fonda e questo ha fatto sorgere delle critiche secondo cui in Occidente sia diventata semplicemente un modo per far soldi e un’appropriazione culturale.           

Anna Franzutti

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