Prevenzione contro la “caduta d’occhio”

Oggi parleremo del caso del liceo classico e scientifico di Roma nel quartiere della Garbatella e vedremo perché l’impatto online che ha avuto è significativo. Il boom mediatico avviene il 18 settembre, quando moltissime studentesse del suddetto liceo si presentano a scuola in minigonna in segno di protesta all’apparente divieto di portare un capo d’abbigliamento tanto succinto e il loro cartello “Non è colpa nostra se gli cade l’occhio” fa subito il giro del web.

Vista la possibile controversia, attualmente ci sono due prospettive dei fatti.

Una ragazza racconta che il primo giorno di scuola la vicepreside, dopo essere passata dalla classe per delle comunicazioni, ha chiamato fuori dall’aula una compagna di classe che indossava il capo d’abbigliamento imputato. Le ha detto che non era il caso di vestirsi in maniera tanto provocante e che a qualche professore (dal momento che i banchi monoposto non sono ancora arrivati e gli studenti dispongono solo della sedia) “poteva cadere l’occhio”; e così è stato detto anche ad altre ragazze del liceo.

Questo ci porta allo scoppio d’indignazione da parte delle studentesse e delle loro compagne, che subito si organizzano per presentarsi a scuola, il giorno seguente, indossando la gonna e sotto braccio i cartelli di denuncia contro un sistema sociale che ruota intorno a ciò che le donne devono o non devono fare per evitare di subire ciò di cui non detengono responsabilità alcuna. Sono intenzionate a scrivere una lettera ufficiale al preside in proposito, che si appresta a sottolineare che nella scuola non vige alcun dress code.

Una voce fuori dal coro però, Iris Maria Greco, all’ultimo anno del liceo classico, tiene a far presente che l’intervento della vicepreside è stato un puro «suggerimento» e che teneva in considerazione i professori di entrambi i sessi. « La prof ci ha consigliato, solo consigliato, di evitarle, per non offrire ai docenti, tengo a precisare, maschi e femmine, lo spettacolo del loro intimo per 5 ore di seguito, tutto qui (…) Qui al Socrate si dialoga, sempre, e mai in questi anni a qualcuno è stato contestato il modo di vestire o di pettinarsi o qualsiasi altra questione personale. »

A questo punto vediamo che discutere sulle intenzioni della vicepreside è irrilevante. Vorrei infatti discostare l’attenzione dall’accaduto in sé per concentrarci sull’impatto impressionante che quest’azione di protesta delle minigonne ha avuto. Tralasciamo per un attimo l’aspetto sensazionalistico a cui qualche giornale possa non aver resistito per fare notizia. Pensiamo invece al forte risconto, sui social e in rete in generale, di tantissime persone che sostengono l’azione delle ragazze con fierezza. Pensiamo al fatto che difficilmente un singolo episodio è sufficiente a provocare un coinvolgimento tanto rilevante; pensiamo al fatto che la motivazione alla base di questa denuncia è insita dentro ogni donna e che non può che sfociare, prima o poi, in rabbia e nel desiderio di ribaltare un rapporto tra i sessi che non ha ragione d’essere.

Flash mob del 21 settembre al liceo Manzoni di Milano come segno di solidarietà alle studentesse romane

Abbiamo parlato recentemente di Break the Silence, e chi ha seguito il loro lavoro come noi avrà potuto constatare (per quanto non fosse una novità, ma lo è stato parlarne regolarmente) che la pressione giornaliera sulle donne nella quotidianità è impressionante: dalle aspettative a livello di ruoli sociali fino agli sguardi, commenti, atti osceni di cui cadono vittime. Ma quante volte abbiamo visto rimproverare questi comportamenti deplorevoli? Quante volte ciò che le donne subiscono sono il vero oggetto di discussione piuttosto che il capire cosa abbiano fatto per “provocarlo”?

Non c’è forse da sorprendersi, allora, se pure quello che potrebbe essere il fraintendimento di un suggerimento in buona fede sfocia in un’azione di rivendicazione. Perché, se pure in questo caso si sia trattato di un’incomprensione, quante volte viene suggerito alla donna di agire diversamente e quante volte si cercano giustificazioni per i soprusi compiuti dagli uomini, senza suggerire loro di dover cambiare?

Yulia Neproshina

Un commento Aggiungi il tuo

  1. filorossoArt ha detto:

    “Cala l’occhio?” Come sono saggi i preti quando dicono che ti cal la vista se ti tocchi troppo il pistolino… che arma segreta la giovinezza…

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...