L’iperinflazione nella Repubblica di Weimar

La Prima Guerra Mondiale si concluse l’11 novembre 1918 con la vittoria degli alleati sulla Germania, ormai riorganizzata nella Repubblica di Weimar. Tra il 18 gennaio 1919 e il 21 gennaio 1920 si tenne la Conferenza di Pace a cui parteciparono i delegati di 27 Nazioni. I singoli trattati presero il nome dei sobborghi di Parigi in cui vennero firmati: il più importante fu il Trattato di Versailles, proprio con la Germania, paese che aveva scatenato la guerra.

Con il trattato la Germania: restituiva l’Alsazia e la Lorena alla Francia; cedeva gran parte della Prussia occidentale e una parte della regione mineraria dell’Alta Slesia alla ricreata Polonia; subiva l’occupazione francese per 15 anni nella valle carbonifera della Saar; subiva l’occupazione della Renania per 15 anni da parte degli alleati; perdeva le colonie africane e nel Pacifico (già occupate dagli alleati); cedeva la marina da guerra, grosse quantità di armi e munizioni, la maggior parte della flotta mercantile, 5000 locomotive, 150000 vagoni ferroviari, 5000 autocarri a motore, varie merci. Così il Paese, che solo pochi anni prima era la prima potenza mondiale o quasi, perse: 13% del territorio, 10% della popolazione, 15% dei terreni arabili, 75% dei giacimenti di minerali ferrosi e 25% delle risorse di carbone. Non solo, in aggiunta, c’era da discutere la questione delle riparazioni, argomento particolarmente dolente.

Si trattava di stabilire una cifra che la nazione perdente avrebbe dovuto risarcire alle vincitrici. Tuttavia, i paesi non si misero d’accordo in tempo per la firma del trattato e dovettero nominare una commissione, la quale avrebbe dovuto presentare un rapporto entro il 1° maggio del 1921: i francesi chiedevano l’annullamento dei debiti contratti nei confronti degli Stati Uniti, ma il pagamento delle riparazioni, gli statunitensi chiedevano che la Francia pagasse i debiti, ma che la Germania non pagasse riparazioni, gli inglesi proponevano di non pagare né riparazioni né debiti. Alla fine fu stabilito un pagamento di 132 miliardi di marchi d’oro (33 miliardi di dollari), più del doppio del reddito nazionale tedesco!

Già nei primi anni di pace il valore del marco tedesco crollò sui mercati internazionali, ma i prezzi interni crebbero più lentamente, non riflettendo il deprezzamento esterno della valuta. L’espansione della circolazione della moneta fu alimentata dalla Reichsbank, che concedeva crediti sia al governo per integrare le entrate fiscali che risultavano inferiori alla spesa sia all’industria, ad un tasso di interesse molto basso (5% nel luglio 1922). A partire dalla fine del 1922, i prezzi interni incominciarono a risentire delle ricadute quotidiane del marco sulle piazze estere, tanto che i negozi chiudevano a mezzogiorno per correggere i cartellini dei prezzi. Inoltre, quando la Germania sospese i pagamenti alla fine del 1922, i francesi occuparono la Ruhr (regione carbonifera) obbligando i minatori a consegnare loro il carbone. Il governo continuò a stampare carta-moneta anche per indennizzare gli operai, facendo aumentare l’inflazione in maniera impressionante: per le più semplici transazioni occorreva tanto denaro che bisognava trasportarlo in valigie e carrozze ed era sempre più problematico anche solo produrre cartamoneta. Nel giugno 1923 la Reichsbank aveva trenta cartiere che la rifornivano di carta che veniva poi trasformata in banconote attraverso centocinquanta tipografie che facevano lavorare giorno e notte circa duemila torchi.

la rapida svalutazione del marco

Già nell’estate 1923 il marco era pressoché fuori circolazione, sostituito dal dollaro o addirittura dal baratto. Le autorità tedesche lo ritirarono ed emisero il Rentenmark equivalente a 1,000 miliardi di marchi. La nuova valuta era legata alle infrastrutture industriali e agricole tedesche e la sua stabilità dipendeva da quella politica.

Per sbloccare la situazione riparazioni-debiti, Dawes, banchiere e finanziere statunitense propose una diminuzione dei pagamenti, la riorganizzazione della banca tedesca e un prestito di 800 milioni di dollari: la Germania ottenne la valuta estera necessaria per ripagare i debiti e, nel 1925,  tornò finalmente al gold standard, riguadagnando la parità dell’anteguerra. Negli anni successivi si riprese in maniera sorprendente e fu addirittura uno dei Paesi che risentì meno della grande depressione. Tuttavia, a causa delle umiliazioni subite dagli alleati e dalle dure condizioni di vita, sentimenti di odio nei confronti dello straniero maturarono: non a caso sia i comunisti sia i nazionalisti ottennero un grosso successo a spese dei partiti democratici moderati alle elezioni per il Reichstag del 1924.

Simona Ferrero

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