Tra polemiche e venerazioni, chi sono i ministri tecnici del governo Draghi?

Nelle ultime giornate particolarmente turbolente abbiamo assistito, il 12 febbraio, alla nomina dei ministri. Al di là dei personaggi politici che già conosciamo, sono stati assegnati alcuni ministeri chiave a tecnici.
Sono Daniele Franco (Ministero dell’Economia), Vittorio Colao (Ministero dell’Innovazione tecnologica), Marta Cartabia (Ministero della Giustizia), Roberto Cingolani (Ministero dell’Ambiente), Enrico Giovannini (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), Patrizio Bianchi (Ministero dell’Istruzione), Cristina Messa (Ministero dell’Università), Luciana Lamorgese (Ministero degli Interni). C’è poi Roberto Garofoli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In questo articolo di Simona Ferrero conosciamo la loro carriera.

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2030: dove saremo?

A chi non piace lasciarsi trasportare dalla fantasia e immaginare il futuro?
Lasciando da parte auto voltanti e tale-trasporto, Simona Ferrero, nel suo nuovo articolo, ci porta a vedere quali saranno i giganti economici del futuro in base a cosa prevedono i dati e cosa ci insegna la storia. Ci soffermeremo, poi, sul ruolo della crescita demografica e dell’innovazione tecnologica e su come questi elementi incidono sulla produttività e sul PIL.

Alitalia, troppo pesante per volare

Il settore del trasporto aereo, inteso come trasporto pubblico di civili, nasce all’indomani della Seconda Guerra Mondiale ed è destinato ad evolversi rapidamente.
Ogni Stato dà vita alla propria compagnia di bandiera, Alitalia nel caso Italiano.
La compagnia, da eccellenza nel settore diventa ben presto una zavorra, ma le implicazioni politiche e le pressioni sindacali sono troppe per lasciare l’azienda al proprio destino.
Così, facendo un rapido conto, ogni cittadino italiano ha mantenuto il carrozzone spendendo più di 150 euro tra il 2008 e il 2019, risorse che avremmo potuto impiegare per usi più efficienti, produttivi e mirati alla crescita (istruzione e ricerca per fare un nome).
Ma non finisce qui, con il decreto Cura Italia, la società è stata nazionalizzata, con la scusa del covid e la giustificazione del “settore strategico”. Come fa ad essere strategica un’impresa di fatto fallita e che gli italiani stessi non utilizzano preferendo compagnie low cost straniere? Lo scopriamo nel nuovo articolo di Simona Ferrero.

Dei social e della società

Da circa una settimana stiamo assistendo a un cambiamento nel mondo dei social. In che direzione stiamo andando?

In questo articolo di Simona Ferrero si riflette sulla questione sottolineando tre aspetti relativi alla chiusura di profili Twitter e canali YouTube: il ruolo dei social all’interno della società, il potere della proprietà e, infine, l’effettiva efficacia delle misure prese.

#attualità #libertà #social #trump #twitter #youtube

La storia della lira tra le due guerre

Seconda parte della storia della Lira tra le due guerre.

A causa dei costi bellici, aumentò l’inflazione e la moneta si deprezzò. Nei primi anni Venti la situazione migliorò, ma l’intervento diretto di Mussolini, per contenere l’inflazione, fece crollare la lira. Per cercare di difenderla, stabilì che la Banca d’Italia fosse l’unica responsabile dell’emissione biglietti; ridusse il debito del tesoro nei confronti della Banca centrale e stabilizzò il debito.
Nel 1930 si andarono a ridurre gli investimenti in impianti e attrezzature, che porteranno a una riduzione della produttività, che il governo maleinterpretò, riducendo ancora di più la produzione. I titoli persero valore, cosicché tutti i creditori si precipitarono in banca per prelevare i propri soldi, mandando in crisi il sistema bancario.
Nel 1936 si decisero a svalutare la moneta e a sospenderne la convertibilità, rendendola più competitiva, anche se i benefici si videro poco, a causa della crescente spesa pubblica.

La storia della lira dall’Unità alla prima guerra mondiale

Sono ormai diffusi i nostalgici della lira, accaniti contro la nostra nuova moneta, l’euro. Eppure, la moneta è uno strumento particolarmente potente e pericoloso: vediamo quali sono gli avvenimenti che hanno riguardato la lira tra l’Unità d’Italia e l’inizio della Grande Guerra e i relativi risvolti sull’economia e conseguentemente sul benessere degli italiani.

Il Ghana e le opportunità di crescita perdute tra il 1950 e il 1980

Gli avvenimenti che hanno interessato lo stato del Ghana tra il 1950 e il 1980 sono particolarmente interessanti come esempio pratico di fattori che possono portare alla stagnazione, prima fra tutti la grande instabilità politica e il continuo susseguirsi di governi o policy differenti, talvolta più volte ad assecondare i desideri di qualche classe sociale piuttosto che alla crescita di lungo periodo.

Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 2]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, chiaro ci appare il vincitore:
• il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
• secondo l’indice della libertà economica la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone, (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
• la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 1]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, chiaro ci appare il vincitore:
• il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
• secondo l’indice della libertà economica la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone, (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
• la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

La teoria del valore

L’economia studia gli scambi tra individui, non è quindi un caso che uno dei temi più trattato dai primi studiosi di scienze economiche fosse proprio quello del valore: “sulla base di cosa avviene lo scambio?”, “Che cos’è che determina il valore di un bene” sono domande che tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita.