Up: tra colorati palloncini e tragica realtà

Oggi The Password vuole proporvi un piccolo tuffo nel recente passato dei film d’animazione: stiamo parlando di Up, il capolavoro Pixar lanciato nel 2009 in co-produzione con Walt Disney Pictures e vincitore di ben due Premi Oscar.

È una pellicola che certo non ha bisogno di presentazioni, giacché sa preservare, anche a distanza di anni, la rara capacità di continuare a stupire grandi e piccini. La grandezza di questo film, infatti, si misura nella sua abilità di penetrare dentro l’anima anche dello spettatore più cinico, qualità che sa renderlo a dir poco un prodotto senza tempo.


Il film racconta in pochi minuti la storia di un bambino: la sua passione per l’avventura, l’ammirazione per un famoso escursionista, l’incontro del primo amore, il sogno condiviso di raggiungere le mitiche Cascate Paradiso in Venezuela. Nel giro di qualche secondo vediamo il timido piccolo protagonista buffo e un po’ impacciato delle prime scene sostituito da un adulto più consapevole e determinato a rendere concreti i suoi sogni: Carl, infatti, è cresciuto ed è riuscito a sposare Ellie, l’esuberante bambina che gli aveva rubato il cuore fin dal primo incontro e che ora vive con lui nella casa in cui si sono conosciuti, diventata il loro nido d’amore.

Con una carrellata di immagini vediamo le diverse tappe del cammino di una coppia felice, messa a dura prova dagli imprevedibili ostacoli della vita: un inatteso aborto, la scoperta della sterilità e, infine, l’improvvisa decisione di risparmiare un po’ alla volta per realizzare il lontano sogno d’infanzia di raggiungere le Cascate, che però viene continuamente stroncata da continue e inattese difficoltà… Nonostante le molteplici avversità che la vita crudele mette loro davanti, comunque, Carl ed Ellie non perdono mai la speranza né l’armonia di coppia che li contraddistingue. Quando, finalmente, Carl riesce ad acquistare i biglietti per il Venezuela, però, sono volati ormai troppi anni ed Ellie non ha più le forze di continuare il viaggio della propria vita, tanto meno di cominciarne uno nuovo: la sua morte, tuttavia, segnerà una vera e propria svolta nella vita di Carl, che da ora in poi, infatti, non sarà più lo stesso.


Per la prima volta un comunissimo anziano è l’indiscusso protagonista della storia: a lui si unirà presto il piccolo Russell, che porterà a poco a poco un turbine di freschezza e colpi di scena nella vita ormai vuota, triste e monotona del povero Carl, che in seguito alla scomparsa di Ellie ha perso tutto l’entusiasmo e la vivacità che fino a quel momento non aveva mai abbandonato. Sarà proprio il giovane Russell a riportare alla luce la sua voglia di vivere o, forse, a stimolare una nuova, più sorprendente, versione di lui. Up è un film che attraverso la morte porta alla vita e che, nonostante il target del pubblico per cui è prettamente pensato, si dimostra capace di trattare con efficace delicatezza argomenti piuttosto forti, che mai avremmo pensato potessero essere affrontati in modo così diretto e nudo all’interno di un film d’animazione. Eppure Up riesce a destreggiarsi perfettamente tra queste difficili tematiche senza mai banalizzarle o esasperarle, ma raggiungendo un equilibrio perfetto, capace di conquistare chiunque.

La peculiarità di questo film, a nostro avviso, è data dal modo innovativo con cui viene affrontato il tema dell’amore: a differenza di ciò che genericamente accade nei lungometraggi animati, in cui le storie d’amore rappresentano l’apice della narrazione, in questo caso la relazione fra Carl ed Ellie nasce, cresce e muore, letteralmente, nel giro di pochissimi minuti. Il film, dunque, in modo del tutto nuovo, indaga ciò che una relazione felice si è lasciata dietro: da quando Ellie non c’è più, infatti, Carl pensa solo a se stesso e nonostante la scomparsa della moglie, continua a vivere come se lei fosse ancora con lui e insieme stessero finalmente intraprendendo il viaggio dei loro sogni. La casa è il simbolo di un passato pesante che Carl non riesce a lasciare andare e che per questo decide di portare con sé: se da un lato, dunque, Up veicola un’idea ormai rara e nobile di amore, che resiste al tempo, alle difficoltà e persino alla morte; dall’altro, tuttavia, insegna anche come superare un abbandono e ritrovare l’amore per se stessi e per gli altri. Carl, infatti, a un certo punto capirà che per lui è giunta l’ora di “scrivere una nuova avventura” e di lasciare “volare via” la sua casa/passato, offrendo il proprio amore, un diverso tipo di amore, a qualcuno che in quel momento ne ha davvero bisogno e può concretamente riceverlo.


Speriamo, allora, che le nostre poche e semplici righe possano spingere chi legge a rivedere questo piccolo gioiello cinematografico o a recuperarne la visione qualora sia sfuggita: perché Up è un film da cui tutti possiamo imparare qualcosa e che difficilmente si dimenticherà con il trascorrere del tempo, se non altro per l’inconfondibile colonna sonora che ne scandisce la visione una scena dopo l’altra e di cui è impossibile non innamorarsi fin dal primo istante, o per la grafica vivace, colorata e curata in ogni più piccolo dettaglio.

Arianna Arruzza

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