Recensione no-spoiler e qualche retroscena di Borat 2

È uscito su Amazon Prime Video il 23 ottobre 2020, e ha già fatto molto parlare di sé, Borat – Seguito di film cinema, sequel del più grande successo di Sacha Baron Cohen: Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (2006). Forse conoscete Sacha Baron Cohen anche come il generale Aladeen ne Il dittatore (2012), o come la voce di re Julien nei film di Madagascar.

Borat, come anche il suo seguito, è un mockumentary, vale a dire un finto documentario (con alcune precisazioni). In questa nuova pellicola, il giornalista kazako Borat Sagdiyev viene inviato nuovamente in America al fine di guadagnare la fiducia di Donald Trump, facendo un regalo al suo vice Michael Pence. L’oggetto del regalo ricade sulla figlia quindicenne di Borat stesso, Tutar (interpretata da Marija Bakalova). Durante il film assistiamo al tentativo di Borat di trasformare sua figlia in una donna desiderabile agli occhi degli uomini più vicini a Trump: bella, bionda, col seno grande, sottomessa, repubblicana.

La particolarità di questi film è che non tutto è finzione, ma anzi la grande parte è costituita da tante candid camera, in cui Borat mette in imbarazzo persone ignare oppure che credevano di partecipare a tutt’altro progetto cinematografico o giornalistico. Per fare questo, il film è stato girato in gran segreto durante la pandemia e sono state selezionate persone che, poste dalla produzione dinnanzi alle foto di varie celebrità, non avevano riconosciuto Sacha Baron Cohen.

Questo ha comprensibilmente creato vari guai all’attore britannico, nonché controversie giudiziarie, soprattutto per il fatto che questa volta è andato a infilarsi in situazioni abbastanza pericolose. Ad esempio ha pagato per partecipare con un’esibizione canora a un festival di estrema destra, di fronte a un pubblico inizialmente inconsapevole dello scherzo (e anzi concorde con le frasi razziste e negazioniste cantate da Borat). Pare che poi Sacha Baron Cohen sia scappato di gran carriera a bordo di un’ambulanza che lo aspettava, evitando il linciaggio. Cercando di non fare troppi spoiler, nel film è presente un’altra scena simile, che ha visto protagonista Sacha Baron Cohen camuffato e che al tempo fece notizia sui quotidiani, sebbene nessuno identificò l’attore (se volete sapere di cosa si tratta, leggete questo articolo di febbraio 2020).

Ma la scena più shock del film riguarda Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato di Trump. Senza svelare troppo, riportiamo semplicemente il suo tweet in risposta a quella scena: “Il video di Borat è una completa montatura. Mi stavo infilando la camicia dopo aver tolto l’apparecchio di registrazione. In nessun momento prima, durante, o dopo l’intervista sono mai stato inappropriato. Se Sacha Baron Cohen fa credere altrimenti è un bugiardo patentato.”

Il film è uscito giusto in tempo per le elezioni statunitensi, come fortemente voluto da Baron Cohen. Sebbene alcune battute possano sembrare eccessivamente misogine, razziste, antisemite, e via dicendo, è bene tenere presente (oltre al fatto che Sacha Baron Cohen è ebreo) che il senso del film è quello di mostrare come questi contenuti siano veicolati – talvolta neanche tanto sottilmente – da una fetta delle istituzioni, e assimilati quotidianamente. Non ci resta allora che augurare agli amanti del black humor buona visione.

Very nice!”

Silvia Gemme

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