Destino, il corto d’autore che forse ancora non conoscete


Nel catalogo di Disney Plus, tra film d’animazione, serie e corti pensati per un pubblico prettamente teen, si nasconde una piccola chicca d’autore, che per ovvie ragioni potrebbe sfuggire al fruitore medio.

Si tratta di un cortometraggio che viene da molto lontano: siamo nel 1945 e Walt Disney ha una straordinaria intuizione. Dopo aver assistito alla proiezione di Io ti salverò, un film di Alfred Hitchcock che vedeva la collaborazione di Salvador Dalí per la scenografia di una sequenza, egli decise di contattare personalmente l’artista catalano per proporgli di tentare una strada mai battuta prima d’ora.


Fu così che nacque un progetto unico nel suo genere, che costò un lavoro immane e senza precedenti. Furono otto mesi incessanti, che portarono alla realizzazione di ventidue dipinti e centinaia di bozze e di disegni preparatori che si proponevano l’audace intento di fondere la classica animazione disneyana con gli aspetti più tipici dell’arte daliniana.

Destino, infatti, unisce una storia molto comune a qualcosa di molto atipico. Una ballerina e un giocatore di baseball innamorati si incontrano, si scontrano e si rincorrono in un universo onirico e surreale. Una storia banale, se vogliamo, che tuttavia acquisisce una patina di preziosismo e di unicità che reca il “marchio di fabbrica” di una mente geniale: Dalí. Egli vide nel progetto un’opportunità nuova: l’occasione di dare letteralmente vita alla sua opera sfruttando le tecniche d’animazione, che permettevano un dinamismo e una fluidità inevitabilmente sconosciute e precluse alle possibilità della pittura o a quelle che all’epoca era in grado di offrire il cinema stesso. Il risultato fu la narrazione artistico-visiva di due amanti che si rincorrono sfidando l’ineluttabilità del tempo: il Destino. Il cortometraggio fa dunque dell’improvvisazione la sua chiave di volta, declinandola in una maniera che sarebbe impossibile e riduttivo esprimere a parole. In questo senso riesce perfettamente nel suo intento: rendere l’indipingibile un personaggio di scena. In soli 6 minuti succede tutto o non succede niente: è lo spettatore a decidere.

Come certo si può intuire da queste poche righe il lavoro prometteva sicuramente bene, peccato che non vide mai la luce, o almeno non allora. Walt Disney, provato dalla fine della guerra e da diversi problemi economici si vide costretto a bloccare la produzione del corto, sperando di poterlo riprendere in un secondo momento. Quel giorno alla fine arrivò, ma molto più tardi: nel 2003 Roy Disney, nipote di Walt, decise di riprendere il progetto e di farlo conoscere al mondo, affidando restauro e ripristino agli studios di Parigi, che lo completarono nel dicembre dello stesso anno. Il film fu poi premiato al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy in Francia, ma forse, a discapito di ciò, non ha ancora avuto lo spazio e la notorietà che avrebbe meritato.

Ecco che allora questo corto giace nascosto in un catalogo pensato soprattutto per bambini e famiglie. Un piccolo tesoro in cui ci si può imbattere per caso, come successo alla scrivente, o che potrebbe non essere notato mai. Curioso come, ancora una volta, sia proprio il Destino a decidere.
Questo articolo vi invita dunque a recuperare la visione di un gioiello senza tempo, che merita senz’altro di essere conosciuto.

Arianna Arruzza

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