Torino in bicicletta – le regole (parte 2)

Finalmente siamo tornati in zona gialla e, sebbene le regole per le festività cambino alla velocità della luce, una cosa è certa: questo weekend sarà l’occasione perfetta per spostarsi. Volendo essere comunque cauti, potremmo approfittare della ritrovata libertà non per creare assembramenti, ma per vedere gli amici all’aria aperta per una pedalata (freddo permettendo). Inoltre, nelle prossime settimane molti torneranno in ufficio, e la bici o il monopattino sono ottimi alleati per evitare le folle dei mezzi pubblici.
Non c’è momento migliore per usare la bicicletta, un mezzo che “scalda”, che vi farà fare un po’ di moto dopo la lunghissima quarantena, e vi permetterà di spostarvi in giornata da un comune all’altro, ora che si può! Muoversi “a due ruote” quindi, presenta molti vantaggi, ma anche molte regole: qui abbiamo iniziato ad elencarvele, e oggi si conclude la nostra lista.

NB: In questa serie di articoli prenderemo sempre come riferimento la città di Torino, ma nel 90% dei casi le stesse cose sono valide per qualsiasi città medio-grande italiana. I corsivi si riferiscono a esperienze personali della scrivente, ciclista nella città sabauda da ormai sette anni (sic!).

Avere un buon catenaccio

Questa regola è solo ed esclusivamente ad uso dei ciclisti.
Torino è tra le prime città d’Italia per furti di biciclette; ho detto abbastanza. L’unica catena affidabile è quella rigida a U, senza lucchetti facilmente scassinabili e impossibile da segare. Attenzione, legate sempre al palo la canna della bici, non la ruota davanti, che spesso (soprattutto nella bici nuove) è facilmente rimuovibile. Se volete essere sicuri al 100% che non vi stacchino la ruota, usate due catene. Non fatevi poi ingannare da chi vi dice che se vi rubano la bici la ritroverete il giorno dopo al Balòn: in realtà pare esserci uno scambio di mezzi a due ruote trafugati tra i mercati dell’usato di Milano e Torino.
Breve storia felice: il giorno dopo essermi trasferita a Torino spendo 30€ di catena. Non mi hanno mai rubato la bicicletta.

Usare le luci

I faretti sono un salva-vita quando inizia a fare buio presto. Immaginate di dover tornare a casa dopo le 18 in questa stagione: c’è traffico ed è già buio pesto (ma anche la penombra è pericolosa) e senza luci voi e la vostra bicicletta siete praticamente invisibili agli autisti che passano. Se poi ci aggiungiamo la nebbia o la pioggia, quei punti luminosi diventano davvero indispensabili.
Se non volete spendere molto, Tiger vende i modelli a pile ricoperti di gomma, che si aggrappano facilmente a tutti i tubi, e hanno tre o quattro modalità di illuminazione, come delle luminarie natalizie! Ricordate però che non siete un abete, e ve ne basterà una rossa dietro e una bianca davanti.
Pista ciclabile di via Cavour. È un tardo pomeriggio d’inverno, scuro e umido. Una grossa auto è posteggiata sulla pista, mi sposto per superarla, ma il guidatore mette la retromarcia, quasi mettendomi sotto. Le mie lucine lampeggiano impotenti.

Non mettere le cuffiette

Dopo la vista, l’udito è il senso più importante per pedalare in città. Serve soprattutto a captare le macchine che stanno per superare e lo sferragliare dei tram, uno dei suoni più terrificanti per chi guida a Torino. In bicicletta l’udito funziona molto meglio che dentro l’abitacolo delle macchine, ma la musica nelle orecchie potrebbe distrarre i vostri sensi all’erta. Tenete le orecchie ben aperte, quindi, e copritele solo con dei caldi cappellini.
Piazza Castello. Mentre aspetto al semaforo mi accorgo di un altro ciclista che gorgheggia una canzone. Non ha radio né cuffie, solo una voglia irrefrenabile di cantare.

Anna Contesso

Foto di Christian Wiediger su Unsplash

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