Dei social e della società

Da circa una settimana qualcosa nel mondo dei social è cambiato. Al loro servizio offerto di “piattaforma” si è andato aggiungendo un servizio di “informazione” ed “etica”. Ecco allora che il profilo Twitter di Donald Trump è stato chiuso per via della diffusione di notizie false e di incitamento alla violenza, in parte causa dell’assalto a Capital Hill. A questo evento sono susseguite altre chiusure, ad esempio quella del canale YouTube ByoBlu. Certo, da un lato non possiamo che rallegrarci e tirare un sospiro di sollievo e forse anche di compiacimento e soddisfazione nel vedere pagine che spesso abbiamo cercato di combattere a colpi di tweet e di video, oscurate.       
La questione però è ben più profonda e vorrei, in coda alle riflessioni di Antonio Ruggero pubblicate ieri, rifletterci su. I punti di interesse sono principalmente tre: il ruolo dei social nella società, il potere degli amministratori e l’effettiva efficacia di tali chiusure.

Per quanto riguarda il primo aspetto, possiamo indagare il ruolo stesso dei social. Essi sono infatti nati per dare voce all’uomo qualunque, a prescindere da quello che questo diceva e pensava, dal suo livello di istruzione, sesso, genere o etnia. La correttezza delle informazioni non era materia di interesse del manager del social ed era tenuta sotto controllo dal sistema peer-to-peer di segnalazione. Potremmo allora vedere la decisione di intervento su alcune pagine come una contraddizione, come l’andare contro agli stessi obiettivi del social, che si fa monopolista di informazione e decisione, che non è più la libera espressione del cittadino. D’altro canto, però, è anche vero che certi tweet e certe informazioni sono inammissibili, per lo meno se si vuole una società sì libera, ma anche migliore e soprattutto meno ignorante. L’invito alla violenza e il non accettare il risultato delle elezioni sono una minaccia enorme per la democrazia, ossia per la più grande forma di libertà che abbiamo. Ecco allora che il confine è molto sottile: se stabilire cosa è legale e cosa no è tendenzialmente semplice, non possiamo dire altrettanto dello stabilire quando la libertà rischia di ridurre o eliminare la libertà stessa.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, importante è il concetto di proprietà. Così come il proprietario di un qualsiasi bene può, per definizione stessa, disporne liberamente, anche il proprietario di un social può disporne liberamente nei limiti imposti dalla legge. Su questo punto non mi sembra ci sia molto da aggiungere, ogni testata giornalistica, emittente radio o casa editrice può decidere cosa pubblicare e cosa escludere, perché un social non potrebbe farlo?

Passiamo ora al terzo ed ultimo aspetto, quello pratico che, al di là della nostra idea e percezione di giustizia e della morale, ha effettivamente un risultato concreto e visibile. È efficace chiudere alcuni profili Twitter o canali YouTube? La risposta che viene automatica è: “assolutamente sì” se il criterio per decretare la chiusura è la verità delle informazioni divulgate. Tuttavia, sondando maggiormente il terreno questa convinzione sembra essere messa alla prova: in primo luogo, il presidente Donald Trump ha già annunciato l’apertura di un suo social personale, che sarebbe così quasi incontrollabile, nei limiti della legge, e molto pericoloso. In secondo luogo, la chiusura di alcuni canali potrebbe alimentare teorie complottiste e sentimenti di odio e rancore. Infatti, ByoBlu stessa si definisce la prima testata giornalistica libera e indipendente, i cui editori sono esclusivamente i cittadini ed è celebre per diffondere notizie false. A parte il fatto che paradossalmente collabora con personaggi che non è ben chiaro da cosa siano liberi e indipendenti, tanto che siedono sulle poltroncine vellutate dei piani alti (come ad esempio Claudio Borghi, Diego Fusaro, Marcello Foa e Nino Galloni), la chiusura potrebbe avere effetti indesiderati anche gravi, in particolare, potrebbe mettere legna nel fuoco del complottismo e rigirare la questione: voilà, il canale è stato chiuso perché diceva verità scomode! (Suona proprio come una lettera di invito a peggiorare la situazione).

In conclusione, la questione, come del resto la realtà, è molto complessa. Prima di appellarci al mondo delle idee e a questioni soggettive come la giustizia e la morale, dobbiamo valutare le questioni pratiche. Quindi, la prima domanda che dobbiamo porci è: chiudere una pagina social è effettivamente la soluzione per evitare la circolazione di notizie false e incitazioni alla violenza?

Simona Ferrero

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