È iniziato il Dry January

Questo è il momento dell’anno in cui, tipicamente, si è più propensi ai buoni propositi: è il motivo per cui alcuni di noi stanno seguendo il Veganuary (astenendosi per un mese dal consumo di prodotti di origine animale) mentre oltralpe, in Francia e in Svizzera, così come nel Regno Unito, migliaia di persone stanno partecipando al Dry January.

Nata nel 2014 nel Regno Unito, Dry January è un’iniziativa lanciata dall’associazione Alcohol Concern UK (Preoccupazione per l’alcol), con l’obiettivo di “rimanere sobri“. Qui da noi in Italia, una simile proposta potrebbe sembrare di poca importanza, ma assume gravità via via che si legge l’ultimo rapporto del Regno Unito riguardo le morti e le ospedalizzazioni collegate al consumo di alcolici all’interno del paese. Secondo Alcohol Concern UK, sono 586.780 gli inglesi dipendenti dall’alcol, di cui solamente il 18% attualmente è in cura (dati 2017/2018). In più, le statistiche sembrano star peggiorando nel corso degli anni, sia per quanto riguarda le ripercussioni sulla salute (con i ricoveri che continuano ad aumentare), sia per quanto riguarda le terapie (alle quali sempre meno persone riescono ad accedere). Il 2020, poi, sempre secondo Alcohol Concern, è stato un anno straordinariamente challenging (difficoltoso, impegnativo). A causa della pandemia e dei ripetuti lockdown, la gente si è ritrovata a consumare alcol con maggior frequenza (una persona su tre reputa di aver bevuto più dell’anno passato). Alcune interviste raccolte da BBC rispecchiano effettivamente questa tendenza: l’alcol “annebbia il dolore“, è una “strategia di adattamento” e affrontare situazioni come essere un genitore single, durante un lockdown e senza un lavoro, “è già abbastanza duro“.

Eppure, nel 2021 le adesioni al Dry January sembrano essere aumentate del 67% rispetto all’anno passato, per un totale di 6,5 milioni di partecipanti. Il dottor Richard Piper, a capo dell’associazione, racconta che, nonostante la situazione, si è notato un incremento delle visite al sito dell’iniziativa, così come dei download dell’app (disponibile per Apple e Android) creata appositamente per fornire un supporto ai partecipanti. Oltre a ciò, è possibile iscriversi a una newsletter tramite cui ogni giorno si ricevono consigli e spunti motivazionali per affrontare il mese senza alcol. Infatti, se è vero che gennaio è ormai iniziato, chiunque può cominciare in qualsiasi momento i propri trentun giorni “da sobrio”, grazie anche al supporto della community creatasi attorno all’hashtag #dryjanuary.

“You’re not alone”

Non sei solə*” è proprio uno dei motivi per cui, secondo Tony Rao, psichiatra alla South London and Maudsley NHS Foundation Trust, riuscirai ad affrontare questo mese nonostante il lockdown. Il secondo motivo è ciò che ti spinge a partecipare al Dry January: sul sito ufficiale vengono elencate diverse motivazioni che danno valore all’iniziativa, fra cui il risparmio di soldi che non vengono spesi in alcolici, la salute, il fitness, o anche solo l’essere stufə degli hangover. È fondamentale, poi, saper riconoscere e controllare quei trigger che causano l’irresistibile voglia di bere. Fatto ciò, il passo successivo consiste nel trovare dei “meccanismi di adattamento” alternativi all’alcol, quindi qualcosa da concedersi per superare i momenti trigger: magari fare attività fisica, una passeggiata all’aperto, videochiamare qualcuno, cucinare o altre azioni che alleggeriscano i pensieri. L’app di Alcohol Change UK ti aiuterà comunque a monitorare la quantità di alcol consumata in caso di cedimenti, ma anche quante calorie e quanti soldi avrai risparmiato rimanendo sobriə.
Infine, pensa al “te del futuro“: il Dry January può essere, infatti, un inizio per sviluppare una relazione più sana con l’alcol nel lungo periodo. Un quarto di coloro che hanno partecipato nel 2020 dichiara di voler diminuire definitivamente il consumo di alcol entro la fine del 2021.

Ovviamente, ciò non rappresenta una garanzia di successo. Tuttavia, un sondaggio dell’Università di Sussex, svolto nel primo anno di lancio del Dry January (quando a partecipare furono più di 17 mila inglesi), rilevò che a sei mesi dall’inizio del 2014 il 4% degli intervistati stava continuando a essere sobrio, mentre il 72% degli intervistati dichiarava di aver comunque evitato di bere in maniera pericolosa. Anche per questo, forse, a partire dal 2015 Alcohol Concern UK ha stretto un’alleanza con i dirigenti della salute pubblica nel Regno Unito, che sostengono la campagna.

Sui canali Facebook e Instagram, oltre alle testimonianze dei partecipanti e ai consigli motivazionali, si trovano ricette di drink senza alcol, fra cui il “Mosc-no Mule“, una rivisitazione del Moscow Mule.

© Alcohol Concern UK (Nota: la ginger beer è una bevanda fermentata a base di zenzero, disponibile in forma alcolica e analcolica).

Alice Tarditi

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