L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: recensione umile

Tra gli ultimi successi targati Netflix Italia, concedetevi due ore del vostro tempo per guardare il chiacchieratissimo lavoro di Sydney Sibilia, L’incredibile storia dell’isola delle rose.

Tratto da una storia vera, la pellicola racconta – tramite la figura di Giorgio Rosa – l’epoca memorabile delle rivolte sessantottine, portando sullo schermo la lotta tra le nuove leve giovanili del tempo, ingegneri ed intellettuali pronti a combattere per i propri ideali innovatori e la vecchia classe dirigente: la Democrazia Cristiana di Giovanni Leone, ancorata ad una mentalità conservatrice.

L’incontro con l’ingegnere, avvenuto anni fa, è stato il punto da cui sono partito per rivedere la vicenda al di là di quella che è stata, l’epopea di una guerra (forse l’unica) che l’Italia aveva vinto per fermare la mente libera di un uomo che non voleva fare altro che piantare una palafitta in mare.

E’ quanto afferma il giovane regista nelle note di regia, sottolineando inoltre come il film sia una storia anarchica: la storia di Giorgio Rosa e del suo sogno utopico di realizzare una micro nazione in cui vigesse finalmente un unico credo: la libertà.

Il giovane ingegnere bolognese, mente geniale e liberale, decide di costruire un’isola al largo di Rimini, in acque internazionali; una palafitta artificiale in cui l’unica regola vigente è l’assoluta libertà. A sostenerlo in questa impresa dai tratti epici, un gruppo di giovani amici provenienti da ambienti differenti e Gabriella, avvocato e associato di Diritto Internazionale all’Università, che si ritroverà – in modo assolutamente inconsapevole – a fargli da spalla. Sul versante dell’opposizione ovviamente il governo del democristiano Giovanni Leone, che non riconoscerà mai l’Isola delle Rose.

I lavori al largo della costa romagnola iniziarono intorno al 1958 ( il film in realtà trasla l’inizio a circa dieci anni dopo) e riuscirono a vedere la luce nel 1967 nonostante, appunto, l’opposizione del governo italiano e l’intervento della Capitaneria di Porto. Così, dall’idea di un uomo tutto genio e follia nasce la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, proclamatasi indipendente nel 1968 e dotatasi di un presidente, Giorgio Rosa, di una lingua ufficiale ovvero l’esperanto, di un proprio governo e di una valuta.

La narrazione di Sydney Sibilia parte dalla fine: Giorgio Rosa si trova a Strasburgo al Tribunale Europeo – organo che regola le dispute tra gli stati – per presentare il caso che l’ha visto coinvolto. Parte quindi un lungo flashback , in cui ritroviamo Giorgio appena laureatosi in ingegneria e già desideroso di imprimere un cambiamento nella sua società partendo dalla sua Bologna, che permette allo spettatore di scoprire tutti i dettagli di questa storia, dall’idea alla realizzazione dell’isola, dal successo turistico alle lotte di potere, fino alla sua distruzione e alla resa dei suoi eroi.

Il cast, dal sempre geniale Elio Germano, alla giovane attrice del momento Matilda De Angelis, Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio, le scenografie e la colonna sonora permettono di godere di un film vivo, capace di tenere alta l’attenzione allo schermo.

Perché quindi vedere L’Incredibile storia dell’Isola delle rose? Perché è il lavoro di un giovanissimo regista italiano e perché è una storia vera, di una brillante mente italiana come Giorgio Rosa. E perché, senza rinunciare ai tratti della commedia italiana, ci restituisce il clima di fame e di rivolta degli anni 60 in Italia.

Buona visione!

Fabiana Brio

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