L’importanza della memoria

Ogni anno, con l’avvicinarsi del 27 gennaio, si ritorna a parlare dell’importanza della memoria, che è in realtà – a detta della senatrice Liliana Segre – il dovere della memoria.

“Noi testimoni della Shoah stiamo morendo tutti, ormai siamo rimasti pochissimi, le dita di una mano, e quando saremo morti tutti, il mare si chiuderà completamente sopra di noi nell’indifferenza e nella dimenticanza” Liliana Segre

Perché il 27 gennaio?

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche giunsero in territorio polacco, trovandosi di fronte uno spettacolo atroce, il campo di concentramento di Auschwitz e Birkenau, e diedero inizio alla liberazione dei superstiti. Fu questo il momento esatto in cui tutto il mondo venne a conoscenza delle barbarie e delle atrocità subite all’interno di quel campo e per la prima volta si parlò di genocidio nazifascista.  Dal 1 novembre 2005 l’ONU riconosce tale data come “Giornata mondiale della memoria”, in ricordo delle vittime della Shoah.

Shoah è un termine ebraico che significa “tempesta devastante“, utilizzato per indicare lo sterminio sistematico messo a punto dal regime nazista, con l’obiettivo di creare una società pura ovvero libera da ebrei, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e oppositori politici. Ma lo sterminio all’interno dei campi di concentramento fu, in realtà, soltanto il punto d’arrivo di un chiaro progetto politico, lucidamente organizzato dalle menti umane e che passò attraverso:

  1. Le leggi di Norimberga del 1935, che boicottavano economicamente la popolazione ebraica e davano inizio alla loro emarginazione sociale;
  2. La notte dei Cristalli del 1938, una notte di ferro e fuoco durante la quale furono abbattute le sinagoghe e devastate le botteghe;
  3. Le leggi razziali del 1938/39 che escludevano gli ebrei dalla scuola, da molte professioni e dalla vita sociale.

Poi, nel 1942, si decise di mettere fine alla questione attraverso lo sterminio di massa.

Negli anni si è parlato tanto della memoria, si è cercato di sviscerare l’argomento sotto punti di vista differenti, si è data voce a chi quelle atrocità le ha vissute ed ha avuto il “privilegio” di poterle raccontare, su tutti Liliana Segre (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo) e Sami Modiano. Si sono organizzate, inoltre, iniziative commemorative di ogni tipo e viaggi nei luoghi della Shoah per far toccare con mano un pezzo di storia sicuramente lontano da noi, ma in realtà parte della nostra vita.

Eppure, anno dopo anno, si perdono pezzi di quella memoria storica tanto fondamentale per l’umanità costretta ancora oggi, seppur in forme diverse, a subire soprusi, umiliazioni e violenze ogni qual volta consideriamo l’altro un diverso da noi, ogni qual volta scateniamo conflitti e neghiamo dei diritti, ogni qual volta viene meno il concetto di democrazia.

Ricordare per  non dimenticare, perché – diceva Primo Levi – è avvenuto e quindi può accadere di nuovo;

Ricordare per essere consapevoli di quanto la mente umana possa essere malvagia;                              

Ricordare per abbattere quella zona grigia in cui noi non vogliamo e non possiamo rimanere perché indifferenza genera indifferenza e odio genera odio;        

Ricordare per evitare che simili atrocità possano ripetersi.                                                                                  

Ricordare per sapere chi siamo, da dove veniamo e dove siamo rivolti.                       

Ricordare perché, in fondo, lo dobbiamo a chi in quei campi ci ha lasciato la famiglia o anche solo un ricordo traumatico.  

Ricordare, infine, per provare ad essere uomini e donne migliori, propense a tendere la mano e non a farsi la guerra.

Fabiana Brio

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