2030: dove saremo?

Come sarà il mondo tra 10 anni, nel 2030? È una delle domande che, sono sicura, molti di noi si sono posti almeno una volta. Non si tratta certo di una domanda banale e, pertanto, non può esserlo nemmeno la risposta.

Quale sarà il nuovo ordine mondiale?

Quali saranno le principali potenze in grado di influenzare la nostra vita quotidiana e i nostri acquisti?

Standard Chartered, una banca internazionale con sede a Londra, stima che nel 2030 la principale potenza mondiale in termini di PIL (calcolato come PPP, ossia come prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto) sarà ancora la Cina. Ma a differenza di oggi, il Paese avrà un PIL di 65,27 trilioni di dollari, quasi tre volte quello del 2017 (23,27). Al secondo posto troveremo l’India (oggi al terzo), con 46,3 trilioni di dollari di PIL, al terzo gli Stati Uniti, con 31,0 trilioni di dollari di PIL (oggi 19,4). Scendendo dal podio, al quarto posto troveremo l’Indonesia con un PIL di 10,1 trilioni di dollari (oggi al settimo posto), seguita dalla Turchia, con un PIL di 9,1 trilioni di dollari (oggi al nono posto), dal Brasile (oggi ottavo), dall’Egitto (oggi ventunesimo), dalla Russia (oggi sesta), dal Giappone (oggi quarto) e infine dalla Germania, unico paese europeo, oggi quinto. In totale, circa il 35% del prodotto mondiale proverrà dall’Asia, mentre nel 2017 tale dato si fermava al 28%. Si calcola che le 10 più grandi potenze del 2030, ad eccezione di Stati Uniti, Giappone e Germania, saranno da cercare tra Paesi che oggi sono in via di sviluppo, con riflettori particolari puntati sull’Egitto.

Cosa determinerà questo nuovo ordine?

Una domanda particolarmente interessante che possiamo porci riguarda quali fattori siano alla base della crescita o della decrescita di questi Paesi. Certamente ne esistono molti, ma due giocano un ruolo di particolare spicco: la popolazione e la tecnologia. Si tratta di due elementi che hanno sempre avuto una particolare importanza nel determinare le sorti delle Nazioni.

La popolazione

Il ruolo di questo fattore nella crescita economica è stato particolarmente dibattuto nel corso della storia e negli ambienti accademici. Uno dei più celebri esponenti del dibattito fu senza dubbio Thomas Robert Malthus, studioso della seconda metà del Settecento. Secondo Malthus, mentre la produzione di cibo aumentava in maniera lineare, la popolazione no e cresceva in maniera più rapida. Ciò avrebbe dovuto causare una crisi nel momento in cui il livello della popolazione avesse raggiunto quello della produzione, in particolare di cibo, determinando la cosiddetta trappola malthusiana. Tuttavia, a distanza di anni, le ipotesi alla base di questa tesi non appaiono più valide e la produzione di generi alimentari non sembra aumentare in maniera particolarmente lenta. Infatti, molti Paesi in via di sviluppo crescono sia in popolazione che in ricchezza (complessiva e non pro capite) in maniera molto rapida. Potremmo quindi dire che più persone sono collegate a una maggiore produzione, o meglio, che una maggiore produttività determini una maggiore crescita demografica.
Sei degli Stati che vedono migliorare la propria posizione per quanto riguarda il PIL, vedono anche aumentare la propria popolazione; d’altra parte due tra gli Stati che vedono peggiorare la propria posizione in termini economici, subiscono anche un calo demografico. Fanno eccezione la Russia, la cui economia migliora nonostante una diminuzione di popolazione e gli Stati Uniti, che perdono una posizione per quanto riguarda il PIL, ma la cui demografia migliora.

In generale, la classifica dei 10 Stati più popolosi sarà: India con 1.503.642.327 abitanti, Cina con 1.464.340.150 abitanti, Stati Uniti D’America con 349,641,876 abitanti, Indonesia, Nigeria, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Etiopia e Russia a seguire.

Tecnologia

Il secondo fattore, la tecnologia, è forse un po’ più complesso da analizzare, perché comprende, a sua volta, diversi elementi e, soprattutto, diversi ambiti. Tuttavia, in economia, il ruolo dello sviluppo tecnologico è ben noto: un paese innovatore, o un gruppo di paesi innovatori migliora nettamente il proprio PIL per un certo periodo superato il quale altri paesi copieranno le innovazioni e le miglioreranno per raggiungere gli innovatori. Questi, nel frattempo dovranno fare i conti con la propria tecnologia che “invecchia”. È dunque fondamentale per i Paesi Sviluppati, anche detti sulla “sulla frontiera tecnologica”, continuare a farsi portavoce di innovazioni, cosa che però sembra sempre più difficile. Allo stesso modo l’innovazione tecnologica è importante per i Paesi in via di sviluppo, in un primo momento, per raggiungere i paesi sulla frontiera, poi, per diventare a loro volta innovatori.          
Misurare la tecnologia non è facile, non esiste un indicatore completo, ma può essere utile considerare la spesa in ricerca e sviluppo. Per esempio, uno studio che potete trovare su Visual Capitalist mostra come nel 2015, il Paese che investiva di più in ricerca e sviluppo erano gli Stati Uniti, seguiti da Cina, UE, Giappone e Corea del Sud.
Al contrario di quanto molti credono, la tecnologia non porta disoccupazione tecnologica. Invece, i Paesi che impiegano le innovazioni tecnologiche nel lavoro hanno bassi tassi di disoccupazione e maggiori benefici. L’intelligenza artificiale e il settore dei big data saranno la chiave di volta per i prossimi dieci anni e settori adesso rimasti nell’ombra si svilupperanno maggiormente, dalla genetica al nucleare, dalle esplorazioni lunari a quelle marziane, fino dall’assorbimento di CO2, arma vincente nella lotta ai cambiamenti climatici.

In conclusione, nel 2030 potremmo vedere uno scenario completamente diverso da quello attuale: i vincitori saranno coloro i quali riusciranno, da un lato a far fronte all’invecchiamento della popolazione, piaga dei Paesi Occidentali, del Giappone e della Corea del Sud, dall’altro a mantenersi aggiornati e a continuare a scoprire e innovare.

Simona Ferrero

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