Che cos’è l’eMergia

Cari lettori e lettrici, avete letto bene: non c’è alcun refuso nel titolo, questo articolo tratta di eMergia, con la M a sostituire la N a cui siamo abituati.

“Emergia” – in inglese emergy nasce infatti dalla fusione dei due termini ” embodied” ed “energy “, ossia indica l’energia “incorporata” all’interno di un prodotto o di un servizio. Il concetto ha origine negli anni Settanta grazie all’ecologo statunitense Howard Thomas Odum, reso celebre dal suo approccio pionieristico allo studio degli ecosistemi (N.d.A. l’ecologia consiste nello studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita, dunque nell’analisi degli ecosistemi).

Ad aver reso noto Howard T. Odum fu anche l’interpretazione rivoluzionaria che diede al secondo principio della termodinamica, che ebbe come risultato la formulazione dei concetti di eMergia ed eXergia (in inglese exergy): in maniera estremamente semplificata (e per questo non ce ne vogliano i fisici che stanno leggendo!) la prima è l’energia direttamente o indirettamente coinvolta per realizzare un prodotto o un processo, all’interno di un sistema; la seconda è invece il totale dell’energia disponibile, quindi l’insieme di eMergia ed energia dispersa nel processo. Possiamo pensare quindi all’eMergia come a una sorta di “memoria energetica“.

L’ecologo Howard T. Odum (fonte: Wikipedia).

Se simili discorsi vi portano alla mente concetti come l’analisi LCA (Life Cycle Assessment) oppure le diverse footprint (ad esempio la Water Footprint, l’Ecological Footprint eccetera) siete sulla strada giusta, eppure occorre fare alcune distinzioni. La prima, fondamentale, differenza è che l’analisi eMergetica considera anche le risorse rinnovabili – in particolare l’energia solare – nell’individuare gli input necessari per realizzare un prodotto (ad esempio una t-shirt) o un servizio (ad esempio un ospedale); inoltre, nell’EMA (eMergetic Analysis, analisi eMergetica) si considerano come input anche l’energia del lavoro delle persone, oltre che degli altri servizi che contribuiscono alla realizzazione del sistema (ad esempio, nel caso di una coltivazione, occorre fare i conti con l’acqua apportata dagli acquedotti o con l’energia elettrica necessaria a far funzionare i macchinari); in ultimo, in un sistema che valuta l’eMergia si indicano anche i flussi di denaro impiegati nei processi (ad esempio, il denaro per retribuire il lavoro, o per pagare la fornitura dei servizi).
Al contrario, nel calcolo delle footprint si prende in considerazione un solo elemento “chiave” – l’acqua per la water footprint, il suolo per l’ecological footprint – per affermare l’impatto che un prodotto o un servizio hanno sugli ecosistemi: è in questo modo che riusciamo a sapere che per l’hamburger che stiamo per addentare, sono stati necessari 2400 litri di acqua.

Diagramma eMergetico di una città, all’interno dell’ambiente che la supporta: a sinistra vengono indicati gli input necessari rinnovabili (acqua, sole, vento), mentre in alto gli altri input (beni, carburante, persone che lavorano, servizi). In basso, laddove confluiscono tutte le frecce, si nota l’energia dispersa durante i processi, in quanto il secondo principio della termodinamica afferma che nessun sistema è efficiente al 100% e perciò non riesce a sfruttare tutta l’energia disponibile (quel che abbiamo definito eXergia) (fonte: Wikipedia).

L’eMergia predilige come unità di misura per i suoi calcoli l’energia solare: ciò significa che ogni input viene convertito in emjoule tramite specifici coefficienti, in maniera tale da rendere i calcoli finali più semplici adottando un’unica unità di misura (altrimenti sarebbe come pretendere di sommare i chilogrammi con i chilometri…). L’eMergia di un prodotto o di un processo si esprime quindi in solar emjoules (sej), ossia l’equivalente di energia solare incorporata nella realizzazione del sistema analizzato.

Ora, se la risposta impellente che vi state aspettando è quanti sej sono necessari per questo o per quel sistema, la domanda purtroppo non è così semplice: calcoli di questo tipo sono estremamente complessi, poiché variano in funzione dello specifico sistema considerato, e vengono effettuati tramite speciali software in grado di considerare tutte le variabili. Per farvi un esempio, calcolare l’eMergia di un campo di pomodori di cinquanta ettari in Campania nel corso di un anno, sarà diverso dal medesimo calcolo applicato a un campo in Arizona, in quanto variano l’esposizione solare, la disponibilità idrica, magari la forza lavoro impiegata eccetera.

Perché allora dovreste conoscere concetti complessi come quello di eMergia?

Innanzitutto, un grazie a chi – nonostante la complessità dei ragionamenti finora proposti – è arrivato a leggere fino a questo punto. Ovviamente vi starete chiedendo a cosa serva, a noi “comuni mortali”, interrogarci su concetti come quello di eMergia. Ebbene, queste riflessioni ci permettono di passare da una user perspective (prospettiva dell’utente, noi) a una donor perspective (prospettiva di chi o cosa rende possibile un preciso servizio o prodotto) quando stabiliamo il valore di qualcosa. Ossia se solitamente siamo abituati a dare un valore ai prodotti e ai servizi sulla base della nostra disponibilità ad acquistarli, sulla loro utilità per noi, oppure sul tempo durante cui li consumeremo, adottare la donor perspective ci permette di spostare lo sguardo sui costi della produzione, sull’energia e le risorse che l’hanno resa possibile, e da lì stabilire un valore. Quanto costerebbe una tavoletta di cioccolato se dovessimo considerare l’acqua necessaria a coltivare il cacao, il suolo impiegato, l’insieme di tutti lavoratori coinvolti, i trasporti necessari a portarla nei nostri supermercati, l’energia elettrica impiegata nelle lavorazioni, i materiali utilizzati per realizzare il packaging…?

Ciò che l’analisi eMergetica ci fornisce non sono solamente numeri, diagrammi e calcoli, bensì la possibilità di adottare un pensiero sistemico, in grado perciò di valutare i sistemi in tutta la loro complessità. È in questo modo che possiamo comprendere in maniera critica se alcune soluzioni proposte come “più sostenibili” o “più ecologiche” sono effettivamente tali: è il caso ad esempio delle centrali per la produzione di energia elettrica da letame e liquami (quel che viene definito talvolta biofuel), il cui impatto dovrebbe essere calcolato considerando anche gli allevamenti di animali che le riforniscono, e quindi il foraggio necessario, eccetera. Oppure, nel valutare quale fonte di energia “rinnovabile” e “sostenibile” è più opportuno sfruttare in una determinata zona. Applicare un’analisi eMergetica permetterebbe di individuare la soluzione meno impattante, meno costosa per l’ambiente.

Alice Tarditi

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