La società del narcisismo: tra social media e vita reale

Marshal McLuhan aveva definito il nuovo mondo digitale con un ossimoro, figura retorica che affianca due concetti opposti, ovvero il “villaggio – globale”. Si ha il villaggio come forma elementare di insediamento umano e l’aggettivo globale che si riferisce, invece, all’intero pianeta.

L’accostamento ha un significato simbolico, è una forzatura che serve per esprimere una situazione mai vista prima, difficile da rappresentare. I termini da lui utilizzati conducono però al giorno d’oggi ad un riconoscimento rapido nella mente sociale. Tutto ciò che un tempo aveva enormi distanze, oggi, grazie alle innovazioni comunicative, è a portata di mano, percorribile in lungo e in largo, virtualmente accessibile in ogni momento.

Ma cosa resta oggi di quel villaggio globale? Quali sono gli effetti che si ripercuotono sulla vita di tutti i giorni? Qual è la sua valenza sociale? In un mondo in cui gli individui sono liberi di costruire informazioni, comunicare sentimenti, presentare se stessi e raggiungere una rete infinita di contatti attraverso l’interattività virtuale, che fine ha fatto il villaggio globale?

Concentrandosi su un’attualità sociale e su una visione aggiornata e critica del concetto, possiamo analizzare un determinato tipo di comunicazione che, negli ultimi anni, in molti hanno definito “cultura del narcisismo”.

Il narcisismo viene definito, nelle sue forme più gravi, come “un problema clinico che riflette sentimenti di assolutismo, mancanza di empatia, propensione alla manipolazione degli altri, vanità, esibizionismo, onnipotenza, senso di superiorità e autarchia”.

Diversi studi hanno presentato tesi sulla correlazione tra uso estensivo dei social media e narcisismo. L’Università di Swansea (UK) e l’Università statale di Milano, ad esempio, hanno pubblicato su The Open Psychology Journal una ricerca che afferma che l’eccesso di esposizione di sé e della propria immagine sui social network, può aggravare alcuni disturbi della personalità, in particolare quello narcisistico.

Per quattro mesi un team di psicologi ha osservato 74 studenti tra i 18 e i 34 anni e la loro interazione con i social media, verificando eventuali cambiamenti. Ne è emerso che, soprattutto social come Facebook e Instagram, incrementino dei tratti di personalità narcisistici. I 2/3 dei soggetti coinvolti utilizzavano infatti, i social principalmente per postare selfie. Si evince quindi che il funzionamento dei social network sia una sorta di amplificatore del loro desiderio di essere al centro dell’attenzione.

La comunicazione che si sviluppa sulla base del narcisismo coinvolge diversi campi: ad esempio quello economico, sociale, culturale, questi interagiscono tra loro rinforzando la vulnerabilità della ricezione del messaggio stesso da parte degli utenti. Questo significa che questi tratti narcisistici risultano efficaci per comunicare determinate idee, questioni, progetti e coinvolgere un determinato tipo di pubblico, che viene studiato sotto diversi aspetti.

È l’era della comunicazione online, della pubblicità che compete a livelli estremi, utilizzando i mezzi più attraenti. Da influencer a video promozionali, tutto il mondo sembra dover essere bello e affascinante e, chi non appare così, ne resta fuori, vivendo una sorta di emarginazione virtuale.

Si avvia così una competizione costante tra l’apparire meglio dell’altro, il sembrare più belli e l’esaltare i propri tratti migliori, producendo una grande quantità di traffico economico e comunicativo, che non tiene conto, però, della vita reale. Questo meccanismo incrementa la scarsità di quel concetto, ormai effimero e contradditorio, che è la “realtà”.

L’essere se stessi diventa una complicazione in una società che sembra spingere a dover sembrare meglio dell’altro. Si costruisce così un’immagine di sé a piacimento, modificata e realizzata per colpire il più possibile, una sorta di costante pubblicità della propria persona. Si evidenziano infine delle tendenze che non sono più semplicemente modi di fare, ma veri e propri scontri con se stessi e con gli altri. Tutto ciò può quindi condurre all’incremento di tratti narcisistici.

A questo proposito, l’Università degli Studi di Firenze ha pubblicato lo studio “Narcisisti grandiosi e vulnerabili: chi è a maggior rischio di dipendenza da Social Network?“, evidenziando come i narcisisti vulnerabili, ovvero quelli che risultano essere più insicuri nel mondo reale, sono più propensi a sentirsi sicuri online, così da essere portati a preferire i social media come mezzo attraverso cui ottenere approvazione. Al contrario i narcisisti grandiosi, ovvero quelli che tendono verso l’arroganza e l’esibizionismo, sono maggiormente portati a cercare l’ammirazione più apertamente, nel mondo reale, piuttosto che attraverso i social media.

Questa è l’influenza di un mondo paradossale, che vede convivere in sé chi cerca disperatamente di battersi per essere accettato e socialmente viene considerato “diverso”, e l’estrema stereotipizzazione di figure necessarie per il marketing. Si crea così un mondo che sembra reale all’interno del mondo stesso, un mondo in cui si ignorano le diversità.

La relazione tra narcisismo e post visivi è stata a lungo indagata anche in psicologica, evidenziando il fatto che le aspettative narcisistiche trovino un riscontro sociale amplificato, ossia che vengano gratificate da approvazione esterna a noi stessi; questo indurrebbe ad una drammatizzazione del problema.

L’uso estensivo dei social media e il bisogno di ammirazione costante si scontra con la mancanza di empatia nei confronti dell’altro. Negli ultimi studi vengono indicati per la prima volta i paradossi del narcisismo: l’enorme vulnerabilità che sta dietro all’immagine affascinante e la profonda solitudine dietro l’auto-esaltazione.

Vi è quindi un’evoluzione di quel villaggio globale che un tempo prevedeva un “semplice” mondo interconnesso che affonda le sue origini nella globalizzazione digitale. Si inizia ad addentrarsi nei meandri di ciò che sembra essere diventato un mondo reale, basato sull’immagine di sé standardizzata e costruita a dovere.

Il narcisismo digitale si esprime anche attraverso una serie di azioni estremizzate molto diffuse, come la pratica di scattarsi dei selfie o condividere momenti, anche molto privati, della propria vita quotidiana. La condivisione eccessiva è parte del modo di stare all’interno di questo mondo virtuale. Il postare diventa un’abitudine, un gesto spontaneo, quasi un’estensione del proprio Sé.

Mettersi in mostra in questo modo spettacolare è diventata una maniera di esistere affermata, come se l’esistenza stessa fosse reale soltanto se vista e commentata da altri. Così, con un accenno filosofico accostato ad una realtà attuale, tutti gli utenti che condividono contenuti hanno la possibilità di negare il proprio essere e scegliere per se stessi una nuova biografia in ogni momento.

Marina Lombardi

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