Il rinvio del DdL Zan

Il Disegno di legge contro l’omotransofobia è ritornato, negli ultimi giorni, al centro del dibattito politico e dei social a causa dei recenti sviluppi sulla sua approvazione. Il ddl, meglio conosciuto come “legge Zan” dal suo primo firmatario, il deputato Dem Alessandro Zan, vede rimandata la sua discussione all’interno del Senato. 

Cosa prevede il disegno di Legge

Il ddl Zan prevede di introdurre misure per prevenire e contrastare

“la discriminazione e la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.”

Non sono poche le critiche che hanno seguito il polverone mediatico in cui si trova il ddl in questi giorni, dovute alla confusione tra una legge a difesa di una specifica platea di cittadini ed il reato di opinione. Per evitare ulteriori incomprensioni, basta fare riferimento all’ art. 1 del disegno di legge, che fa ulteriore chiarezza sui termini:

  • per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico
  • Per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso
  • Per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrami i sessi
  • Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Insomma, un bel po’ di paletti, che stavolta sarebbero istituzionali e quindi assolutamente indiscutibili, che aiuterebbero di certo chiunque fino ad oggi poteva essere vittima di insulti, offese e discriminazioni. L’auspicabile “legge” Zan (perché ancora non definitiva) sarebbe infatti la prima nella storia italiana a prendere esplicitamente le difese della comunità LGBTQI+, prevedendo anche le sanzioni per i relativi reati riguardanti le discriminazioni sull’orientamento sessuale. 

Il Disegno infatti prevede: 

  • Detenzione in carcere fino ad un massimo di 4 anni e multe fino a 6000 euro
  • Stanziamento annuale di 4 milioni di euro per sostenere i centri che si dedicano alle vittime di reati di odio e, più in generale, per tutte le iniziative che si adoperino per fermare la diffusione delle discriminazioni 
  • Istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia il 17 maggio

Il travagliato sviluppo della legge Zan

Inizialmente il disegno aveva trovato l’approvazione della Camera il 4 novembre dell’anno scorso, con 265 voti a favore e 193 contrari. L’intoppo è avvenuto in questi giorni, precisamente dopo la decisione – presa principalmente dalla Lega alla quale seguono anche gli altri partiti del centrodestra Forza Italia e Fratelli d’Italia – di rinviare la discussione prevista in Senato.

Il Presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari (Lega), portavoce della volontà ostruzionista, ha liquidato la questione del ddl Zan come “non prioritaria”, non permettendo la discussione della stessa in commissione. La stessa definizione è stata condivisa anche dal senatore Pillon (anch’egli leghista), che in molti ricorderanno come l’ideatore della proposta di legge sul blocco di tutti quei siti sospetti di essere nocivi e pericolosi ai minorenni (trascurando l’evidente ruolo dei genitori nel fare, appunto, i genitori).

Il ddl Zan, in fondo, non è diverso da molte altre proposte di legge che non hanno mai visto la luce, rimanendo impantanati nelle discussioni parlamentari. Stavolta, invece, la sorte del disegno di legge non è certo scontata, anche grazie a tutta la rilevanza mediatica che ha ottenuto in queste settimane.

Personaggi di spicco ed influencer come Elodie, Mahmood o Levante hanno detto la loro sulla questione, accusando la gestione ingiusta ed ostracista, ad opera leghista, per una legge che di certo non andrà a mettere le mani in tasca agli italiani, ma che piuttosto cerca di rendere effettivi nuovi diritti per la tutela di una fetta della popolazione che non è più trascurabile. Il più grande contributo alla discussione social del destino del ddl sull’omotransfobia è stato sicuramente il rapper Fedez che, in una diretta Instagram in cui ha avuto come ospite proprio il primo firmatario della legge, il deputato Alessandro Zan, ha decisamente portato alla ribalta la questione. Durante la live ci si è soffermati soprattutto sull’ inspiegabile blocco della discussione parlamentare e sulle azioni dei partiti di Salvini e Meloni (Forza Italia non sta attuando un’opposizione esplicita, ma solo un timido appoggio alle mosse dei membri della sua coalizione).

Stando alla definizione rapida e lapidaria del presidente Ostellari, per non contare il riverbero e la polemica che i social media hanno visto in questi giorni, è difficile capire come possa essere definibile “non prioritaria” la richiesta, di sicuro non recente, di ricevere delle tutele legali da parte di una specifica categoria sempre più al centro di atti di odio. Le 250 mila firme raccolte in soli 3 giorni su Change.org per richiedere la calendarizzazione ed approvazione del disegno di legge sono un altro chiaro segnale di come la questione sia tutt’altro che di secondaria importanza.

Non è neanche chiaro come possa una regolare discussione di un altrettanto regolare disegno di legge pesare alla già ben oliata macchina istituzionale, la quale ogni giorno ragiona sulla situazione epidemiologica nelle sale dei palazzi governativi e che difficilmente verrà interrotta dal regolare iter parlamentare da effettuare nei riguardi della legge Zan.

Dopo il blocco della scorsa settimana, il presidente Ostellari tenta di prendere tempo appellandosi al regolamento: la procedura da seguire prevederebbe di raccogliere insieme tutti e 4 i ddl depositati in commissione, riguardanti lo stesso argomento, e rinviare tutto alla decisione della presidente del Senato. La strategia sarebbe quella di provare ad inalenare un accordo tra le due linee di coalizioni che si sono formate, tra partiti proponenti e detrattori. Il tutto nell’attesa che la presidente Maria Casellati segua l’iter previsto e decida come organizzare l’ultima (si spera) discussione prevista per questo travagliato Disegno di legge.

Antonio Ruggiero

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