Coro beMole: una giovane realtà musicale a Torino

Torino è una città meravigliosa, la quale ospita luoghi e realtà bellissimi, spesso non molto conosciuti. Una di queste realtà, di cui oggi vi andremo a parlare, è il Coro Giovanile beMole.

Cos’è il coro beMole?

Il Coro Giovanile beMole è composto da ragazze e ragazzi dei licei e delle Università di Torino, giovani che fanno del canto la loro passione. Come riporta la descrizione della loro pagina Instagram: “Cantiamo per il piacere di stare insieme e stiamo insieme per il piacere di cantare.”. Il loro repertorio è vario, e spazia da canzoni a musica etnica, spiritual e musica corale contemporanea. Durante le prove, oltre a studiare il repertorio, vengono anche fatti laboratori di teatro e vocalità. Ora, in particolare, il coro si sta preparando per partecipare ad un festival organizzato dalla Casa delle Donne di Parma, a settembre 2021. Il coro è diretto da Maria Silvia Merlini, la quale ha fondato il coro tre anni fa e da allora lo dirige.

Il progetto Aìre

Sempre collegato al coro beMole è il progetto Aìre, un progetto ideato e coordinato da Ludovica Vecchio, membro e responsabile del coro. Questo progetto consiste in sei incontri virtuali sulla respirazione diaframmatica e sul canto dolce per favorire la ripresa di una buona funzionalità respiratoria da parte dei pazienti guariti dal Covid. Il programma, avente unicamente la finalità di sostegno per il recupero psicofisico, non prevede competenze musicali di alcun genere per chi aderisce ed è gratuito.

Gli incontri avranno la durata di 1 ora 20 minuti ciascuno e prevedono la presenza di professionisti del canto e della respirazione, insieme anche ad alcuni coristi di appoggio. Il team musicale comprende Piera Lanciani, Maria Cristina Massarenti, Maria Silvia Merlini, Marcella Polidori, Cezary Stoch, Arianna Stornello, Enea Tonetti, Paolo Zaltron. Lo staff sanitario è coordinato da Diego Cossu e Federica Zamatto. I cori partecipanti sono il Coro giovanile beMole, diretto da Maria Silvia Merlini, e la Corale Universitaria di Torino, diretta da Paolo Zaltron. Il progetto vede la partecipazione di pazienti in età tra i 20 e i 55 anni guariti da almeno 4-8 settimane. Gli incontri si avvalgono del patrocinio dell’Associazione regionale Cori Piemontesi che mette a disposizione l’utilizzo della propria piattaforma Zoom.

L’intervista a Chiara Vitale

Per conoscere meglio questa giovane realtà musicale, The Password ha deciso di intervistare una dei membri del coro, Chiara Vitale, giovane corista di 21 anni che frequenta il terzo anno di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio al Politecnico di Torino.

Ciao Chiara! Parlami un po’ di beMole.

BeMole è un coro che è stato fondato tre anni fa, diretto da Maria Silvia Merlini. Si tratta di un gruppo di ragazzi che ha voglia di cantare, divertirsi stando insieme e condividendo la stessa passione. Io, personalmente, dato che ho sempre amato cantare in generale, volevo proprio cantare davanti a un pubblico. L’entrare a far parte di questo coro, che poi ha preso un nome ben definito e ha visto l’entrata di persone che avevano fatto la mia stessa scelta, mi ha permesso di dare spazio a questo mio sogno nel cassetto. Ciò che sicuramente dà una forte soddisfazione è il potersi esibire davanti alla gente.

Mi ricordo, ad esempio, la nostra esperienza all’ Innovation Center di Intesa San Paolo, in cui abbiamo fatto la nostra prima vera esibizione al trentunesimo piano del palazzo. Eravamo felicissimi e gasatissimi. Poi abbiamo partecipato a “Cantando sotto i ponti”, evento che prevedeva la presenza di un coro sotto ogni ponte di Torino, lungo il fiume Po. L’armonia che andava a crearsi era molto suggestivo, data anche la particolare acustica che vi è sotto i ponti. Non abbiamo avuto un pubblico mirato, composto da soli amici o parenti: persino gli stessi passanti che si fermavano ad ascoltarci ne erano parte! È stata un’esperienza davvero appagante. Vi sono stati poi i vari concerti di Natale, davanti a parenti, amici e persone interessate, oltre alle esibizioni in cooperativa. Infatti, il coro fa parte della Cooperativa Borgo Po e Decoratori, in Via Lanfranchi 28, dietro la Grande Madre.

Cosa puoi dirmi della tua esperienza nel coro?

La mia esperienza è sicuramente positiva! Io ho trovato l’annuncio su Facebook, con cui il coro cercava coristi, e mi sono lanciata. Ho proprio cercato questa esperienza del coro, ho sempre avuto la voglia di cantare davanti ad un pubblico. È una vera e propria valvola di sfogo: quando sono lì con gli altri a cantare è come se staccassi completamente dalla frenesia della vita quotidiana, facendo al contempo qualcosa che mi piace davvero. Quindi è un qualcosa che non solo permette alle persone di staccare, ma anche di divertirsi e di apprendere. Questo alimenta la passione di ognuno. L’esperienza nel coro mi dà tante gratificazioni a livello di aspettative: vai lì per creare qualcosa di bello e fare qualcosa che ti piace davanti ad altre persone, che apprezzano, e con altri ‘colleghi’, che poi diventano anche tuoi amici. Direi che la soddisfazione è la parola chiave del tutto“.

Consiglieresti a ragazzi della tua età di avvicinarsi al canto, magari proprio all’interno di un coro?

Certo! Consiglierei assolutamente quest’esperienza, non potrei dire niente di negativo a riguardo. Ti permette di conoscere nuove persone, entrando in un ambiente che è diverso dal solito, conosci persone con cui legare che poi possono diventare nuovi amici o punti di ispirazione. Inoltre, entri più approfonditamente nel mondo della musica: fai un qualcosa che ti piace ma migliori anche la voce, l’orecchio, il senso del ritmo, oltre alla storia che vi è dietro ai brani che ti vengono proposti. C’è l’aspetto sia psicologico, che più prettamente tecnico. E poi vi è il profondo senso di appagamento e benessere che si ha nell’essere soddisfatto realizzando ciò che si fa e ci si impegna a fare”.

Lo consiglieresti anche a chi non ha esperienze passate?

Sì, certamente, ne sono io stessa un esempio. Ho fatto chitarra classica alle medie, conoscevo un po’ il solfeggio, le note, ma quando sono entrata nel corso sono partita totalmente da zero con il canto, poiché questo è uno strumento totalmente diverso, che io non conoscevo e con il quale non mi ero mai rapportata. Quando entri nel coro ti vengono date indicazioni veloci, poi parti e non ti ferma più nessuno, viene tutto molto naturale. Anche gli altri ti danno una mano. L’unica cosa è magari saper leggere le note, ma anche se non lo sai non è un problema. Già la prima volta capisci come funziona e poi da lì sei a posto. Non devi sapere leggere la musica, né avere un forte senso del ritmo né una voce pazzesca: basta avere la voglia di mettersi in gioco, il resto viene da sé”.

Cosa è la musica per te?

La musica, in generale, rappresenta una fetta importante della mia quotidianità, mi accompagna nell’arco delle mie giornate: mi accompagna sul bus, quando mi alleno, quando sono felice o triste. Mi dà un senso di completezza. In più, il fatto di crearla io mi dà qualcosa in più oltre all’ascoltarla. Riprodurla mi fa sentire un tutt’uno con la musica e con gli altri quando canto nel coro. Non è più solo la mia esperienza, ma la mia esperienza unita a quella degli altri”.

Come beMole ha affrontato l’arrivo del Covid-19?

Con la zona rossa, lo scorso anno, siamo passati subito agli incontri su Zoom. Per la “Festa della Vendemmia” siamo riusciti a fare un’esibizione in Cooperativa. In quell’occasione siamo riusciti, grazie anche al DPCM del momento che ce lo ha concesso, a fare un’esibizione, anche se tutti con la mascherina e distanziati. Le prove, però, le avevamo fatte sempre online.

La dimensione del coro online è tutta un’altra cosa, il tempo della musica va un po’ a perdersi. La maestra ti fa sentire il brano e ognuno canta a microfono spento sulle note degli altri finché non è il proprio turno. Maria Silvia, la nostra direttrice, è stata bravissima perché è riuscita a mantenere il filo rosso che ci unisce. Ci divide per sezione, ci fa studiare insieme, quando magari segue un altro gruppo. In questo modo anche le dinamiche fra coristi si vanno ad unificare. È sicuramente un po’ più triste che farlo in presenza. Cose interessanti che abbiamo fatto grazie a Maria Silvia sono gli esercizi di ritmica, che poi noi dobbiamo simulare, o lezioni prettamente teoriche su come impostare il ritmo, o il diaframma, sezioni più tecniche che dal vivo tendevamo a trascurare un po’.

Abbiamo fatto, in assenza delle esibizioni, alcuni video, caricati sul nostro canale Youtube: uno per Natale e uno la scorsa estate. Ad oggi siamo attivi sui social per farci conoscere. Questa dimensione social resterà, probabilmente, anche quando si riprenderà dal vivo”.

Ti va di parlarmi più approfonditamente del progetto Aìre?

In generale questo progetto che facciamo non ha un fine terapeutico, ma è un progetto di accompagnamento, un percorso di rieducazione alla respirazione. Noi forniamo tecniche di canto affiancate anche a tecniche di yoga. Pensiamo che possa essere qualcosa di potenzialmente efficace rispetto alla malattia che ha colpito le persone che ne faranno parte, ovvero il Covid-19. Avrà sicuramente riscontri psicofisici. I primi che hanno avuto l’idea per questo progetto sono stati i coristi dell’Opera di Londra. Questo esperimento ha registrato che i pazienti, sentendosi accettati in un gruppo e facendo qualcosa di non prettamente medico ma che anche altre persone utilizzano come tecnica di canto, tendono a sentirsi meglio, oltre ad affrontare e superare la loro ansia, spesso derivante dalla malattia. La parte psicologica è sicuramente importante: il coro è visto come un gruppo di persone che si sostengono. Speriamo davvero che abbia successo, l’idea ci è veramente piaciuta molto. Probabilmente in futuro amplieremo il target delle persone che potranno aderire a questi incontri: il campione di pazienti che sarebbe stato analizzato in questa prima fase sperimentale doveva essere il più uniforme possibile, così da avere dati più coerenti”.

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Oltre al progetto Aìre, che si svolgerà il sabato e impiegherà sei incontri, un progetto di beMole in senso stretto è quello di andare a Parma, al Festival della Casa delle Donne, che sarà a settembre. Porteremo brani come “Bocca di Rosa” di De Andrè, “Bella Ciao” delle Mondine e la “Cancion sin miedo”. Sicuramente speriamo di tornare a cantare insieme! Forse già da martedì 20 aprile dovremmo ritrovarci, anche se a sezioni divise, ma siamo mega gasati all’idea! Sarà la prima volta dopo non so quanto tempo che proveremo insieme”.

Cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Venite a trovarci se avete voglia di cantare e fare un’esperienza nuova, sia cantando che divertendovi. Far parte di un coro è un bel modo sia per prendersi del tempo per se stessi, staccando la testa da tutto, che dedicandosi alla propria passione stando con altre persone e sviluppando con queste una sintonia sia fisica che mentale”.

Grazie mille, Chiara!

Al momento beMole sta cercando nuovi coristi! Il coro si incontra il martedì sera, in questo periodo su Zoom, ma non appena sarà possibile, riprenderà in presenza nei locali della Cooperativa Borgo Po e Decoratori, in via Lanfranchi 28. Se siete interessati, potete contattarli tramite la loro pagina Instagram o via e-mail all’indirizzo corobemole.torino@gmail.com.

Malvina Montini

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