Femminismo islamico: una lotta di cui nessuno parla

Uguaglianza di genere e identità, un femminismo che non conosciamo

Ovunque oggi si sente parlare di femminismo: l’emancipazione della donna è in continua lotta ma è ancora difficile la battaglia contro le imposizioni sociali e i pregiudizi che la società inscrive in regole palesemente inesistenti. Queste leggi si traducono in convezioni sociali dalle quali ogni donna si sente schiacciata, oppressa, costretta, giudicata. Tra tutte le ideologie che si propagano capita spesso di avere il sentore di non poter ottenere i propri diritti senza rinunciare o allontanarsi dalla tradizione di appartenenza. Questo capita perché il contesto sociale in cui si vive è costruito attorno a valori condivisi, che delineano una normalità.

Lottare per l’affermazione di ideologie o diritti all’interno di un contesto specifico risulta molto chiaro nell’esempio rappresentato dal Femminismo islamico, definito “Umma” (madre globale). Nasce oltre vent’anni fa e si basa su nuove letture e interpretazioni del Corano e altri testi religiosi islamici. Anche il femminismo islamico si occupa della difesa dei diritti di genere e dell’uguaglianza tra i sessi. E tutto ciò vuole essere ratificato religiosamente. Queste riletture hanno prodotto una nuova idea teorica e critica dalla quale deriva una rinascita e un’evoluzione.

Lunghe radici nel tempo

Nel mondo islamico i movimenti femminili in nome dei diritti, della libertà e di emancipazione hanno una lunga tradizione, ma la loro esistenza è pressoché sconosciuta. I movimenti femminili nel mondo islamico per la lotta all’emancipazione femminile nascono tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in diverse zone dell’Africa e dell’Asia. Col passare del tempo questi movimenti vennero definiti ufficialmente “femminismo islamico” alla fine del XX secolo. Queste lotte sono lunghe circa un secolo, ricche di movimenti che via via hanno cercato di imporsi e farsi strada.

Molte donne hanno abbandonato gruppi o partiti politici dopo aver sviluppato una consapevolezza di genere. Le stesse respingono l’aspetto patriarcale dell’islam desiderando un’ideologia più conscia del ruolo delle donne citate nel Corano.  Un altro obbiettivo è quello di introdurre gli occidentali alla lunga tradizione femminista, passata e presente, dell’islam. Mostrare come, la realtà sia differente dall’idea molto diffusa, secondo cui le donne islamiche risultano prigioniere e vittime di un mondo dal quale vorrebbero scappare.

Non abbandonare il proprio mondo

Le femministe islamiche vogliono rivendicare i propri diritti senza rinnegare la propria cultura e tradizione. Negli anni, ripetuti scontri con le ideologie occidentali, hanno portato le femministe islamiche a dichiarare l’idea secondo cui le strade per raggiungere l’emancipazione non debbano necessariamente omologarsi al modello dell’ideologia femminista occidentale. Si possono realizzare invece attraverso l’accettazione e la reinterpretazione critica della propria tradizione culturale.

Come spiega Leila Ahmed (Islamista egiziana) :

“.. l’idea che l’emancipazione delle donne sia realizzabile solo attraverso l’abbandono dei costumi di una cultura androcentrica locale sia in favore di un’altra cultura non ha alcuna validità…. Neppure la più ardente femminista del secolo scorso ha mai sostenuto che le donne europee potessero liberarsi dall’oppressione della moda vittoriana (concepita per costringere la figura femminile a conformarsi a un ideale di fragilità per mezzo di corpetti soffocanti che spezzavano le costole) adottando semplicemente l’abbigliamento di un altro tipo di cultura. Né si è mai sostenuto[..] che l’unica possibilità per le donne occidentali fosse quella di abbandonare la loro cultura per trovarsene un’altra”.

I testi sacri guardati con nuovi occhi

Le femministe islamiche non mettono in discussione le teoriche del corano, ma la temporalità delle sue interpretazioni. Sostengono che una rilettura del Corano più attenta al genere, mostri come il vero messaggio religioso non sia misogino. Dal loro punto di vista, a causa delle interpretazioni dei testi sacri, da parte di pochi ed eletti uomini hanno nel tempo affermato l’inferiorità della donna. Oggi infatti, sempre più studiosi/e mettono in discussione l’interpretazione patriarcale dell’islam.

Perché si differenzia dal femminismo occidentale?

L’affermazione dei diritti delle donne musulmane non può realizzarsi all’interno dell’ideologia femminista occidentale. Il molti casi questa ha dimostrato di rifiutare di ascoltare la voce critica delle musulmane dando per scontato la sofferenza delle ultime. L’idea occidentale generale, vede le musulmane intrappolate in una condizione di segregazione, causata dalla fede. Per questo motivo avrebbero bisogno di essere aiutate a liberarsi dall’oppressione della propria religione e cultura. Anche Lila Abu-Lughod (Antropologa Palestinese-Americana) si è espressa in merito alla questione. Si batte contro l’idea generale secondo cui le donne musulmane hanno bisogno di essere salvate. Secondo Abu-Lughod è necessario, anziché cercare di salvarle con un atteggiamento di superiorità, lavorare al loro fianco riconoscendo la propria responsabilità nella costruzione delle ingiustizie globali. In conclusione, è bene ricordare quanto i movimenti per i diritti possano non essere ritenuti “universali”, proprio perché operare attraverso le varie culture rende le cose molto più complicate. Non esiste una vera e propria universalità, tutto va contestualizzato e necessariamente rivalutato.

Marina Lombardi

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