Miss Papua Nuova Guinea e Mrs Sri Lanka: quando la bellezza si fa politica

Nel 1970 il concorso di Miss Mondo fu preso d’assalto da un gruppo di protestatrici femministe che bombardarono con sacchetti di farina il palco e l’ospite d’onore, Bob Hope, recitando lo slogan “Non siamo belle, non siamo brutte, siamo arrabbiate”. Nel 2020 l’episodio è stato raccontato nel film Il concorso, riportando alla luce l’annosa questione della misoginia come elemento intrinseco dei concorsi di bellezza.

Tuttavia, l’episodio fu significativo – e altrettanto significativo è raccontarlo nel 2020 – per la sua vincitrice: Jennifer Hosten, Miss Grenada, prima Miss Mondo di colore. La domanda che il film si pone, e che la stessa Hosten ha più volte sottolineato, è se, in realtà, i concorsi di bellezza non abbiano anche una qualche funzione sociale nell’aumentare la rappresentatività nei media o nel portare a galla problemi sociali sepolti. Hosten ha dichiarato che sente di avere molto in comune con le donne che hanno protestato nel 1970: entrambe usavano un concorso di bellezza per promuovere il cambiamento sociale.

Oggi, in Occidente, è difficile pensare che i concorsi di bellezza abbiano ancora qualcosa da dire, se non altro per l’irrilevanza a cui ormai sono relegati tanto nei palinsesti televisivi, quanto nella pop culture. E, tuttavia, ci sono paesi in cui riescono ancora a far parlare di sé, pur con toni polemici, e dove riescono a essere veicolo inconsapevole di grida di rivolta.
Le ultime settimane non sono state facili per i sostenitori dei concorsi, ma hanno comunque determinato una scossa dell’opinione pubblica rispetto a temi estremamente sensibili. Il tutto, in pieno stile “concorso di bellezza”, con una buona dose di camp.

Mrs Sri Lanka

La neoeletta Mrs Sri Lanka 2021 è stata protagonista di un episodio degno di una soap opera. Pushpika De Silva era appena stata incoronata quando Mrs Sri Lanka 2019 (poi Mrs Mondo 2020), Caroline Jurie, ha fatto irruzione sul palco e ha annunciato al pubblico che De Silva, in quanto divorziata, avrebbe vinto in violazione delle regole del concorso. Queste, infatti, prevedono che solo le donne sposate possano partecipare. Jurie ha poi strappato la corona dalla testa di De Silva, operazione che è costata a Pushpika diversi punti di sutura e a Jurie una denuncia per aggressione.
In realtà De Silva è risultata essere sì separata ma ancora legalmente sposata. La produzione le ha quindi restituito la corona, condannando il gesto di Jurie e l’implicito giudizio morale che sembrava portare.

Nonostante la produzione del concorso abbia pubblicamente affermato di non inserire alcun connotato morale nella competizione, e nonostante l’episodio sia stato recepito con incredulità più che con indignazione, la reazione di Jurie riflette il clima di estrema ostilità che le donne srilankesi devono affrontare dopo un divorzio. Diverse testimonianze personali e studi del “Immigration and Refugee Board of Canada” testimoniano come lo stigma sociale nei confronti delle donne divorziate in Sri Lanka sia ancora fortissimo, si accompagni spesso ad abusi legati alla restituzione della dote e, nelle aree rurali, risulti ancora in delitti di onore istituzionalizzati.

Miss Papua Nuova Guinea

Miss Papua Guinea 2019, Lucy Maino, è stata recentemente destituita dal suo titolo di reginetta e dalla sua posizione nel comitato del Miss Pacific Islands Pageant, dopo che un suo Tik Tok in cui la ragazza twerkava è diventato virale. Il comitato ha giustificato la sua decisione affermando che il concorso promuove l’autostima, la dignità e l’integrità delle giovani donne, con un focus parallelo sull’istruzione e sulla diffusione dei tradizionali valori delle isole del Pacifico come parte integrante dell’identità culturale della Papua Nuova Guinea.
La decisione, insieme alla modalità di diffusione del video, avvenuta senza il consenso di Maino, e all’ondata di molestie che la ragazza ha dovuto affrontare online, ha provocato diverse proteste nei confronti della cultura di misoginia che serpeggia nel Paese. La decisione è stata criticata sia da figure istituzionali come Allan Bird, a capo della Coalition of Parliamentarians against Gender-Based Violence, sia da figure pubbliche, tra cui un’ex Miss PNG che ha affermato che l’incidente è la prova di quanto la misoginia sia radicata e onnipresente in PNG.

Il Paese ha, infatti, ancora un’enorme problema legato agli omicidi di donne accusate di essere streghe. Nelle aree rurali la stregoneria è una sorta di “reato piglia-tutto”, sotto il quale vengono raccolti tutti i disagi sociali, più intensi nelle campagne. Nel 2013, inoltre, l’ONU ha stimato che questi omicidi avvenissero quasi con cadenza settimanale. Un rapporto di Amnesty International del 2017, infine, ha evidenziato come quasi l’80% delle donne, con percentuali ancora più alte nelle zone rurali, abbia subíto qualche forma di violenza, spesso di gruppo e spesso da parte delle forze dell’ordine.

Ginevra Gatti

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