5 motivi per vedere The Good Place

The Good Place, serie al limite del fantasy, creata da Michael Shur, è una sitcom diversa dal solito, già a partire dalla trama. Il punto di vista è offerto dagli occhi di una giovane donna di nome Eleanor Shellstrop (interpretata dalla bravissima Kristen Bell), la quale si risveglia all’interno di una stanza con una grande scritta verde sul muro di fronte a sé, che cita “Benvenuta, va tutto bene!” e subito dopo viene accolta da Michael, il quale le comunica che è morta e si trova adesso nella fase successiva della sua esistenza, ovvero nella Parte Buona. Andata in onda dal 2016 al 2020 sul canale statunitense CBS, si compone di 4 stagioni e in Italia è interamente disponibile su Netflix.

Ecco 5 motivi per i quali The Good Place è una serie da vedere assolutamente. Attenzione: saranno presenti alcuni piccoli SPOILER.

5. Filosofia

Nel corso della prima puntata, scopriamo che c’è stato un errore: Eleanor Shellstrop si trova nella Parte Buona per sbaglio, ma non se ne vuole andare; per questo convincerà la sua anima gemella, Chidi Anagonye, professore di etica e filosofia morale, a insegnarle a essere una persona migliore e meritarsi per questo il suo posto lì.

Vediamo quindi Eleanor intraprendere un percorso che la porterà ad avvicinarsi alla filosofia di Platone e Aristotele, passando attraverso Kant (di cui Chidi è grande fan), Kierkegaard, con il suo “salto nella fede” e attraverso Scanlon, il cui testo “What Do We Owe to Each Other” risulta fondamentale nel corso della trama. La questione etica è importantissima e offre consistenti spunti di riflessione tra le risate.

Particolarmente divertente e ben presentato – in un dettaglio anche commovente, quando viene risolto – è il cosiddetto “Trolley Problem” (Dilemma del Carrello), nel corso della seconda stagione.

Immagine tratta dal sito “Justkillinti.me”, riproduce una scena della seconda stagione

4. I personaggi

I personaggi principali sono 6:

  • Eleanor Shellstrop, una ragazza dell’Arizona che nella vita è sempre stata fin troppo egoista.
  • Chidi Anagonye, genio della filosofia, che ha come tallone d’Achille il non riuscire a prendere qualunque decisione importante.
  • Tahani Al-Jamil, una sofisticata e bellissima ragazza dal forte accento inglese.
  • Jianyu/Jason Mendoza, un monaco buddista che ha fatto voto di silenzio dall’età di nove anni (o forse no).
  • Michael, l’architetto della Parte Buona.
  • Janet, una sorta di database antropomorfo in grado di apparire dal nulla e soddisfare le richieste di tutti i residenti.
da sinistra: Janyu/Jason, Chidi, Tahani, Michael, Eleanor e Janet

Al di là di un plauso per aver reso la serie davvero inclusiva, scegliendo attori di etnia diversa tra i personaggi principali della serie e non nascondendo la bisessualità di Eleanor, i personaggi che vengono rappresentati sono estremamente realistici, perfettamente caratterizzati e pieni di difetti. Umani al punto che non è possibile non apprezzarli e non identificarsi con loro.

3. Le storie d’amore

Così come non sono perfetti i personaggi, tanto meno lo sono le storie d’amore riportate. Tuttavia, sarà del tutto impossibile non fare il tifo per queste, man mano che andranno a delinearsi nel corso della serie. Travagliate, tormentate ma forti, in grado di sopravvivere alla sfida del tempo e a qualunque altro ostacolo.

2. Il divertimento

Con The Good Place, le risate sono assicurate. Anche in italiano la serie è divertente, ma dà di certo il suo meglio in inglese. Si tratta di una comicità sottile, fatta di sarcasmo, battute ironiche e situazioni comiche imprevedibili. I personaggi, nella Parte Buona, non possono imprecare, motivo per il quale le parolacce sono sostituite con parole di uso comune, come la più famosa “Holy motherforking shirtballs“. E le risate hanno tanto più valore, dal momento che si tratta di una serie che affronta tante tematiche filosofiche e situazioni di vita talvolta complicate e condivisibili, al punto di essere in grado di far scendere, all’occorrenza, anche una lacrima.

1. Plot twist

Quello che non ci si aspetta, da una sitcom, è che la trama sia completamente imprevedibile. Di solito si sceglie di guardare una sitcom per la sua leggerezza e perché ci si può rilassare, al punto che di tante sitcom moltissimi guardano puntate a caso, senza rispettare l’ordine. Ecco, con The Good Place, questo ragionamento non si può fare. Si tratta forse della serie più imprevedibile del suo genere. I personaggi si trovano spesso in situazioni complicate e le risolvono in un modo che lo spettatore non è minimamente in grado di prevedere. Il più grande plot twist, alla fine della prima stagione, ve la mostrerà sotto una luce completamente diversa durante il rewatch.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui iniziare a guardare questa fantastica serie. Giunti alla fine, vi resterà di certo nel cuore.

Monica Schianchi

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