GERD: La diga della discordia

Ci sono conflitti latenti pronti ad esplodere che passano relativamente inosservati o che vengono sottovalutati finché non è troppo tardi per porvi rimedio. Il controllo delle risorse naturali, le ambizioni di potere regionali, la pressione demografica e le minacce derivanti dal cambiamento climatico possono costituire un insieme di premesse perfetto per rompere un fragile equilibrio geopolitico. È questo il caso della contesa decennale e attualmente in corso tra Etiopia, Sudan ed Egitto per l’acqua del fiume Nilo.

Così come all’epoca degli Antichi Egizi, delle piramidi e dei faraoni, ancora oggi il Nilo ricopre un’importanza vitale per coloro che abitano lungo le sue sponde. Non solo la sopravvivenza di questi popoli dipende dalle sue acque, ma il fiume è anche un elemento strategico per lo sviluppo economico dei Paesi in cui scorre. È proprio questa la ragione per cui nel 2011 l’Etiopia ha avviato il progetto “Grand Ethiopian Renaissance Dam” (GERD), che prevede la costruzione di due dighe sul Nilo Blu (l’affluente che apporta l’85% dell’acqua al corso principale del Nilo), ottenendo un bacino sfruttabile per la produzione di energia idroelettrica. Il Paese del Corno d’Africa, la cui economia ha avuto una crescita annuale media del 9% nell’ultimo decennio, punta tutto su questo progetto per uscire da una situazione di mancanza cronica di energia elettrica e di povertà diffusa (60 milioni di etiopi vivono senza elettricità su una popolazione totale di 117 milioni). La GERD è diventata la pietra d’angolo della politica nazionale etiope, realizzando un sogno perseguito dall’epoca dell’imperatore Hailé Selassié, e incontra un vasto consenso tra la popolazione, diventando motivo di unione. Tuttavia, la gestione dell’acqua del Nilo non è una questione prettamente nazionale.

La GERD ha sin dall’inizio suscitato dubbi nei Paesi che subiranno gli effetti indiretti della sua attivazione, ovvero il Sudan e l’Egitto. Il timore, del tutto fondato, è che il riempimento del bacino idroelettrico abbia conseguenze nefaste sull’ambiente e sulle popolazioni dei due Paesi. Il Sudan rischia l’inondazione, mentre l’Egitto, che attinge dal Nilo il 97% della propria acqua, rischia di vedere aggravata la desertificazione, nonché la totale distruzione dell’agricoltura sul delta del fiume. Infatti, quest’area è la più fertile del Paese e un abbassamento del livello del fiume farebbe entrare l’acqua salata del mare, rendendo completamente impossibile la coltivazione. In aggiunta, la rapidissima crescita demografica e l’inefficienza irrigua stanno già mettendo a dura prova le risorse egiziane.

La contesa è lontana dal raggiungimento di una soluzione. Un trattato stipulato tra Egitto e Sudan nel 1959 stabilisce le rispettive quote annuali di acqua dovute a ciascuno; l’Etiopia non venne mai inclusa nel trattato e perciò sostiene di non essere tenuta a rispettarlo. Dal 2011, i tre Paesi negoziano per accordarsi sulla misura e sui tempi in cui riempire la diga etiope, ma attualmente il dibattito è in fase di stallo a causa della decisione unilaterale dell’Etiopia di velocizzare il processo, avviando la seconda fase di riempimento già tra luglio e agosto 2021 con una quantità superiore a quella precedentemente stabilita con le altre parti. L’obiettivo del secondo riempimento di acqua del Nilo Blu è di 18,4 miliardi di metri cubi, che si aggiungeranno ai 4,9 ottenuti l’anno scorso.

La GERD è una potenziale fonte di instabilità regionale. Anche all’ultimo incontro di negoziato tenutosi a Kinshasa all’inizio di aprile, l’Etiopia si è rifiutata di cedere alla richiesta congiunta dell’Egitto e del Sudan di includere l’Unione Europea, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite nella trattativa. A marzo, l’UE si è detta disposta ad assistere le parti a trovare una soluzione soddisfacente per tutti. All’inizio di maggio, l’inviato americano Jeffrey Feltman si è recato nel Corno d’Africa per confrontarsi con gli ufficiali sudanesi ed egiziani in merito alla questione. Nel frattempo, il presidente egiziano el-Sisi ha dichiarato implicitamente di essere pronto a entrare in conflitto con l’Etiopia se venisse toccata “una goccia d’acqua dell’Egitto”. L’obiettivo dell’Egitto è ottenere un accordo vincolante che preservi i suoi diritti sull’acqua e scongiuri ulteriori tensioni regionali.

La disputa sulla GERD mostra un duro scontro di nazionalismi e ambizioni di potere politico ed economico dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche per gli equilibri non solo internazionali, ma anche domestici, nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere una soluzione equa per tutte le parti coinvolte.

Eleonora Bolzan

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