“Letale Disprezzo” negli accordi sull’immigrazione tra UE e Libia

“La tragedia è che molte delle sofferenze e delle morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono prevenibili”.

Queste sono le parole usate dall’Alto Commissario Michelle Bachelet per presentare il rapporto dell’agenzia specializzata UNHCHR (Alto Commissariato per i Diritti Umani delle nazioni Unite) rilasciato nel mese di maggio 2021 e riguardante le politiche dell’Unione Europea (UE) in accordo con la Libia nell’ambito della rotta migratoria attraverso il mar Mediterraneo.

L’atteggiamento dietro tali politiche era già stato definito da Bachelet nel 2019 come un “Letale Disprezzo”, un’espressione ora diventata il titolo del rapporto, il quale è parte di un progetto più ampio dell’Agenzia e che persegue l’obiettivo di assicurare il rispetto degli standard dei diritti umani internazionalmente riconosciuti in Libia e nella regione circostante e di formulare raccomandazioni volte a influenzare le politiche verso tale direzione.

Come riportato dal sito ufficiale dell’Agenzia, l’attenzione è rivolta all’analisi delle violazioni attuate lungo la rotta (con periodo di riferimento gennaio 2019 a dicembre 2020) e nel rapporto vengono poste una serie di raccomandazioni rivolte agli stati membri dell’UE e alle autorità libiche, oltre che a tutti gli attori rilevanti nell’ambito, per far sì che cambino le proprie politiche a riguardo. L’analisi riporta la situazione che le persone migranti vivono in Libia, nei centri in cui sono detenuti, e durante la traversata, che avviene a bordo di barche non adatte alla navigazione marittima, ma anche una volta giunti nei Paesi europei. Qui la condizione di incertezza è alta e passa dalla detenzione arbitraria, alla mancanza di adeguate condizioni di vita o assistenza (tra cui medica e psicologica) e il rischio di deportazione.

Nello stesso sito si possono trovare le dichiarazioni di Bachelet, la quale insiste sulla necessità di cambiare  le pratiche attuali: “I migranti troppo spesso perdono la vita, affrontano situazioni in cui vengono lesi i diritti fondamentali e la dignità umana”. Gli stati costieri dell’UE non attuano operazioni sufficienti di ricerca e salvataggio, al contrario ostacolano le attività delle ONG umanitarie che se ne occupano. A colmare il vuoto della debole presenza europea, la Guardia Costiera Libica è maggiormente attiva nell’intercettare e riportare le barche in Libia (più di 10 mila persone solo nel 2020), dove i migranti subiscono abusi e violazioni dei diritti umani riportati anche da Amnesty International. Le attività coordinate degli Stati UE dovrebbero assicurare lo sbarco dei migranti in porti sicuri e la Libia non lo è, riporta il documento.  “Nessuno dovrebbe affrontare un simile viaggio, ma la soluzione non può consistere nel fermare le partenze o rendere il viaggio ancora più pericoloso”, perché “fino a che non ci saranno abbastanza canali sicuri di migrazione, le persone continueranno a provare” riferisce Bachelet, e i dati lo dimostrano.

Dall’inizio del 2021, i morti riportati sono 632, il flusso migratorio non si ferma, così come gli abusi. È fondamentale che rapporti di questo tipo continuino a giungere all’attenzione dei governi degli Stati europei e di chi ha la facoltà di cambiare le politiche in atto. Per quanto possa risultare un percorso ancora lungo, la speranza è che le pressioni orientate a costruire un sistema di gestione delle migrazioni che garantisca il rispetto e la dignità della vita umana, qualsiasi sia il contesto, possano avere successo.

Anna Franzutti

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