Agire contro le molestie in luogo pubblico: la formazione StandUp

In un luogo affollato, sui mezzi pubblici, nelle strade del centro o in periferia, notte e giorno, il corpo femminile è esposto quotidianamente a sguardi intrusivi e commenti inopportuni. Il “male gaze”, che disintegra la propria sicurezza, avvelena la qualità della vita, fino all’impotenza.

A quasi tutti e sarà capitato di assistere a una molestia in luogo pubblico. Ogni possibile reazione o supporto nei confronti della vittima sembra inappropriata o inefficace; si diventa così spettatori silenziosi.
“Cosa posso fare?”, “E se avessi intrepretato male la situazione, se fosse solo uno scherzo innocuo?”, “Una mia azione non potrebbe peggiorare il tutto?”, oppure, “prima o poi qualcuno interverrà?”. La mente è un turbinio di dubbi e interrogativi legittimi, ma paralizzanti. Si tratta dell’”effetto spettatore”: quando una folla assume il ruolo di comparsa, uno sfondo sfumato e i riflettori puntati sulla scena destabilizzante al centro.

Che cos’è StandUp

StandUp: insieme contro le molestie di strada” è un progetto formativo e gratuito ideato da Hollaback e realizzato in Italia grazie a L’Oréal Paris in collaborazione con il Corriere della Sera e Associazione Alice.
Il webinar della durata di un’ora vuole fornire gli strumenti per divenire soggetti attivi contro le molestie sessuali nei luoghi pubblici con sicurezza e consapevolezza.
Secondo la ricerca condotta da Ipsos, i ricercatori della Cornell University e L’Oréal Paris su 15.500 persone di otto Paesi diversi il 78% di donne ne è stata vittima. Il 25% di queste ha dichiarato di non aver ricevuto nessun sostegno mentre l’86% delle persone non sa come agire di fronte a un episodio di molestia in luogo pubblico. I dati parlano chiaro e non si può più far finta di nulla.

Si definisce molestia sessuale ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o qualsiasi altro tipo di discriminazione basata sul sesso che offenda la dignità degli uomini e delle donne, inclusi atteggiamenti di tipo fisico verbale e non. Inoltre, in quanto discriminazioni fondate sul sesso, violano il principio del trattamento fra uomini e donne.

Le 5 D

È utile in questo caso dare la definizione di consenso, ovvero una conformità di voleri e nello specifico il consentire che un atto si compia, quindi darne il permesso e l’approvazione.
StandUp diffonde il metodo delle 5D in maniera chiara e incisiva spiegando come si può agire per evitare l’effetto “freeze” e aiutare concretamente chi subisce molestie o se si è la vittima stessa.

Distrarre: azione astuta, economica da utilizzare quando non si è sicuri nell’interfacciarsi direttamente con il molestatore o esplicitare la propria avversione. Si potrebbe ad esempio far finta di conoscere la vittima, o fermarsi a chiedere un’informazione stradale e tanti altri diversivi per interrompere nell’immediato la situazione. La parola chiave qui è creatività, solidarietà dimostrata delicatamente ma in modo efficace;

Delegare: se non ci si sente pronti a dare il proprio sostegno in prima persona, chiedere aiuto a qualcuno che ci sembri più pronto all’intervento non è un atto di sconfitta, ma un dare fiducia a chi ci sta intorno. Ad esempio, se la molestia sta avvenendo su di un mezzo pubblico l’autista è una figura abbastanza autorevole nell’interrompere l’azione. Solidarietà e affidarsi per infrangere l’effetto spettatore e coinvolgere i presenti.

Dire: parlare direttamente con chi sta attuando il comportamento molesto. Spesso, infatti non si ha nemmeno la consapevolezza che i propri atteggiamenti e azioni rientrano nella categoria di molestia. Esplicitare quindi con assertività, calma e autorevolezza di non importunare più la vittima e che quelli siano atti indiscreti e sessualizzanti.

Documentare: questa modalità è un po’ più complessa, ma utile nel caso la persona molestata voglia denunciare a posteriori l’accaduto servendosi di alcune prove. Si potrebbe filmare l’evento nel rispetto delle norme di privacy che cambiano in ogni Paese; registrare le voci o semplicemente annotare parole e descrizioni del contesto. Il materiale deve essere poi consegnato alla parte lesa, perché solo la vittima può decidere come disporne e se denunciare l’accaduto. La diffusione di materiale audiovisivo senza consenso è reato.

Dare sostegno: se intervenire durante la molestia sembra troppo, se la paura vince la volontà di agire non bisogna farsene una colpa. Il rispetto verso se stessi è fondamentale e obbligarsi ad agire senza alcun criterio e in preda al panico non è una scelta auspicabile. Si può dare il proprio contributo dopo l’accaduto, dando tutto il nostro conforto e sostegno. D’altronde la sensazione di solitudine, il sentirsi indifesi e invisibili al mondo dopo costituisce una delle cause di disagi psichici post-evento quali attacchi d’ansia e panico, depressione e disturbi da stress post traumatico.

Possiamo usare più strategie contemporaneamente dopo una rapida valutazione delle nostre possibilità in quel contesto.
Non è ammissibile che la libertà personale venga ancora minacciata e limitata, che sia solo concepibile il pensiero di indossare un abito anziché un altro più scollato e potenzialmente pericoloso o che si scelga di non uscire piuttosto che rientrare tardi la sera. Creiamo una rete di supporto intrecciata con la stima e il rispetto degli altri e di noi stess*.

In qualunque modo tu decida di affrontare la situazione, sappi che non è tua responsabilità avere la reazione perfetta, mentre è sua responsabilità non commettere la molestia“.

Arianna Guidotto

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