Questione israeliana in pillole: 1948 (pt.2)

Nel precedente articolo di questa rubrica (che potete trovare qui), abbiamo parlato della nascita di Israele, dei violenti scontri etnici che hanno caratterizzato la regione già prima del 1948 e degli eventi che si sono susseguiti dopo la dichiarazione di indipendenza. Abbiamo anche brevemente accennato a come la partizione del mandato britannico, insieme alle guerre e alle crisi che l’hanno accompagnata, abbia lasciato un impatto considerevole – che possiamo osservare ancora oggi – sulla regione . In questa seconda parte della rubrica, proveremo ad analizzare meglio questa eredità anche alla luce degli eventi più recenti.

Un’eredità coloniale

Si sente spesso parlare di “nuovo colonialismo” nei discorsi che riguardano la questione palestinese: Israele sarebbe uno stato fantoccio degli Stati Uniti o dell’Europa, usato in funzione prevalentemente anti-iraniana o anti-jihadista. C’è senz’altro un germe di verità in questa lettura, ma al tempo stesso si tratta di una visione estremamente semplicistica: la situazione geopolitica mediorientale ha ben più di quattro giocatori e ricostruirla in modo esaustivo sarebbe estremamente complicato. Se c’è effettivamente una “questione coloniale” all’interno della questione israeliana è nella sua storia.

L’elemento coloniale è già immediatamente visibile al momento della partizione: nel processo di frettolosa decolonizzazione da parte degli inglesi, il grande elemento ignorato è stato il sentimento nazionalistico palestinese. Questo non era nuovo: già prima del 1900, quando la Palestina era sotto controllo ottomano, i giovani nazionalisti palestinesi avevano iniziato a parlare di Palestina come di una nazione, con confini ben definiti e con un senso di autodeterminazione. La partizione ignorava completamente quei confini nazionali: il risultato è stato che il processo di decolonizzazione in Medio Oriente è sempre stato monco, non animato dallo stesso spirito indipendentista di molti altre ex colonie che hanno ottenuto l’indipendenza tramite rivolte, guerre o proteste non violente. L’indipendenza palestinese – mai realizzata nei fatti – già nella teoria era ottriata e, proprio per questo, rimaneva alle condizioni dei colonizzatori. Un altro importante punto è quello dell’origine della maggior parte dei primi coloni ebrei: europei, ashkenazi, e per questo visti dagli abitanti autoctoni più simili ai colonizzatori europei che a dei rifugiati o fratelli di fede.
Forse nell’origine ashkenazi dei primi sionisti sta anche l’ambiguità dell’Europa, estranea alla dottrina sionista, nei confronti di Israele: è uno stato sovrano, soggetto a tutte le regole del diritto internazionale — comprese quelle sulla proporzionalità delle risposte di forza, sull’illegalità dell’estensione dei confini tramite azioni militari e sulla tutela dei diritti civili e umani — o è un’estensione degli interessi europei in Medio Oriente? Quando la risoluzione 242 si limitò a dire che l’occupazione sarebbe dovuta terminare nel momento in cui si fosse raggiunta una “pace giusta e duratura” all’interno di frontiere “sicure e prestabilite”, senza veramente preoccuparsi del fatto che tali frontiere non fossero delimitate, si stava lasciando la possibilità a Israele di difendersi dal terrorismo – o si stava delegando la definizione dell’assetto geopolitico mediorientale a uno stato i cui leader sono “culturalmente europei”?

Una questione suprematista

è difficile ignorare come nella questione israeliana, e forse soprattutto nella narrazione di questa da parte dei media occidentali, ora si oppongano e ora si intreccino elementi di islamofobia e antisemitismo. Forse entrambi sono, ancora una volta, riconducibili a quel processo di decolonizzazione che ha dato i natali a Israele e alla particolare situazione che l’Europa – e in misura minore gli USA – stavano vivendo nel dopoguerra.

Per esempio, molti giornalisti hanno sottolineato la presenza di bandiere israeliane tra la folla dei disordini di Capitol Hill a gennaio 2021, come prova dell’affinità tra i suprematisti bianchi e la leadership israeliana nei confronti dei palestinesi. L’amministrazione Trump, tra quelle recenti, è stata forse quella cha ha sostenuto più inflessibilmente la linea dura di Israele nei confronti di Hamas. Sicuramente tale approccio è stato apprezzato dalla base degli elettori di Trump che spesso tende a equiparare, con una buona dose di islamofobia, le rivendicazioni palestinesi con il terrorismo islamico. Tuttavia, questo elemento, da solo, non sembra sufficiente a spiegare il paradosso di vedere il simbolo dello Stato Ebraico tra le mani di gruppi suprematisti di dichiarata ispirazione filonazista. Una lettura forse più plausibile è che, per una grossa fetta di elettori di estrema destra, Israele è anche un grosso vantaggio per la risoluzione della c.d. questione ebraica. Uno stato in cui “mandare” gli ebrei europei era particolarmente funzionale nel 1948 quando i leader europei e americani dovevano far fronte all’enorme crisi di rifugiati ebrei successiva all’Olocausto in Paesi in cui fino a poco prima l’antisemitismo era stato estremamente diffuso. Ma lo è anche oggi per chi sostiene la purezza della razza bianca e vede Israele da un lato come un’arma nei confronti degli arabi, dall’altro come un ghetto. D’altronde, l’antisemitismo resta rampante, specialmente oggi, con il proliferare delle teorie del complotto, ed è un elemento chiave, per esempio, del pastiche di bufale alimentate da QAnon, così popolare tra la base più radicale di Trump o di altri leader sovranisti.

2021

Quindi un approccio completo alla questione israeliana che tenga conto delle istanze immediate di palestinesi e israeliani e che si proponga anche di cercare una soluzione effettiva e duratura a più di 70 anni di violenza non può prescindere da un vero confronto con l’eredità coloniale europea e statunitense, così come non può ignorare gli effettivi elementi di islamofobia e antisemitismo che animano non solo i critici di Israele ma anche i suoi più veementi difensori.
Abbiamo parlato spesso di sionismo come elemento fondamentale per la nascita di Israele: nel prossimo episodio di questa rubrica proveremo a fare un po’ di chiarezza sulla dottrina, sulle sue origini storiche e sul rapporto tra sionismo e giudaismo.

Ginevra Gatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...