BREVE STORIA DELL’UOMO E DELLA GONNA

In questi giorni sui social è ritornata in auge una storia che risale a fine 2020, ma che ora è diventata virale. Nell’Ottobre 2020, durante una lezione di matematica in una scuola di Bilbao, uno studente, Mikel Gomez, è stato portato dalla psicologa della scuola che gli ha chiesto “Ti senti una donna?”.

Il motivo? Mikel quel giorno era andato a scuola indossando una gonna. Dopo essere stato espulso, il ragazzo ha denunciato l’accaduto su TikTok con un video che conta ad oggi più di due milioni di visualizzazioni. A Novembre dello stesso anno l’insegnante Jose Piñas ha postato su Twitter una foto nella quale faceva lezione con una gonna addosso, in solidarietà del ragazzo. Da qui è nato un vero e proprio movimento, chiamato #LaRopaNoTieneGenero (i vestiti non hanno genere), in cui docenti e studenti indossano la gonna a scuola per esprimere la loro vicinanza a quanto è accaduto a Mikel.

Oggi la notizia e il relativo movimento stanno di nuovo riempiendo le pagine dei giornali e dei siti di notizia, incentivando dialoghi e scambi di opinioni sulla presunta “correttezza” di questo gesto. Al di la della condivisione o meno di questo pensiero, c’è un aspetto del tutto oggettivo che non è ancora stato analizzato in questo dibattito: la gonna è, ed è sempre stata, un indumento anche per uomini. 

Abiti dell’antica Roma

LA GONNA NEL TEMPO 

La gonna è un’invenzione che risale probabilmente al 5000 a.C., per opera delle civiltà mesopotamiche, che utilizzavano delle pelli di bovino legate in vita per fasciare il corpo e proteggersi dalle intemperie. 
Durante il periodo egizio, la gonna era formata da teli di lino di diverse lunghezze annodati sotto l’ombelico, diventando sempre più pregiata fino ad arrivare ad essere il simbolo del potere: il faraone e i suoi dignitari indossavano lo skentis, lungo fino alle caviglie e ampiamente decorato. 
In epoca Greco- Romana invece, i vestiti non avevano genere: sia donne che uomini indossavano il peplo, rettangolo di stoffa drappeggiato intorno ai fianchi, insieme ad una mantella che avvolgeva tutto il corpo. Quando entrarono in contatto con i Barbari, i “civilizzatissimi” Romani rimasero inorriditi dal vedere che i loro uomini portavano i pantaloni, e non le gonne!
Fino all’Alto Medioevo si usava la tunica, un sostituto della gonna che corrisponde a un ampio vestito, che era ad uso esclusivo di imperatori e clero, mentre gli uomini del popolo dovevano indossare uose e calzoni, di importazione barbarica. 
È solo a partire dal Rinascimento (1400 d.C.) che la gonna comincia a diventare prerogativa femminile, oltre che a cambiare tessuti e modelli in base alle varie culture. 

Uomini che indossano il sarong durante una cerimonia

LA GONNA NELLO SPAZIO

Nonostante sia un indumento poco usato dagli uomini occidentali, in moltissime culture la gonna è parte regolare se non addirittura protagonista del guardaroba maschile.  
Partendo dall’Europa, non possiamo non menzionare gli Scozzesi, che indossano un indumento tradizionale chiamato kilt, una specie di gonna corta a portafoglio che richiama vagamente la toga romana. Il kilt è un segno di identificazione non solo della cultura scozzese nel mondo ma anche tra famiglie scozzesi: ognuna infatti è rappresentata da un colore e un disegno distintivo. 
In paesi come Marocco, Ghana, Kenya e Sudafrica gli uomini indossano il khaftān, una tunica di seta o di cotone lunga fino alle ginocchia originaria della Turchia. Può avere delle stampe molto colorate o al contrario essere monocromatica, e veniva originariamente indossato dai sultani ottomani. Gli uomini musulmani nei paesi arabi indossano anche la dishdasha, una tunica lunga fino alle caviglie e a maniche lunghe che può essere fatta di cotone ma anche di lana. 
Spostandoci verso Oriente, in India gli uomini usano il dhoti, indumento tradizionale legato in vita che scende come un pareo, anche se ci sono più di 60 modi in cui questo pezzo di stoffa può essere indossato e ogni regione ha le sue regole. Viene utilizzato nelle occasioni formali, ai matrimoni e agli eventi importanti. 
Nel Sud-Est Asiatico e nelle isole del Pacifico è molto diffuso il sarong, una gonna indossata da uomini e donne in genere di colori molto sgargianti. È molto simile al pareo e ogni Paese ha le sue regole per l’utilizzo, ad esempio in Sri Lanka è spesso considerato un indumento per le classi sociali inferiori mentre in Malesia è indossato dagli uomini solo per la preghiera del venerdì alla moschea. 
Infine come dimenticare il kimono, il costume nazionale del Giappone, indossato da entrambi i sessi e a ogni età. Le differenze tra quelli da donna e quelli da uomo consistono principalmente nel tessuto (più opaco e meno formale) e nei colori (in genere blu, nero o grigio). 

Mahmood che indossa un vestito al Festival di Sanremo 2021

LA GONNA OGGI

Come si è visto quindi, ci sono moltissime popolazioni che utilizzano la gonna come parte dell’abbigliamento più o meno formale degli uomini. Nonostante in Occidente sia ancora un indumento molto connesso all’identità femminile, ci sono dei primi segnali di cambiamento. Parecchie star degli ultimi anni si sono presentate a concerti e red carpet vestiti con bellissimi abiti o gonne, come Harry Styles, Marc Jacobs, ma anche Kanye West, Billy Porter, Damiano dei Maneskin o Mahmood, che quest’anno al Festival di Sanremo ha indossato un abito smanicato nero che ha fatto il giro di tutti i quotidiani italiani. 
Anche nelle passerelle il vento sta cambiando: colossi come Armani, Gucci, Jean-Paul Gaultier stanno proponendo nelle loro collezioni, abiti e capi sempre più genderless. 

Che sia il punto di svolta per lasciare che le persone si vestano nel modo in cui si sentono più a loro agio e non nel modo in cui la società ha deciso che devono vestirsi? 
Inoltre, facendo un po’ di conti, nella storia dell’essere umano, la gonna è stata per 6400 anni un indumento sia maschile che femminile, e per 621 un capo esclusivamente femminile. Sono davvero bastati così “pochi” anni per identificare come “contro natura” un ragazzo con la gonna?
In fondo, a pensarci bene, fino a qualche decennio fa anche solo il pensiero di una donna con i jeans faceva scalpore.  

Beatrice Segato

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