House of one: il dialogo con l’altro

La storia è disseminata di guerre di religione. Che si tratti di ebrei e musulmani, buddisti e indù, sciiti e sunniti, una domanda sorge spontanea: la religione non dovrebbe far avvicinare le persone, invece di dividerle? Secondo i fondatori della House of One, la risposta è sì, ed è proprio questo il principio su cui essa si basa. Infatti, come suggerisce il nome stesso, l’edificio getta le sue fondamenta sull’intenzione di raggruppare religioni diverse, sotto lo stesso tetto.

Petriplatz come luogo di incontro

La House of One è in costruzione a partire dal 27 maggio di quest’anno in una piazza molto particolare: Petriplatz, nel cuore di Berlino. La capitale tedesca è ormai da tempo un luogo multiculturale, in cui persone con diversi background convivono quotidianamente. Tuttavia, raramente le persone di diverse religioni si incontrano in pubblico in occasioni positive per discutere di temi legati a questa convivenza. Da qui l’esigenza di trovare un luogo di unione, dover poter conoscersi, condividere le proprie idee e abbattere gli stereotipi.
La storia di Petriplatz, poi, necessita di essere raccontata. È una delle piazze più antiche della capitale: prende il suo nome dalla chiesa Petrikirche, della quale abbiamo le prime testimonianze nella prima metà del 1200. La chiesa venne bruciata nel 1800 e ricostruita 40 anni dopo, per poi essere abbattuta nel secondo dopoguerra. È solo nel 2006 che il Senato di Berlino ha deciso di restaurare Petriplatz e da quel momento sono stati avviati molti progetti, tra cui la House of One, che verrà costruita partendo dalle fondamenta delle sue antenate. Petriplatz diviene così non solo il luogo di incontro tra le religioni, ma anche tra l’identità storica di Berlino e il suo futuro.

Casa di preghiera e scuola

Sinonimo della House of one è Bet-und Lehrhaus Petriplatz, letteralmente casa di preghiera e scuola. Da una parte, quindi, l’edificio si presenta come luogo di preghiera dove le singole culture vengono rispettate e salvaguardate. Infatti, i momenti di preghiera avverranno in attimi diversi per i fedeli delle tre grandi religioni monoteiste – cristiani, ebrei e musulmani – e ogni spazio manterrà le caratteristiche della religione a cui è dedicato: la moschea è orientata verso la Mecca e la sinagoga verso Gerusalemme, per esempio.
Al tempo stesso, al centro di questa iniziativa non vi è solo la volontà di creare un luogo di preghiera, bensì anche quella di dare vita a un edificio in cui le religioni e le culture possano dialogare e imparare le une dalle altre. Per capire l’importanza di questo elemento, è sufficiente guardare alla struttura della House stessa. La piantina del progetto presenta infatti un edifico composto da quattro stanze: una per ogni religione e una centrale e circolare (come il Pantheon), la quale è destinata proprio all’incontro tra religioni e nella quale sono invitatә tuttә coloro che vogliano arricchirsi, apprendendo a conoscere l’altro attraverso l’ascolto di discussioni appassionanti basate sul rispetto.

Il dialogo con l’altro è davvero fondamentale in un mondo in cui sono presenti paura e sfiducia verso ciò che è diverso, perché “una volta che conosci qualcuno, lo vedi come una persona”, come sostiene il Reverendo Gregor Hohberg, parroco della congregazione Evangelica di S. Pietro-S.Maria e Presidente della Fondazione House of One.

Emily Aglì

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