A Cornigliano, nel ponente genovese, un piazzale di cemento accanto alle ex acciaierie Ilva diventerà tredici ettari di parco. È il primo intervento concreto di depaving, la strategia che punta a togliere cemento e asfalto dalle città per fare spazio al verde. Una scelta che Genova ha appena messo nero su bianco nel suo piano urbanistico. In Italia, non l’aveva ancora fatto nessuno.
Genova apre una strada nuova
Per la prima volta, un Comune italiano ha inserito formalmente la “depavimentazione” nel proprio Piano Urbanistico Comunale. Non è solo una questione di linguaggio: significa che togliere l’asfalto diventa un obiettivo di pianificazione, non un intervento episodico lasciato al caso o ai finanziamenti disponibili. Il primo cantiere concreto sarà a Cornigliano, un luogo che, per decenni, ha convissuto con le acciaierie. Il piazzale davanti a Villa Bombrini, oggi cemento, diventerà un parco di tredici ettari. Piccolo rispetto alla scala del problema, ma significativo rispetto a quello che le città italiane hanno fatto finora.
Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale al Politecnico di Milano, lo ha definito «l’inizio di un nuovo corso per l’urbanistica». Un cambio di mentalità: la buona progettazione oggi non si misura più su quanto si costruisce da zero, ma sulla capacità di togliere, alleggerire e recuperare l’esistente, senza distruggere la natura.

Ma cos’è il depaving?
Il depaving è letteralmente la rimozione delle pavimentazioni. Si tratta di sostituire asfalto e cemento con terreno permeabile, vegetazione, verde. Sembra semplice, ma non lo è.
Basta pensare a un parcheggio abbandonato o al cortile di una scuola: una distesa grigia che d’estate diventa una padella bollente e, quando piove copiosamente, fa scivolare tutta l’acqua direttamente nei tombini. Il depaving parte proprio da quegli spazi inutilmente impermeabili, chiedendo: e se togliessimo l’asfalto?
Il problema è che decenni di urbanizzazione hanno compattato i suoli in profondità. Rimuovere lo strato superficiale spesso non basta e bisogna intervenire anche sotto, perché il terreno torni davvero a funzionare. E “funzionare” configura cose concrete, come assorbire l’acqua piovana invece di spedirla dritta nei tombini, ridurre il rischio di allagamenti, ricaricare le falde e abbassare la temperatura nei mesi estivi. Non è solo una questione estetica. È una questione di come una città regge quando fa troppo caldo o piove troppo.
Parigi e le altre città: qualcosa si muove
Negli ultimi anni, diverse città europee hanno smesso di trattare il verde urbano come un ornamento e hanno cominciato a usarlo come infrastruttura. Nei Paesi Bassi e in Belgio, la deimpermeabilizzazione è entrata nelle politiche urbane. A Portland, già nel 2008, è nata Depave.org: un’organizzazione no-profit che trasforma parcheggi e piazzali asfaltati in spazi verdi, coinvolgendo scuole, associazioni, amministrazioni e abitanti del quartiere.
Parigi è un altro esempio concreto. Dal 2018, la città sta trasformando i cortili delle scuole pubbliche attraverso il programma Cours Oasis: superfici asfaltate che diventano suolo permeabile con alberi, verde e zone d’ombra. L’obiettivo non è estetico, ma climatico. Si tratta di un intervento apparentemente piccolo, ma che su scala urbana è tutt’altro che marginale.
C’è però un problema: chi mantiene tutto questo verde?
Togliere l’asfalto è solo il primo passo. Un parco, un cortile rinaturalizzato, un’aiuola al posto di un parcheggio richiedono cura continua. Significa potature, irrigazione, gestione delle radici, sostituzione delle piante. L’asfalto, per quanto brutto e impermeabile, ha un vantaggio che raramente viene detto ad alta voce: una volta posato, si dimentica per anni.
Il verde urbano no. E per i Comuni italiani, già in difficoltà con i bilanci ordinari, questo non è un dettaglio secondario. Non esistono ancora dati comparativi affidabili su scala italiana che mettano a confronto i costi di manutenzione del verde con quelli delle superfici impermeabili nel lungo periodo. Quello che si sa è che il depaving sposta i costi: meno spese per gestire allagamenti e isole di calore, più spese per tenere in vita ciò che è stato piantato.
La domanda, quindi, non è solo quanto costa togliere l’asfalto, ma anche chi se ne occupa dopo, con quali risorse e con quale continuità. E c’è un’altra questione ancora più a monte. Quando una città decide di riqualificare uno spazio, il depaving è davvero sempre la strada giusta?
Riqualificare non significa automaticamente depavimentare
Sul significato del termine riqualificare la questione si complica, nel senso migliore del termine. Una città può togliere le auto da una strada, renderla più accessibile e più vivibile, senza che questo si traduca in più verde o più suolo permeabile. Le due cose non vanno sempre insieme.
La pedonalizzazione di Via Roma a Torino è un esempio che vale la pena guardare da vicino. L’intervento vuole ridare spazio ai pedoni, uniformare la pavimentazione e valorizzare uno degli assi più importanti del centro. Una trasformazione reale, soprattutto sul piano della mobilità.
Non ha però introdotto nuove alberature né una deimpermeabilizzazione significativa: questo, però, non indica implicitamente che sia un errore. Via Roma è un contesto vincolato, con architettura e paesaggio che impongono scelte precise. Ma la domanda che questo intervento lascia aperta è interessante: quando si riqualifica uno spazio storico, il clima entra tra i criteri di progetto?
Verde o pietra? Il dilemma delle città storiche
Per gran parte del Novecento, la qualità di uno spazio pubblico si misurava su funzionalità, accessibilità ed estetica. Erano criteri ragionevoli. Oggi non bastano più.
Nei Paesi Bassi e nelle Fiandre il problema viene affrontato dal “basso”, attraverso il Tegelwippen, una competizione che coinvolge cittadini e amministrazioni nella rimozione delle superfici pavimentate e nella loro sostituzione con aree verdi. Non si tratta soltanto di una gara: è un modo per coinvolgere direttamente chi vive la città e rendere visibile un problema che altrimenti rischierebbe di restare confinato al dibattito tecnico.
Le città storiche, però, hanno un nodo in più. Si trovano a dover conciliare cose che non sempre vanno d’accordo, come la tutela del patrimonio architettonico, la qualità degli spazi per chi li usa ogni giorno e l’adattamento a un clima che cambia in fretta. Non esistono risposte standard. Parigi e Genova stanno trovando equilibri diversi, senza alcuna somiglianza tra loro.
Torino: una discussione da aprire
Torino è una città verde. Fra parchi, viali e fiumi, il patrimonio ambientale esiste ed è consistente. Il punto, però, non è quello che c’è già, ma come verranno progettati gli interventi dei prossimi anni.
Le estati torinesi stanno diventando più calde. Gli eventi meteorologici più intensi. La domanda su come vivere e usare gli spazi pubblici, anche tra chi studia e lavora in città, è sempre più presente.
In questo contesto, il depaving non è una formula magica e probabilmente non deve neppure esserlo. Può però essere un punto di partenza per rimettere in discussione qualcosa di concreto: il rapporto tra pietra, asfalto, acqua e vegetazione nel tessuto urbano. Che cosa si vuole da una piazza, da una strada, da un cortile? Solo che sia bello, o anche che funzioni quando ci sono quaranta gradi?
La domanda, quindi, non è se Torino debba imitare Genova o Parigi. Il vero nodo è capire quale equilibrio intenda trovare tra conservazione, vivibilità e adattamento climatico. E, soprattutto, chi avrà davvero voce in capitolo in questa scelta?
Barbara Ferrari
Fonti
Bompani Michele, “Parte da Genova la prima campagna in Italia di “depavimentazione”. Si comincia dal piazzale ex Ilva”, la Repubblica, pubblicazione: 11 maggio 2026, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://genova.repubblica.it/cronaca/2026/05/11/news/depavimentazione_depaving_genova_puc_prima_citta_in_italia_15_minuti_silvia_salis_sindaca_francesca_coppola_assessora_avs_pa-425337992/
Paris. Mairie Du Dix, “Cours Oasis: les écoles à l’heure du Plan Climat”, aggiornamento: 03/02/2026, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://www.sortiraparis.com/it/notizia/a-parigi/articles/320644-la-foresta-urbana-sul-piazzale-del-municipio-di-parigi-prende-forma
Depave. Community projects, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://www.depave.org/projects
Paris. Mairie Du Dix, “Cours Oasis: les écoles à l’heure du Plan Climat”, aggiornamento: 03/02/2026, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://mairie10.paris.fr/pages/les-cours-oasis-les-ecoles-a-l-heure-du-plan-climat-15067
Repubblica Torino, “Via Roma pedonale, primo passo: aperto il tratto fra piazza Castello e piazza San Carlo”, la Repubblica, pubblicazione: 11 novembre 2025, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://torino.repubblica.it/cronaca/2025/11/11/news/via_roma_pedonale_primo_passo_aperto_il_tratto_fra_piazza_castello_e_piazza_san_carlo-424974273
Tegelwippen, VK TEGELWIPPEN 2026, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://vk-tegelwippen.be/
Torino cambia. Il piano va veloce, Via Roma, ultima modifica: 05 febbraio 2026, ultima consultazione: 11 giugno 2026, link: https://www.torinocambia.it/interventi/via-roma





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