Il tennis alle Olimpiadi di Tokyo: intervista a Lorenzo Sonego

Questo 2021 è l’anno del tennis maschile italiano: da Berrettini, che si conferma un giocatore da Top 10 dell’ATP Racing, a Sinner e Musetti, due degli astri nascenti di questo sport. Nel mezzo, Lorenzo Sonego: giovane tennista torinese che in questo anno e mezzo ha dimostrato di poter calcare i palcoscenici più importanti del mondo del tennis. Dalle semifinali degli Internazionali di Roma al quarto turno giocato sul centrale di Wimbledon, Sonego è cresciuto a tal punto da guadagnarsi la qualificazione olimpica.
In vista delle Olimpiadi di Tokyo, The Password ha deciso di intervistarlo, svelandoci le sue sensazioni per questa esperienza olimpica e non solo.

Credits: sport.sky.it

Lorenzo, cosa significa per te partecipare alle Olimpiadi?

Per me è un sogno che si avvera, dato che le ho sempre vissute guardandole in televisione. Ho sempre ammirato tanto questo evento, consapevole che lì si viva in un’atmosfera diversa. Giocare davanti a tanta gente, tanti sportivi e per la propria Nazione è qualcosa di unico, così come uniche saranno le emozioni che condividerò con gli altri. C’è poi l’obiettivo della medaglia olimpica: è un sogno e un obiettivo per ogni sportivo. Quindi non vedo l’ora di andare a Tokyo.

In questi mesi voi sportivi avete riabbracciato il calore del pubblico. Quale sarà, invece, l’impatto di giocare un Olimpiade in stadi vuoti?

Di sicuro è diverso, non hai la possibilità di condividere le emozioni con la gente, che ti dà anche coraggio. Con il pubblico l’atmosfera era più magica, quindi perde un poco di fascino. Lì, però, c’è la bravura dell’atleta di riuscire a trovare stimoli nuovi, come il raggiungimento della medaglia o semplicemente il fatto di giocare per la propria Nazione.

Parlando dei tuoi risultati: due ATP 250, uno su erba in Turchia e uno su terra rossa a Cagliari; le semifinali agli Internazionali di Roma e ottavi di finale a Wimbledon; una finale persa a Eastbourne, sempre su erba. A Tokyo si gioca sul cemento: qual è il feeling con questa superficie?

Oramai mi piace giocare su tutte le superfici. Sul cemento alla fine dell’anno scorso ho giocato molto bene, ho fatto una finale a Vienna (n.d.r. Sonego ha perso la finale dell’ATP 500 Erste Bank Open o Vienna Open contro Andrej Rublev con il punteggio di 4-6, 4-6), torneo in cui forse ho disputato la mia migliore partita della carriera contro Djokovic. È una superficie che mi piace, il Masters 1000 di Miami quest’anno mi ha lasciato buone sensazioni. Mi piace giocare sul cemento, forse è la superficie in cui posso esprimermi meglio.

Credits: repubblica.it

Tornando ai successi prima elencati, hai disputato una semifinale a Roma contro Djokovic e gli ottavi di finale a Wimbledon contro Federer. Cosa ti hanno lasciato partite con due maestri del tennis?

Di sicuro giocare contro giocatori di questo livello è molto bello, è affascinante sfidarli. Giocare contro di loro fa venire fuori i tuoi punti deboli e puoi lavorarci sopra. Dopo queste partite, sai bene su che cosa devi lavorare e come affrontare in futuro le partite con questi grandi giocatori. Entri in campo più convinto, essendo anche l’atteggiamento molto importante. Sono state due occasioni che mi hanno insegnato tanto.

La tua crescita è oramai evidente a tutti gli italiani. In che cosa puoi ancora migliorare?

Tecnicamente, posso lavorare sulla risposta e sul rovescio, che sono due colpi con cui ho più difficoltà. A livello fisico non mi manca la resistenza e l’agilità, ma devo essere più forte fisicamente per avere una palla ancora più pesante. Dal punto di vista mentale, devo fare ancora tanta esperienza, devo girare tanto. Devo giocare partite contro giocatori come Djokovic o Federer o comunque contro i primi dieci dell’ATP Ranking, quindi contro giocatori molti forti, per capire come entrare in campo, come affrontare il match e le singole situazioni di gioco.

Parliamo della città di Torino. Sono molti gli atleti che rappresenteranno il Piemonte in queste Olimpiadi. Questo può aiutare i giovani ad avvicinarsi allo sport?

Di sicuro può aiutare. I ragazzi hanno più voglia di giocare a tennis, guardando soprattutto ai risultati che gli italiani stanno conquistando nell’ultimo periodo. C’è tanta passione per lo sport, il movimento sta crescendo tanto, ci sono sempre più bambini e ragazzi che vogliono giocare. Anche la Nazionale di calcio agli Europei sta dimostrando che ci sarà sempre più voglia di sport.

Le ATP Finals saranno proprio a Torino per i prossimi cinque anni. Cosa significherebbe per un torinese disputare questa competizione in casa?

Da quando ho saputo questa notizia, è impossibile non porselo come sogno e come obiettivo. È una cosa molto difficile cui ambire: significa fare tanti punti, tanti risultati per essere tra i primi otto del mondo. Quindi è difficilissimo, ma è uno stimolo in più per migliorare. Sarebbe quindi un’emozione indescrivibile: avere tutto il pubblico dalla mia parte, avere tutta Torino, la mia città, che tifa per me. Il tutto avverrebbe dietro casa mia, nel circolo dove sono cresciuto e dove ho mosso i primi passi nel mondo del tennis.

Un’ultima domanda: quali sono i tuoi obiettivi per queste Olimpiadi?

L’obiettivo innanzitutto è vivere questa esperienza, stare a contatto con gli altri atleti, che potrebbero lasciarmi qualche insegnamento per il futuro. Ovviamente c’è anche la voglia di conquistare la medaglia olimpica, per me e per tutta l’Italia.

Martina Sessa

Foto in copertina: Imago

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