Gli azzurri alle Olimpiadi di Tokyo 2020: la prima settimana (e poco più)

È tutto bronzo ciò che luccica. Non è il proverbio corretto, ma quello adatto per descrivere la prima settimana (e poco più) delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il medagliere dell’Italia (n.d.r. aggiornato fino a domenica 01/08) parla infatti di 15 bronzi, 8 argenti e 4 ori. È (quasi) impossibile raggiungere gli otto ori di Rio 2016 e Londra 2012, ma in poco più di una settimana l’Italia ha già superato il numero massimo di bronzi conquistati in un’Olimpiade, ossia i tredici di Roma 1960 e Sydney 2020.

Gli uomini e le donne d’oro di Tokyo 2020
Nel primo giorno di queste Olimpiadi, un piccolo paese in provincia di Brindisi, Mesagne, diventa la capitale del taekwondo: dopo l’oro di Carlo Molfetta a Londra 2012 nella categoria +80 kg, a Tokyo arriva la medaglia d’oro di Vito Dell’Aquila nella categoria -58 kg. Negli ultimi secondi del match, rimonta il risultato contro il marocchino Mohamed Khalil Jendoubi e conquista il metallo più prezioso, a soli ventiquattro ore dalla cerimonia d’apertura.
Per il secondo oro della prima settimana bisogna aspettare qualche giorno, ma ha un sapore di leggenda: per la prima volta nella storia, il canottaggio femminile conquista la medaglia più importante grazie a Federica Cesarini e Valentina Rodini. Nella categoria di doppio pesi leggeri, le due atlete superano la Francia per 24 centesimi e l’Olanda per 27 centesimi.
Il terzo e il quarto oro arrivano dall’atletica e forse sono i più belli. Poco prima delle Olimpiadi del 2016, l’altista Gianmarco Tamberi si infortuna alla caviglia sinistra ed è costretto a saltare la trasferta brasiliana. Cinque anni dopo, a Tokyo, decide di compiere tutti i salti che non ha potuto fare a Rio. Dopo aver fallito entrambi il salto da 2.39 metri, Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim decidono di non procedere per lo spareggio ed entrambi salgono sul primo gradino del podio. Il gesso di quella maledetta caviglia, con la scritta “Road to… Tokyo 2020 2021”, sulla pista dà un messaggio chiaro: è un oro che sa di rivincita.
A pochi minuti dall’oro di Tamberi, va in scena la gara regina delle Olimpiadi, quella che ti incorona l’uomo più veloce del mondo, che ti rende eterno agli occhi di chi segue le due settimane olimpiche: i 100 metri. In finale, per la prima volta nella storia del nostra Paese, c’è Lamont Marcell Jacobs. Al colpo di pistola, l’impensabile o l’auspicabile: in 9’80” (record personale, italiano ed europeo) arriva prima di tutti e conquista la medaglia più preziosa nella gara più importante. Ad aspettare Jacobs al traguardo c’è proprio Tamberi: l’abbraccio tra i due è l’immagine simbolo di queste Olimpiadi.

L’Italnuoto: tra emozioni e tante medaglie
Nessuno ha conquistato il primo gradino del podio, ma il nuoto ha regalato all’Italia medaglie importanti, soprattutto se viste in prospettiva delle Olimpiadi di Parigi 2024. Si parte con il bronzo di Nicolò Martinenghi nei 100 metri rana, seguito dall’argento della staffetta 4×100 stile libero con Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo. Salgono sul terzo gradino del podio anche Simona Quadarella negli 800 metri stile libero (dopo la delusione dei 1500 metri), Federico Burdisso nei 200 metri farfalla e la staffetta mista maschile con Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi, Federico Burdisso e Alessandro Miressi (tutti e quattro già medagliati nelle loro specialità).
Oltre le medaglie, però, c’è altro. Perché l’argento di Gregorio Paltrinieri negli 800 metri stile libero dice molto di più del podio. A gennaio al mezzofondista è stata diagnosticata la mononucleosi, che l’ha tenuto lontano dalle vasche per un mese. In una pessima forma fisica e con le altre gare in arrivo (la sua specialità sono i 1500 metri stile libero e in questa Olimpiadi gareggerà anche nel nuoto di fondo), solo l’intelligenza e il cuore potevano portarlo a vincere un argento inaspettato. L’altra emozione, invece, ce la regala la regina del nuoto, Federica Pellegrini, che dice addio alle Olimpiadi. In una semifinale che sembrava compromessa, strappa il tempo per andare in finale, entrando così nella storia: è la prima nuotatrice ad aver conquistato, nella stessa specialità, la finale in cinque Olimpiadi consecutive.

La delusione della scherma
Nessuna medaglia d’oro nella scherma: era dalle Olimpiadi di Mosca del 1980 che l’Italia non conquistava il gradino più alto del podio. Questa la statistica che fotografa il fallimento in uno sport in cui abbiamo sempre sognato. Le aspettative erano alte e altre: a Tokyo 2020 tutte e tre le discipline (sciabola, fioretto e spada) hanno avuto le gare individuali e quelle di squadra. Poteva essere un bottino pieno di ori, invece sono arrivati solo bronzi e argenti, in gare non poche sofferte.
La prima gara sembra una bella premessa: Luigi Samele nulla può in finale di sciabola contro la leggenda ungherese Áron Szilágyi (ha conquistato tre ori in tre Olimpiadi consecutive nella gara individuale) e conquista la medaglia d’argento. Tuttavia, nei giorni che seguono, arriva solo un’altra medaglia nelle gare individuali: l’ex campione olimpico Daniele Garozzo si arrende in finale al fiorettista hongkonghese Cheung Ka Long e anche lui conquista l’argento.
Dalle gare a squadre, invece, si evince il fallimento. Con squadre competitive in tutte le discipline, siamo riusciti a conquistare solo un argento nella sciabola maschile e due bronzi nella spada e fioretto femminile.
Anche nella scherma, come nel nuoto, le emozioni hanno prevalso (in parte) sui risultati. Aldo Montano, schermidore specializzato nella sciabola, dice addio alle Olimpiadi con una medaglia di bronzo, che si aggiunge ai suoi grandi successi, tra cui l’oro ad Atene 2004.

Le restanti medaglie
Il bronzo sembra essere il metallo a noi più caro. Nel judo sono due terzi posti con Odette Giuffrida (categoria -52 kg) e Maria Centracchio (categoria -63 kg). Stesso numero di bronzi anche dal canottaggio: i medagliati sono i ragazzi del quattro senza (Castaldo; Lodo; Di Costanzo e Vicino) e Oppo e Ruta del doppio pesi leggeri. Due sono anche i bronzi del sollevamento pesi: Mirko Zanni nella categoria -67 kg e Antonino Pizzolato nella categoria -81 kg.
Sono ancora bronzi Elisa Longo Borghini nel ciclismo su strada, Lucilla Boari nel tiro con l’arco e Irma Testa nel pugilato categoria 57 kg (è la prima medaglia nel pugilato femminile per l’Italia).
Oltre a quelle già raccontate precedentemente, l’Italia ha conquistato altre tre medaglie d’argento: Diana Bacosi nel tiro a volo, Giorgia Bordignon nel sollevamento pesi (categoria -64 kg) e Mauro Nespoli nel tiro con l’arco.

Martina Sessa

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