Il soft power si esibisce anche alle Olimpiadi

Come altri campi della società civile, anche lo sport può essere strumentalizzato dalla politica per fini diversi da quelli che il cittadino comune può immaginare. I Giochi Olimpici, in particolare, possono rivelarsi utili allo Stato ospitante per esercitare influenza, sia domestica sia internazionale.

Che cos’è il soft power?

Il termine “soft power” è stato coniato dal politologo Joseph Nye nel 1990 per descrivere la “capacità di formare le preferenze altrui attraverso il fascino e l’attrazione”. Ciò significa che uno Stato ha soft power quando è in grado di plasmare l’opinione di altri su di sé in senso positivo ma senza che vi sia alcuna coercizione. Per esempio, un Paese potrebbe voler dare un’immagine positiva di sé per indurre altri Paesi a intraprendere relazioni commerciali o diplomatiche più strette con esso. Tuttavia, non necessariamente tutti i Paesi hanno questa caratteristica, né quelli che la possiedono sono totalmente in grado di controllarla, dato il ruolo preponderante che le compagnie ricoprono oggi nel veicolare la comunicazione e decidere il contenuto dei messaggi. 

Olimpiadi e soft power

Le Olimpiadi sono, naturalmente, l’evento sportivo più seguito al mondo, prestandosi facilmente ad essere un palcoscenico di fronte a un pubblico globale per i Paesi che vi prendono parte attraverso i propri atleti. Perciò, l’esposizione a un pubblico ampio è massima e i Paesi la sfruttano in vari modi.

Innanzitutto, essere presenti alle Olimpiadi ed essere visibili è un enorme successo per Stati o nazioni la cui posizione internazionale non è consolidata o riconosciuta, come per il Montenegro, diventato indipendente solo due anni prima, alle Olimpiadi di Pechino del 2008, e la Palestina, la quale non è riconosciuta come Stato da una buona parte dei Paesi membri delle Nazioni Unite. 

17 giugno 2021; Omaha, Nebraska, Stati Uniti d’America. Rob Schumacher- USA TODAY Sports

In secondo luogo, l’immagine di uno Stato può migliorare anche solo grazie alle ottime performance dei propri atleti. Mentre durante la Guerra Fredda la competizione per chi avrebbe vinto più medaglie d’oro e più medaglie in assoluto era tra gli Stati Uniti e l’URSS, attualmente la competizione riflette lo spostamento dell’equilibrio mondiale verso l’Oriente. La vittoria di un atleta cinese contro quello di un altro Stato, o viceversa, può avere un valore altamente simbolico a livello di relazioni internazionali, oltre a quello sportivo. In questa edizione, in particolare, gli occhi sono stati puntati sul Giappone e sulla Cina, data la loro rivalità nel continente asiatico. Quasi inevitabili sono state anche l’interpretazione metaforica del superamento degli Usa nei confronti della Cina nel medagliere di Tokyo 2020, e quella dei successi dell’Italia, specialmente per la vittoria sulla Gran Bretagna nella staffetta 4×100. Allo stesso tempo, altri Stati hanno cercato di scrollarsi di dosso certi pregiudizi e critiche, come hanno fatto in precedenza il Qatar, il Bahrein e l’Iran, che scelsero di far sfilare atlete donne come portabandiera alla Cerimonia di Apertura di Pechino 2008, tentando di dissociarsi dalle accuse di discriminazione di genere.

Infine, le Olimpiadi sono un’occasione imperdibile per lo Stato ospitante sia dal punto di vista internazionale, sia da quello domestico. Internamente, ospitare i Giochi olimpici è un modo per attrarre investimenti e ottenere consenso da parte dei propri cittadini, unendoli grazie alla retorica nazionalista, che è pressoché immancabile in queste circostanze. Esternamente, lo Stato guadagna prestigio e ha la possibilità di dimostrare la propria potenza economica e politica. Non è un caso, infatti, che, a partire dagli anni Ottanta, si sia intensificata la gara ad aggiudicarsi lo status di Paese ospitante tra i Paesi in via di sviluppo. La Cerimonia di Apertura è ancora il momento più adatto per sfoggiare il migliore lato di sé attraverso lo spettacolo, come è stato, ad esempio, ampiamente discusso in merito a quella di Pechino 2008 e quella dei Giochi invernali di Pyeongchang 2018. Anche per il Giappone, quest’anno, ospitare le Olimpiadi è un’opportunità strategica per dimostrare che il Paese non è stato piegato dalla pandemia, nonostante l’assenza di pubblico, le nuove restrizioni e il rinvio dell’evento stesso rispetto a quanto prestabilito.

In conclusione, tra organizzazione dei giochi, attrazione di investimenti, comunicazione, esibizioni spettacolari e competizioni, le Olimpiadi sono un evento in cui possono trasparire visibilmente la ricerca di consenso e le ambizioni di potere di alcuni Stati.

Eleonora Bolzan

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