Paralimpiadi: la storia e il (possibile) futuro

Inizia domani, 24 agosto, a Tokyo, la sedicesima edizione dei Giochi paralimpici. Quest’anno l’Italia porterà in campo 113 atleti per competere in 16 discipline: è la delegazione più numerosa per il nostro Paese dalla prima edizione dei Giochi (Roma 1960).

Storia delle Paralimpiadi

La strada per l’istituzione delle Paralimpiadi inizia nel 1948, grazie all’iniziativa di Ludwig Guttmann, neurochirurgo tedesco operante all’epoca in Inghilterra con pazienti affetti da lesioni al midollo spinale. Quell’anno si sarebbero tenute le Olimpiadi a Londra e in occasione della cerimonia di apertura furono organizzati i Giochi di Stoke Mandeville. I partecipanti furono sedici: 14 uomini e 2 donne gareggiarono nella disciplina del tiro con l’arco. Già 4 anni dopo ai Giochi si unì una squadra olandese, rendendo l’evento internazionale: nacque, così, il Movimento Internazionale Paralimpico.

I primi giochi di Stoke Mandeville (Fondazionesinapsi.it)

Nel 1956 i Giochi sono riconosciuti ufficialmente dal Comitato olimpico internazionale e nel 1960 si svolge a Roma la prima Paralimpiade della storia. La denominazione era ancora quella originale e si dovrà aspettare il 1984 per la definizione ufficiale attuale. A ogni edizione diversi cambiamenti a livello di regolamento, sport ammessi e organizzazione hanno reso le Paralimpiadi come le conosciamo oggi. Ad esempio: i primi Giochi hanno visto la partecipazione di soli atleti in carrozzina: mentre dal 1984 gli atleti su sedia a rotelle disputeranno la gara in una sede – Stoke Mandeville – e gli atleti amputati, ciechi o con diverse disabilità in un’altra – New York. Solo nel 1988, con l’edizione di Seul, diverrà norma l’utilizzo di un’unica sede per le Paralimpiadi, nella medesima città delle Olimpiadi.

Logo ufficiale delle Paralimpiadi di Tokyo 2020 (Logok.org)

E in futuro?

I XIV Giochi paralimpici estivi, disputati a Londra nel 2012, hanno segnato una svolta grazie alla massiccia partecipazione. Con 2,7 milioni di biglietti venduti, l’edizione ha visto il record di pubblico, oltre che di atleti in gara e nazioni rappresentate. La svolta di Londra è stata un segno di come stesse crescendo l’attenzione del grande pubblico verso le Paralimpiadi. Partiti dai 16 atleti di un evento non ufficiale, in 70 anni l’approccio verso i Giochi è cambiato notevolmente e ora risulta meno incredibile l’idea che in futuro le Paralimpiadi possano essere perfettamente equiparate alle Olimpiadi. La strada è ancora lunga, ma i passi avanti – anche in Italia – non mancano, come il riconoscimento del Comitato Italiano Paralimpico (Cip) quale ente autonomo di diritto pubblico, avvenuto nel 2015.

A sostenere un simile futuro per le Paralimpiadi è Beatrice Vio, atleta vincitrice della medaglia d’oro a Rio 2016 e una delle più celebri nel nostro Paese anche tra chi non segue lo sport grazie al suo impegno sociale e alla presenza sui social. Schermitrice dall’età di 5 anni e campionessa di scherma in carrozzina, è attiva nella diffusione dello sport paralimpico in Italia e tra i ragazzi e le ragazze con disabilità fisiche attraverso l’associazione Art4sport (fondata coi genitori). Quest’anno sarà portabandiera per la delegazione paralimpica italiana insieme al nuotatore Federico Morlacchi.

Beatrice Vio (Sky Sport)

In un’intervista alla gazzetta dello sport Beatrice Vio ha manifestato il suo sogno di unire il mondo Olimpico e quello Paralimpico in un unico evento: partendo dall’esempio della federazione di scherma italiana, che ha unito la competizione olimpica a quella paralimpica, l’atleta ha espresso la speranza che, prima o poi, succeda lo stesso anche per tutti gli sport. Forse si tratta ancora di un’utopia, ma se questi due eventi paralleli diventassero un evento unico ciò rispecchierebbe, o favorirebbe, una reale integrazione tra due mondi che sono in realtà parte dello stesso: quello dello sport.

Anna Franzutti


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