The society: la recensione

Il sistema politico di una nazione dice tanto dei suoi abitanti. Senza voler esagerare, si potrebbe pensare che il modo in cui l’umanità viene organizzata dipenda da piccoli incastri di persone potenti che tra le mani stringono le vite di ognuno di noi. L’effetto è un po’ quello delle cuffiette per ascoltare la musica: le metti in tasca arrotolate con criterio e in 10 minuti si creano dei nodi inestricabili. Ognuno dipende dall’altro, dalle sue scelte, dalle sue azioni, perfino, in alcuni casi, dai suoi pensieri. Un gigante domino che sta in piedi fino a che qualche maldestro, o qualche mal intenzionato, non butta giù la prima tessera. Con gli eventi che hanno coinvolto la Terra negli ultimi decenni, ognuno sembra porsi delle domande cruciali su come vengano gestite le varie situazioni: tutto sembra lasciato al caso, nessuno sembra fare le cose per bene, o meglio, non bene come, nell’immaginario collettivo, dovrebbero essere fatte. Ma cosa succederebbe se tutto finisse davvero nel caos? Cosa succederebbe se quelle piccole certezze, quei punti di riferimento che scandiscono perennemente le nostre vite di colpo svanissero? Cosa succederebbe se l’ordine ormai collaudato da generazioni smettesse di essere tale e toccasse a pochi superstiti ricostruirlo da zero?

Questo lo scenario del teen drama The society, approdato sulla piattaforma Netflix il 10 Maggio 2019. Se pur breve e di una sola stagione (la seconda è stata recentemente annullata) questa serie TV si è fatta spazio tra le svariate produzioni con trama distopica che si sono susseguite nel tempo sulle varie piattaforme streaming. Coinvolgente, misteriosa e a tratti tenebrosa, The society racconta la storia di un gruppo di ragazzi che, tornati in fretta da un viaggio scolastico mai arrivato a destinazione, si ritrovano abbandonati un una sorta di strano sogno. La città che avevano lasciato, piena di persone care, ricordi e abitudini, viene spazzata via da una copia esatta completamente deserta. Alla fermata dei bus nessuno ad aspettarli: case vuote, mezzi sospesi, internet assente. A circondare l’intera città una foresta apparentemente infinita. Un sogno che i ragazzi presto capiranno essere la loro nuova realtà. Dal nulla si troveranno a dover fare una scelta importante, abbandonando prematuramente la loro gioventù, per entrare a forza nell’età adulta. Chi sarà il leader? Come riusciranno a sopravvivere? Riusciranno mai a tornare a casa ammesso che esista ancora?

La distopia come mezzo di riflessione

Anche se piena di pathos tipico delle serie di e per ragazzi, questo scenario drammatico coinvolge il telespettatore perché lo mette nelle condizioni di interrogarsi e immedesimarsi nelle decisioni che i personaggi devono prendere episodio dopo episodio. L’adrenalina, la sensazione di poter essere qualcosa di nuovo è la stessa che ci pervade ogni volta che giochiamo a un gioco di ruolo: la tua nuova identità ti permette di essere qualcun altro e di ricoprire una carica specifica a volte inaspettata. La tua indole, poi, gioca un ruolo importante. Ti distingue dagli altri e ti permette, nelle situazioni più critiche, di capire qual è la strada giusta da percorrere. Ma se sulla carta può sembrare così facile, nella realtà non lo è. Litigi, lotte di potere, “colpi di stato”, annullamento totale della persona, sono solo alcune delle problematiche che crea una situazione così disastrosa. Ognuno viene segnato in modo diverso e reagisce in modo diverso al peso delle proprie decisioni, che se in un gioco di società possono portare alla vittoria o, nella peggiore delle ipotesi alla sconfitta, in questo caso possono fare la differenza tra la vita e la morte propria e della comunità.

Riferimenti e spunti

I riferimenti ad altre opere sono molteplici e questo permette a chi riesce a identificarli di essere ancora più coinvolti nella trama.

I più interessanti, entrambi letterari, sono principalmente due: Il signore delle mosche e Il pifferaio magico. Il primo, più da un punto di vista generico della trama, racconta le disavventure di un gruppo di ragazzini vittime di un incidente aereo. Sopravvissuti per miracolo e nell’attesa dei soccorsi decidono di ricreare una piccola società nel tentativo di autogovernarsi, come i personaggi della serie. Le cose però non vanno come avrebbero sperato e i piccoli protagonisti si rendono partecipi di un finale disastroso. Il secondo spunto, invece, è più specifico per piccoli riferimenti all’interno della storia: i cittadini di Hamel ( nella serie la città si chiama West Ham) vittime di un’invasione particolarmente fastidiosa di topi (nella serie un tanfo che misteriosamente coinvolge la città) vanno a lamentarsi dal sindaco che, stremato, decide di ingaggiare un uomo per liberarsi del problema. Il pifferaio, incaricato dal sindaco, con il suo strumento magico attira a sé tutti i topi e li conduce fuori dalle mura della città. Una volta compiuta la missione l’uomo si reca dal sindaco per ricevere il suo pagamento, che però si rifiuta e lo caccia via (come nella serie). Il pifferaio allora, infuriato, decide di vendicarsi del sindaco e degli abitanti della città suonando ancora una volta una melodia, questa volta per attirare a sé tutti i bambini di Hamel per portarli via per sempre (nella serie l’uomo misterioso responsabile della scomparsa del tanfo, non essendo stato ripagato, decide presumibilmente di portare via i ragazzi dalla città di West Ham, attraverso i pullman della gita, per poi riportarli nella nuova città, che loro chiameranno New Ham).

Una questione morale

La morale è un argomento chiave della serie in cui sembrano essere stati disseminati continui riferimenti alla Bibbia. La chiesa, poi, diventa il punto di ritrovo dei ragazzi, e la religione assume un ruolo centrale nella loro quotidianità. Non solo, il peccato, rappresentato, per esempio, dall’avarizia, dall’invidia, dall’omicidio, è un tema ricorrente nella storia. A riguardo, una citazione colpisce particolarmente: sul muro della chiesa, poco prima di partire per la gita, attira l’attenzione di alcuni ragazzi la scritta “siete stati pesati sulla bilancia e ritenuti insufficienti”. Che si tratti di una punizione divina? E in tal caso, chi è stato punito veramente?

La risposta, come ogni serie misteriosa che si rispetti, non c’è. Ma la bellezza forse sta proprio nel porsi molte domande senza ricevere nessuna risposta, se non molti indizi da cui trarre le proprie conclusioni. Che il popolo del web non riesca a insistere a sufficienza per fare in modo che rinnovino la seconda stagione? Staremo a vedere, nel frattempo si consiglia un mega rewatch alla ricerca di quei dettagli che possono esserci sfuggiti.

Noemi Tron

foto: cinematographe.it

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