Una donna: Oriana Fallaci

Quindici anni fa colei che mai si era piegata al volere altrui si lasciava andare a quello che chiamava “l’alieno”: il cancro. Era il 15 settembre 2006. Quella donna era una delle personalità letterarie e giornalistiche che più caratterizzò il XX secolo italiano nonché opinionista rivoluzionaria. Una giornalista appassionata, una donna viscerale, la prima reporter italiana ad essere inviata in territorio di guerra. Una donna che non si sottometteva, nemmeno ai potenti che intervistava. Una donna che dava del tu al potere. Nel giorno dell’anniversario della sua morte, vogliamo ricordare questa donna eccezionale: Oriana Fallaci.

Una carriera formidabile

«Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata».

Oriana nasce il 29 giugno 1929 a Firenze, in una famiglia di antifascisti. Già dall’adolescenza aiuta il padre Edoardo nella lotta partigiana facendo da staffetta. Finita la guerra consegue il diploma di maturità presso il liceo classico “Galileo Galilei” e si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università di Firenze. Ma ben presto la sua passione per la scrittura che già l’aveva portata a firmare i primi articoli per il Mattino dell’Italia Centrale si fa più impellente.

Oriana si trasferisce alla facoltà di Lettere e lavora appassionatamente come giornalista. Passa all’Epoca, il giornale diretto dallo zio Bruno Fallaci, passando dalla cronaca nera alla moda. Nel 1955 si trasferì a Roma dove iniziò a scrivere per l’Europeo. Inizia il periodo dei grandi viaggi e delle interviste che la resero nota a tutto il mondo. Tra i grandi che intervistò c’erano Henry Kissinger, Golda Meir, Yasser Arafat, Deng Xiao Ping; e poi Enrico Berlinguer, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini. Con ognuno riusciva ad essere sia amica che rivale.

L’intervista più clamorosa fu quella per il Corriere della Sera con l’ayatollah Khomeini, mai intervistato prima da una donna. A un certo punto Oriana gli domandò a proposito della condizione della donna in Iran. L’ayatollah disse «Questo non la riguarda. I nostri costumi non la riguardano. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene». In tutta risposta Oriana si tolse lo chador e lo definì un tiranno. «Grazie signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. L’accontento su due piedi. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo». Khomeini si alzò e se ne andò.

(Se vuoi leggere l’intervista completa puoi trovarla qui http://www.oriana-fallaci.com/khomeini/intervista.html).

In questo periodo affina il suo stile nelle interviste che la contraddistinguerà: inizialmente accomodante per poi andare a colpire l’intervistato con i suoi stessi errori. Dopo Roma si trasferisce a Milano e scrive per il Giornale. In questi anni viaggia innumerevoli volte negli Stati Uniti e scrive il suo primo libro “I sette peccati di Hollywood“. Questo fu solo il primo di molti libri tra cui il primo romanzo, “Penelope va alla guerra“, presentava i temi più cari e ricorrenti a Fallaci: la condizione femminile nel mondo, la guerra, la lotta all’ingiustizia. E poi Guerra Fredda, aborto, Medio Oriente. Come disse lei stessa, il giornalismo era solo un mezzo per arrivare alla letteratura. Per questo motivo sul suo epitaffio è inciso “scrittore” e non “giornalista”.

Scrive per il Corriere della Sera. Viene inviata in Vietnam e in Messico, dove viene ferita durante una manifestazione studentesca. In Libano conosce Paolo Nespoli, futuro astronauta con cui avrà una storia d’amore di 5 anni. Da quel viaggio nasce una delle sue opere più note: “Insciallah.

L’amore

Donna dotata di intelletto e fascino, Oriana ebbe numerosi compagni di vita. Tra questi, Alekos Panagulis, leader dell’opposizione greca, fu il suo grande amore.

Rimase incinta e abortì, come era già accaduto durante la precedente relazione con il giornalista Alfredo Pieroni. Da questa esperienza trasse uno dei suoi racconti più sensibili “Lettera a un bambino mai nato“. Il monologo di una donna che porta in grembo un figlio inaspettato e si interroga sulle responsabilità di portare alla luce un’altra vita. Un’opera che destò molto scalpore dato che proprio in quegli anni la discussione sull’aborto era molto accesa in Italia.

A proposito scrive Fallaci: «Le donne si indignano da un parte, gli uomini si arrabbiano dall’altra, gli abortisti mi maledicono perché concludono che io sono contro l’aborto, gli antiabortisti mi insultano perché concludono che io sono per l’aborto. E nessuno o quasi si accorge di cosa vuol dire il libro veramente. Nella rissa non hanno ragione né gli uni né gli altri, o hanno ragione tutti e due. Il libro è la saga del dubbio. Vuol essere la saga del dubbio» (da “La paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria“).

Panagulis fu poi ucciso nel 1976 lasciando dentro Oriana un’incolmabile vuoto di cui narrò nell’opera “Un uomo” che le valse il premio Viareggio. «Alekos e mia madre erano le due creature della mia vita» diceva.

Oriana e Alekos, immagine de il Corriere della Sera

Le controversie

Come si può dedurre, Oriana era una donna che non aveva paura di dichiarare apertamente le proprie opinioni. Per tutta la vita non seguì i dogmi del politically correct, anche quando ciò la rendeva malvista al grande pubblico.

Soprattutto negli ultimi anni della sua vita, tra il 2001 e il 2006, assunse posizioni forti. Dalla polemica contro Sabina Guzzanti riguardo le manifestazioni no-global, alle forti critiche alla sinistra italiana e allo strapotere giudiziario di cui essa approfittava.

Dirompente la sua critica al comunismo, che nel suo libro “La rabbia e l’orgoglio” definiva: «una monarchia di vecchio stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a un uomo gli tagli le palle non è più un uomo diceva mio padre. Invece di riscattare la plebe il comunismo trasforma tutti in plebe. Rende tutti morti di fame». Un’opinione già affermata dalla sua non celata posizione a favore della proprietà privata e della libertà economica.

Nel 2002 la scrittrice venne citata in giudizio dal Centro Islamico e dall’Associazione Somali di Ginevra, dalla sede di Losanna di SOS Racisme e da un cittadino privato, con l’accusa di razzismo. Fallaci aveva infatti sempre mostrato la sua tendenza antislamica, soprattutto in “La rabbia e l’orgoglio e a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle a cui aveva personalmente assistito durante la sua lunga permanenza a New York. La richiesta venne comunque respinta in fede alla libertà d’espressione promossa dalla Costituzione Italiana.

Negli ultimi anni aderì inoltre al movimento del conservatorismo sociale, esprimendo opinioni contrarie ai matrimoni omosessuali e alle adozioni gay. Criticò aspramente la cosiddetta “lobby gay”, seppur non ponendosi mai contro l’omosessualità in sé. Dichiarò al contrario di essere stata grande amica di Pier Paolo Pasolini, dichiaratamente gay, e di aver condiviso per un periodo la propria casa con una coppia omosessuale.

Morte e futuro

La Fallaci morì a Firenze il 15 settembre 2006 a 77 anni, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute, dovuto al cancro ai polmoni che da anni l’aveva colpita. Fu sepolta con rito evangelico nel Cimitero degli Allori di Firenze, accanto ad un cippo commemorativo di Alekos Panagulis. Gran parte del suo patrimonio libraio, nonché lo zaino che aveva utilizzato durante i reportage in Vietnam, fu donato alla Pontificia Università Lateranense di Roma.

Il suo ultimo libro, la saga famigliare intitolata “Un cappello pieno di ciliegie“, fu pubblicato postumo nel 2008.

Ma Oriana vive nel nostro presente ora più che mai. Dopo la sua morte, Franco Zeffirelli scrisse: «Noi non potremo né dovremo seppellirti nell’oblio, cara Oriana, perché tu avevi visto prima il pericolo che ci sovrastava e l’avevi urlato con tutta la tua forza a un mondo di sordi, di ciechi, di vigliacchi». Possiamo dunque evincere che le parole di Oriana sono attuali oggi più che mai. Vista la nuova presa di posizione dei talebani in Afghanistan, ciò che scrisse Fallaci a proposito del movimento jihadista ritorna oggi alla memoria di molti. Nel ricordo del ventesimo anniversario della caduta delle Twin Towers di cinque giorni fa e a seguito dei recenti avvenimenti di Kabul, Oriana ci conferma che l’integralismo islamico è un pericolo che non va sottovalutato. Nonostante le sue molte posizioni controverse, è infatti vero che in molte occasioni la giornalista fiorentina ha scritto parole quasi profetiche:

Oriana Fallaci negli ultimi anni della sua vita, immagine di Panorama

«Sbaglia chi crede che la Guerra Santa si sia conclusa nel novembre 2001 cioè con la disgregazione del regime talebano in Afghanistan. Sbaglia chi si consola con le immagini delle poche donne che a Kabul non portano più il burkah e a volto scoperto escono di casa, vanno di nuovo dal dottore, vanno di nuovo a scuola, vanno di nuovo dal parrucchiere. Sbaglia chi si accontenta di vedere i loro mariti che dopo la disfatta dei Talebani si levano la barba (…). Sbaglia perché la barba ricresce e il burkah si rimette. Negli ultimi vent’ anni l’Afghanistan è stato un alternarsi di barbe rasate e ricresciute, di burkah tolti e rimessi. Sbaglia perché gli attuali vincitori pregano Allah quanto gli attuali sconfitti». (Remember, 11/09/2002).

Caterina Malanetto

(Immagine di copertina: Oriana Fallaci self-portrait with Rolleiflex, https://it.wikipedia.org/wiki/Oriana_Fallaci#/media/File:Oriana_Fallaci_self_portrait_Rolleiflex.jpg)

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