Cellulari insanguinati

Quanti di noi possiedono un cellulare? E quanti di noi l’hanno cambiato almeno una volta nella vita? Tutti possediamo un telefono, ma pochi conoscono le componenti e la derivazione dei materiali che lo compongono. I nostri inseparabili smartphone sono formati da rame, ferro, argento, nichel, cobalto, piombo, stagno e coltan, conosciuto anche come columbite-tentalite. Quest’ultimo materiale è molto prezioso e sempre più ricercato, in quanto ritenuto fondamentale per una buona prestazione delle batterie dei nostri apparecchi elettronici.

Cos’è il coltan?

Il coltan, minerale metallico, si trova principalmente nella parte orientale della Repubblica del Congo dove i bambini, a mani nude, senza equipaggiamento protettivo, vengono sfruttati nelle miniere illegali. In Congo, infatti, è frequente lo sfruttamento minorile, il quale implica l’impiego di bambini, anche piccolissimi, nella raccolta del coltan. I minori si occupano principalmente di attività che si svolgono in superfice quali la raccolta, la selezione e il lavaggio dei materiali. Non è raro, però, che a volte vengano costretti a entrare nelle miniere, che presentano tunnel stretti soggetti a crolli frequenti, all’interno dei quali i più piccoli riescono a infilarsi facilmente grazie alla loro corporatura esile.

I problemi derivanti dallo sfruttamento intensivo e minorile

Lo sfruttamento inumano delle miniere è presente in Congo dagli anni ’90 e nel corso degli anni è incrementato sempre più a causa di accordi politici e debiti da saldare con i Paesi esteri.

La raccolta dei materiali minerari si compie seguendo sette passaggi: l’estrazione del minerale, la rivendita ai compratori locali, la rivendita a compagnie estere presenti in loco, la rivendita a compagnie estere che si occupano della lavorazione del materiale, la vendita alle industrie che si occupano di produrre le batterie e, infine, la vendita alle multinazionali che assemblano i cellulari e portano il prodotto finale nei negozi dove acquistiamo i nostri smartphone.

Diverse autorità, nel corso del tempo, hanno cercato invano di spezzare questa catena: nel 2010, Barack Obama obbligò le aziende americane a certificare la provenienza dei minerali adoperati nei loro prodotti: ciò, però, non cambiò la situazione. Infatti, si trovò l’escamotage di spostare la compravendita del coltan nel vicino Ruanda, dove non si era mai presentato il problema dello sfruttamento minorile nelle miniere di coltan…Forse perché non disponibili minori?

Conseguenze sulla salute

La raccolta del coltan causa ad adulti e bambini gravi problemi di salute come la compromissione del cuore, dei vasi sanguigni, del cervello e della cute. Danneggia l’apparato digerente, porta a difetti genetici nella prole e  aumenta il rischio di cancro. Inutile dire che la maggior parte dei lavoratori sfruttati avrebbe bisogno di cure alle quali non può accedere. I problemi di salute, però, non sono legati solo alle persone che estraggono il coltan, bensì riguardano tutta la popolazione. Nella Repubblica Democratica del Congo vi sono numerosi conflitti legati a questo minerale che portano a violenze nelle popolazione civile: si parla di stupro di donne, uccisione di persone, sfollamenti.

Ma cosa possiamo fare noi per migliorare la situazione?

Come si è letto, lo sfruttamento dei lavoratori e dei minori per la raccolta del coltan è molto intenso, poiché questo minerale è fondamentale per la batteria dei nostri cellulari.

Allora, una soluzione piuttosto semplice potrebbe essere quella di non cambiare cellulare ogni due anni, semplicemente per avere l’ultimo modello appena uscito o per un piccolo guasto riparabile. Ma non solo: si potrebbe scegliere di comprare smartphone da aziende che non usano materiali come il coltan e rispettano le giuste norme.

Un esempio è l’azienda olandese Fairphone, la quale non solo rispetta i diritti dei lavoratori ma cerca anche di inquinare meno, realizzando nuovi cellulari mediante parti di quelli vecchi e dando la possibilità di aggiustare il proprio smartphone dopo un piccolo guasto, senza doverlo rottamare o cambiare.

Può esistere uno smartphone etico e sostenibile? - FASTWEB

Alessandra Vegis

Immagine in copertina: accri.it

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