Premio Lattes Grinzane 2021: Kader Abdolah

Il 2 ottobre 2021 si è tenuta la premiazione dell’undicesima edizione del Premio Internazionale Lattes Grinzane, promosso come ogni anno dalla Fondazione Bottari-Lattes. Il premio prevede cinque finalisti scelti da una giuria tecnica tra i quali, poi, 400 studenti provenienti da vari licei italiani decretano il vincitore. L’edizione 2021 ha visto l’assegnazione di un premio speciale a Margaret Atwood, l’autrice di famosissime opere distopiche, femministe ed ecologiste tra cui Il canto di Penelope, Il racconto dell’ancella (da cui è stata tratta la fortunatissima serie omonima di Amazon Prime) e L’altra Grace, mentre si è aggiudicato il premio Lattes Grinzane Nicola Lagioia con il suo La città dei vivi. Gli altri finalisti in gara erano Richard Russo con Le conseguenze, Maylis de Kerangal con Un mondo a portata di mano, Bernardine Evaristo con Ragazza, donna, altro e Kader Abdolah con Il sentiero delle babbucce gialle. The Password ha partecipato alla conferenza stampa con Kader Abdolah per scoprire un libro che parla di Storia, raccontando infinite storie, parla di Arte, giocando con un discorso metaletterario sulla creazione artistica, e racconta la Vita, il destino e la rinascita di un narratore non sempre affidabile, a volte disperato, sempre aggrappato all’esistenza con le unghie e con i denti.

L’autore

Kader Abdolah è lo pseudonimo di Hossein Sadjadi Gaemmaghami Farahani, nato a Arak, in Iran nel 1954. Il nome d’arte è stato costruito unendo i nomi di due oppositori di regime, assassinati dagli ayatollah, ed è già un indizio o un programma della sua biografia e della sua produzione letteraria: perseguitato dal regime dello scià prima, da quello di Khomeini, poi, fugge in Europa dove vive da rifugiato politico in Olanda e dove scrive, in olandese, i suoi capolavori. Tra di essi ricordiamo La casa della moschea, eletto dai lettori il secondo miglior libro mai scritto in olandese, poi Uno scià alla corte d’Europa, Scrittura cuneiforme e Un pappagallo volò sull’Ijssell.

Il libro

Ne Il sentiero delle babbucce gialle è lo stesso Abdolah a ricevere un manoscritto autobiografico, in olandese, da parte di un amico, regista iraniano e rifugiato politico, con il compito di adattarlo alla lettura e alla pubblicazione. Ci immergiamo, così, nel racconto autobiografico di Sultan (alter ego insieme del poeta Said Sultanpur e di Abdolah stesso), cresciuto ad Arak, una cittadina iraniana tradizionale e religiosa, che scopre il suo amore per l’arte e la cinepresa. Sultan si trova un po’ per caso, un po’ per volere del fato, a giocare un ruolo di primo piano nella rivoluzione e, poi, nell’opposizione all’integralismo di Khomeini. Il sentiero che Sultan segue è popolato da personaggi usciti da uno dei polizieschi americani o dei western che ha letto da bambino, dai jinn (geni, spiritelli della tradizione persiana che, a seconda del racconto di cui sei protagonista, esaudiscono tre tuoi desideri o ti riempiono di botte in una crisi epilettica) e da donne irraggiungibili, rimpiante, desiderate, amate o ammirate da lontano. La strada che Sultan percorre lo porta molto lontano, prima a Teheran, poi in Europa, ma gli basta schioccare i tacchi (rivestiti d’oro) di un paio di babbucce gialle per ritrovarsi in “Kansas”, nello studio del nonno intento a rilegare libri, o in quello del padre che fabbricava le stesse babbucce per sua madre.

La conferenza del Premio Lattes Grinzane

Durante la conferenza stampa del Premio abbiamo avuto l’occasione di discutere con Kader di alcuni degli aspetti più interessanti del suo ultimo romanzo e della sua poetica in generale. A partire dalla scelta di utilizzare l’olandese, scelta che accumuna Sultan e Abdolah stesso. Abdolah ha scritto tutti i suoi romanzi in olandese: ci spiega come l’utilizzo di una lingua diversa dalla propria permetta a chi scrive di superare un bagaglio grammaticale, sintattico ma anche culturale di cui ogni scrittore si fa carico e liberare una nuova potenza espressiva. Ne esce una lingua nuova che Kader pensa sia portatrice di una voce per una nuova Europa, multietnica e multiculturale. Racconta un episodio della sua infanzia ricordando come suo padre, sordomuto, desideroso soltanto di un figlio con una voce tale che si sarebbe sentita ovunque, sia stato il motore che l’ha sostenuto nell’impresa di scrivere in un’altra lingua. Kader racconta di aver come sentito, nei momenti in cui si trovava più in difficoltà, la voce di suo padre che gli diceva “L’Europa ha bisogno di qualcuno che la racconti, con quella voce che ti ritrovi, ce la devi fare e basta”.

Non manca, poi, lo spazio per discutere sugli aspetti più metaletterari dell’opera: Sultan è un regista, uno storyteller per definizione, che scrive un’autobiografia sotto forma di hekayat, i racconti brevi tipici della tradizione persiana de Le mille e una notte. Storie raccontate, rivisitate e inventate si intrecciano e si sovrappongono, facendoci a tratti dubitare dell’affidabilità del nostro narratore. Quando poi queste storie vanno a toccare eventi storici di straordinaria importanza, il libro apre a infinite discussioni sul ruolo della memoria, della responsabilità di chi custodisce la storia e dell’inevitabilità che gli eventi storici si “colorino” mano a mano che vengono raccontati. Abdolah, sul tema, è enigmatico e lapidario al tempo stesso: “La realtà non è sufficiente a raccontare la realtà. Per questo scrivo romanzi” si limita a dire. Leggendo Il sentiero delle babbucce gialle si ha l’impressione che quest’aforisma diventi più che mai cristallino.

Ginevra Gatti

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