StayAleeve: ogni storia merita di essere vissuta

Intervista ad Alessandro Buffelli

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte dei giovani tra i 15 ei 29 anni. Anche in Italia, dove su 4000 suicidi annuali il 5% è compiuto da giovani sotto i 24 anni, il fenomeno del suicidio giovanile rappresenta un problema reale.

La difficile situazione causata dalla pandemia ha incrementato i disagi psicologici dei giovani che, privati degli svaghi quotidiani, della scuola e dello sport, ricadono sempre più spesso in episodi più o meno frequenti di ansia e depressione, fino a soffrire di patologie croniche gravi che si protraggono nell’età adulta. Queste problematiche possono sfociare in atteggiamenti autolesionistici, spesso di carattere suicidario.

Allo scopo di prevenire questi atti definitivi, sono nate negli anni vari centri di ascolto e onlus che si occupano di assistere i ragazzi con tendenze suicide. Molte di queste, pur svolgendo un lavoro essenziale, si limitano a intervenire in caso di tentato suicidio e il loro carattere formale e burocratico invoglia sempre meno i più giovani ad affidarsi a loro.

Per questo motivo nasce nel 2017 StayAleeve Onlus, un’associazione non-profit che si occupa di prevenire il suicidio giovanile, nonché di informare nel modo più accessibile possibile al riguardo e indirizzare a centri di ascolto e a professionisti, aiutando i ragazzi a dipanare la fitta matassa burocratica che avvolge il trattamento pubblico della salute mentale in Italia.

Ieri , 10 ottobre, è stata la giornata mondiale della salute mentale, ed è quindi più che mai importante ricordare che provare dei disagi è normale.

Ho avuto il piacere di intervistare Alessandro Buffelli, presidente e cofondatore di StayAleeve Onlus, parlando di suicidio, salute mentale e non solo.

Alessandro Buffelli

Cos’è StayAleeve?

“StayAleeve è una onlus che si occupa di prevenzione al suicidio e tutela della salute mentale. I volontari, tutti giovanissimi con un’età compresa tra i 18 e i 30 anni, hanno lo scopo di creare una prevenzione di tipo nuovo, diversa da quelle presenti oggi in Italia.”.

Com’è nata l’associazione?

“Tutto nacque da un’assemblea d’istituto. Il rappresentante mio amico mi aveva chiesto di riempire un buco di un’ora nell’assemblea con una qualche attività, e subito mi è venuto in mente di creare una specie di talk riguardante la tematica del suicidio. Era infatti di pochi giorni prima la notizia di una ragazza della nostra stessa città, Novara, che si era tolta la vita. Insieme all’attuale vicepresidente Vittoria creammo un ambiente di dibattito e confronto. Si giunse all’idea comune che in Italia era necessario sdoganare queste tematiche in modo più incisivo. Da lì nacque nel StayAleeve. Negli anni ci siamo allargati da Novara in tutta Italia e da sei o sette volontari siamo passati a venti.”.

Cosa fate nello specifico?

“Ci occupiamo principalmente di prevenzione attraverso eventi pubblici in tutta Italia, conferenze aperte al pubblico e percorsi interattivi. Gli incontri diretti con i ragazzi sono il nostro punto di forza, in particolare assemblee nelle scuole e peer education. Siamo propensi a fare in modo che i nostri incontri siano luogo di dibattito e confronto, non solo lezioni frontali, dove la raffica di nozioni imposte agli studenti entrano da un orecchio ed escono dall’altro.

Trattare la tematica del suicidio e della salute mentale e soprattutto normalizzare queste questioni è essenziale, ma nonostante ciò le scuole sono molto restie ad accogliere esperti per parlarne con i ragazzi. È vero che l’Italia è un paese bigotto, e ciò si riflette sulla sordità del personale scolastico che si rifiuta di trattare queste tematiche fino a che non sopraggiunge il suicidio di uno studente. Spesso accettano di organizzare un incontro con noi solo arrivati a quel punto.”.

Come strutturano gli incontri di peer education?

“Queste attività si svolgono esclusivamente nelle scuole superiori attraversò percorsi specifici a seconda delle fasce di età. Il docente viene fatto uscire dall’aula dove rimangono solo gli studenti e i volontari, anch’essi molto giovani.

Nel primo biennio si tratta l’argomento della salute mentale in modo più generale, spiegando che è normale provare dei disagi e vivere momenti di tristezza. Si inizia dunque con la normalizzazione dei problemi psicologici.

Nel secondo biennio si insegna a riconoscere i segnali di disagio psicologico e si svolgono vari giochi e attività per poi terminare con una parte più nozionistica.

Al quinto anno si svolge l’attività più delicata: portare al suicidio figurato un volontario. I ragazzi sono liberi di dire ciò che vogliono allo scopo di portare il volontario ad uccidersi. Questa attività è particolarmente importante perché vengono fuori tutti quei comportamenti pericolosi che spesso sottovalutiamo. In questa maniera i ragazzi si rendono conto di cosa fa stare male l’altro e di come sia semplice ferire le persone. Riconoscendosi come vittime e carnefici acquistano una nuova consapevolezza.”.

(https://stayaleeve.org/download/progetti-scuole.pdf)

Come utilizzate i social?

“Ultimamente abbiamo deciso di usare i social non solo come vetrina sulle nostre attività, ma come un mezzo interattivo per prevenire il disagio psicologico agendo in maniera semplice ed immediata. Sono inoltre il modo più facile per comunicare con i giovani e per sdoganare alcune tematiche. Diamo poi alcune nozioni basilari allo scopo di rendere le persone in grado di riconoscere patologie e problemi mentali e capaci di gestire tali situazioni. Sempre attraverso i social cerchiamo di indirizzare le persone verso i centri specializzati, soprattutto quando veniamo contattati in chat da qualcuno bisognoso di aiuto.”.

Quali sono le tappe che seguite dopo essere stati contattati da una persona che necessita di aiuto?

“Innanzitutto si cerca di capire l’entità del problema e a seconda di quello indirizzarla al centro di supporto più vicino. Al proposito siamo stati la prima associazione italiana ad aver creato un database di centri e numeri che offrono supporto psicologico. Si chiama NearMe ed organizzato per regioni e province. Ci abbiamo investito molto tempo e crediamo possa essere estremamente utile per indirizzare le persone in modo efficace al supporto professionale più vicino a loro.

Nel caso in cui la situazione sia particolarmente grave e la persona che ci ha contattati sia particolarmente decisa a togliersi la vita si segue un percorso specifico con le forze dell’ordine.”.

(https://stayaleeve.org/trova-aiuto per accedere ai numeri di supporto e a NearMe)

Quali sono i segnali che indicano che una persona vicina sta passando un brutto periodo?

“Tristezza generale e depressione, La persona in questione parla spesso di morte e della sua tristezza, di come le cose nella sua vita non vadano nel verso giusto. Finge felicità in modo evidente, digiuna o esagera on il cibo. Abusa di alcool e droghe. Cambia umore in maniera improvvisa.

Al riguardo abbiamo creato sul nostro sito una pagina che illustra i principali sintomi di depressione e da consigli su come agire: prima di tutto bisogna rendersi il più possibile disponibili, far sfogare l’amico e ascoltarlo. Non insistere sul volerne parlare, semplicemente far presente che si è presenti e pronti a fornire aiuto in qualsiasi modo. Una persona disponibile ad ascoltare è già un’enorme aiuto.”.

(https://stayaleeve.org/prevenzione)

Come si spinge una persona a rivolgersi ad un’associazione che può fornirle aiuto?

“Inizialmente facendo lo gnorri. Se non si conosce la persona bisogna tentare di capire com’è fatta, come reagirebbe alla tua offerta di aiuto e se ha intenzione di parlare del suo problema. In seguito si chiede in modo esplicito: ti vedo un po’giù ultimamente, tutto ok?. Quando si è instaurata una certa fiducia si propone di uscire e passare del tempo insieme. Non insistere ma sii presente nel fornire supporto. Infine si propone l’aiuto di uno specialista: conosco questo psicologo/associazione, forse potrebbe fare al caso tuo. Forse vorresti parlare con un estraneo per sfogarti meglio.

Se la situazione è particolarmente grave non bisogna farsi problemi nel contattare noi stessi i numeri di supporto asserendo al fatto che si è preoccupati per una persona a noi vicina.”.

Come si diventa volontari?

“Scrivendo una mail alla nostra casella di posta elettronica presentando se stessi e perché si vuole diventare volontari. In seguito si fa un colloquio preliminare con il direttivo durante il quale il possibile volontario capisce se il lavoro dell’associazione può fare al caso suo. Si tratta infatti di un lavoro molto delicato, proprio per questo i volontari vengono correttamente formati e devono sottoporsi ad un test per accedere all’associazione. Si richiede inoltre che non soffrano di disagi psichiatrici o psicologici gravi, allo scopo di tutelare loro stessi.”.

(https://stayaleeve.org/volontari)

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Vogliamo far crescere il più possibile l’associazione, dal momento che le situazioni di crisi continueranno a ripresentarsi se nessuno ne parla. Vogliamo mantenere un gruppo di giovani: è risaputo che giovani e adulti hanno linguaggi diversi, e puntando noi ad aiutare gli adolescenti, cerchiamo il più possibile di mantenere una gestione giovane. Gli adulti possono infatti fornire supporto ma non vi è lo stesso tipo di scambio come tra i ragazzi.

Sotto un punto di vista più pratico, abbiamo in ballo un grosso progetto con Scuola.net. Vogliamo inoltre investire molto sui social e su internet, potenziando le nostre piattaforme e creando un’app. Inoltre stiamo recentemente cercando di realizzare un progetto con le scuole in modo che possano valutare in autonomia la situazione mentale dei loro studenti, intervenendo in caso di pericolo. Si tratta di un servizio gratuito che riteniamo possa essere utile dal momento che le scuole spesso sottovalutano la condizione mentale degli studenti. Con il Miur si ha intenzione di avviare un protocollo per avere un patrocinio del Ministero dell’istruzione. Infine, un nostro altro obiettivo è quello di avere una rete di professionisti (psicologi, infermieri, educatori professionisti) affiliati alla nostra associazione e che possano fornire un supporto gratuito. Sono molti progetti ambiziosi ma siamo fiduciosi.”.

Com’è cambiato il lavoro di StayAleeve con la pandemia?

“Purtroppo sono saltati molti eventi in programma e il nostro modo di lavorare è cambiato totalmente. Abbiamo iniziato a sfruttare molto di più i social come mezzo di informazione e di interattività. Voglia infatti continuare con questo nuovo utilizzo dell’internet per creare un’informazione accessibile anche riguardante tematiche collaterali al suicidio, come i disturbi alimentari, la mascolinità tossica e i disturbi dell’ apprendimento.

Il tema della salute mentale è in continua evoluzione e si presentano continuamente nuove questioni. La pandemia stessa è diventata una nuova problematica per la salute mentale a causa del lockdown e della conseguente chiusura relazionale, i problemi familiari, una routine logorante.”.

Cosa vorresti dire ad una persona che vuole rivolgersi all’associazione ma non ha il coraggio o la consapevolezza necessari?

I disturbi psicologici sono una cosa normale. La società li considera ancora come un tabù, ma l’essere umano soffre di questo tipo di disagi sin dall’antichità, sin da quando possiede un cervello pensante. È normale che succeda ed è normale parlarne. Il fatto che ci si senta male, tristi, depressi, non è un problema né proprio né delle persone esterne a noi: è un problema della condizione umana. È normale che si stia male ed è anormale che le persona la considerino una cosa sbagliata.

Bisogna sentirsi legittimati a parlarne e non considerare famiglia e amici degli antagonisti, anche se molto spesso sembra che lo siano. Nel caso esistono hotline pronte ad ascoltarti.”.

Caterina Malanetto

Contatti StayAleeve Onlus:

StayAleeve Onlus
Viale Giulio Cesare, 239
28100 Novara (NO)
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Immagine di copertina di https://www.stayaleeve.org/.

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