Youth4Climate e PreCOP26: i meeting preparatori per discutere di clima

Dal 28 al 30 settembre scorso a Milano si è tenuto il Youth4Climate: Driving ambition, seguito da 3 giorni di PreCOP26. I due eventi sono preparatori alla conferenza COP26 che si terrà a Glasgow dal 1° al 12 novembre, presieduta dal Regno Unito con la partecipazione dell’Italia.

Lo scopo di Y4C

Al meeting Youth4Climate erano presenti 400 giovani compresi tra i 15 e i 29 anni, 2 per ognuno dei 197 paesi parte di UNFCC, la Convenzione delle Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici.  Ə giovanə si sono riuniti con l’obiettivo di preparare una dichiarazione da presentare aə ministrə dei vari paesi riunitisi per la PreCOP26.  
La dichiarazione è divisa in quattro tematiche: la presenza attiva deə giovanə nelle decisioni politiche, la ripresa economica sostenibile in seguito alla crisi pandemica, il coinvolgimento degli attori non governativi e la costruzione di una società consapevole dei problemi legati al clima. Ogni tema era sviluppato da un gruppo guidato da un rappresentante deə giovanə e da un esperto proveniente da un’organizzazione internazionale. Negli ultimi anni, la nostra generazione ha preso a cuore la sfida climatica e attraverso scioperi e manifestazioni è riuscita a conquistare il suo spazio nel mondo della politica, arrivando a poter dare il proprio contributo anche nei momenti di decisione veri e propri. O almeno, questo è il messaggio che i governi vogliono lanciare, ma non quello che gli/le attivistə hanno percepito partecipando al meeting.  

“(I leader) Invitano una rosa di giovani scelti ad arte a meeting come questo, così da dare l’impressione che ci ascoltano, ma non lo fanno. È evidente che non ci ascoltano. E non l’hanno mai fatto. Basta guardare i dati, le statistiche: le emissioni aumentano senza tregua. La scienza non mente.“.

Estratto del discorso di Greta Thunberg allo Y4C.

L’intervento di Vanessa Nakate

Uno degli interventi che più ha segnato il meeting è stato pronunciato da Vanessa Nakate, rappresentante dei giovani per l’Uganda e fondatrice del movimento Rise Up, che mette insieme ə giovanə del Sud del mondo impegnati nella lotta al cambiamento climatico.  L’attivista ha posto l’accento su quelli che secondo lei sono i primi problemi ai quali i governi devono dare una risposta, ovvero giustizia climatica e razzismo climatico. Le disuguaglianze infatti, non hanno fatto che accentuarsi a causa della crisi climatica: sono i paesi più ricchi ad avere la maggior parte di responsabilità in questa crisi ma al contrario sono le zone più povere a risentire di più delle sue conseguenze. Il continente africano, ad esempio, sarebbe responsabile del 3% delle emissioni nocive globali, ma allo stesso tempo risulta il più colpito dai disastri naturali provocati dal cambiamento climatico. 

“Molti africani stanno morendo, e tanti altri hanno perso i loro beni. Le siccità e le inondazioni hanno lasciato alle persone solo dolore, agonia, sofferenza, fame e morte. E’ ora che i nostri leader si sveglino. E’ ora che i nostri leader smettano di parlare ed inizino ad agire.”.

Estratto del discorso di Vanessa Nakate allo Y4C

Vanessa Nakate durante il suo discorso allo Y4C, Milano. Crediti: Il fatto quotidiano, https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/28/vanessa-nakate-chi-e-lattivista-ugandese-simbolo-dellafrica-ambientalista-che-chiede-giustizia-climatica-per-tutti/6335593/  
 

Cosa significa giustizia climatica

“… E la crisi climatica è ovviamente solo un sintomo di una crisi molto più grande: una crisi di sostenibilità, una crisi sociale, una crisi di equità che risale al colonialismo, e anche prima. Una crisi basata sull’idea che alcune persone valgono più di altre, e quindi hanno il diritto di sfruttare e rubare la terra e le risorse altrui. Ed è molto ingenuo pensare che possiamo risolvere questa crisi senza confrontarci con le sue radici.”. 

estratto del discorso di Greta Thunberg allo Y4C

Il concetto di giustizia climatica è molto complesso e racchiude al suo interno diverse definizioni, tra cui: 

  • Giustizia distributiva: non c’è corrispondenza reale tra emissioni prodotte e conseguenze dei cambiamenti climatici, anzi, sono propri i paesi e le comunità che meno sono responsabili del problema a soffrirne in misura maggiore gli effetti. Questi paesi, quindi, chiedono obiettivi costruiti su misura, per non dover rispettare lo stesso livello di emissioni previsto per i paesi sviluppati che interromperebbe o rallenterebbe il loro processo di sviluppo.
  • Giustizia intergenerazionale: saranno le generazioni future a subire le conseguenze più nefaste delle nostre azioni attuali, nonostante gli effetti del cambiamento climatico si stiano facendo sentire già adesso, e anche nella nostra porzione di mondo.  

Sempre inerente al tema della giustizia climatica, c’è poi la libertà dei cittadini ad agire in nome dei propri diritti, sacrosanta e invece troppe volte calpestata. Secondo un rapporto dell’ONG Global Witness, 227 attivisti climatici sarebbero stati uccisi nel 2020 in Africa, Asia e America Latina. Molto spesso, infatti, le questioni climatiche sono strettamente legate ad interessi di grandi industrie, in alcuni casi molto vicine ai governi, interessi difficili da far venire a galla e che risultano troppo spesso pericolosi da denunciare.  

I risultati della PreCOP26

Alla PreCOP26 hanno partecipato i ministri di clima ed energia di una ristretta cerchia di paesi, i rappresentanti del Segretariato dell’UNFCC e una serie di attori non governativi che si impegnano nel loro campo per la lotta al cambiamento climatico.  

Che cosa ci resta di questi giorni di dibattiti?  

Molte idee, tanti obiettivi e indiscutibilmente voglia di agire, ma in concreto poco o niente dal momento che quasi tutti i piani ideati sono non vincolanti. John Kerry, l’inviato speciale del governo americano sul clima, ha detto che la COP26 è “la linea di partenza di quella che sarà la gara del secolo.  Ogni incontro è un punto di partenza, il meeting più importante sembra sempre il prossimo, e le decisioni vengono troppo spesso rimandate a data da destinarsi.  

Cosa ci possiamo aspettare dalla COP26

Sono quattro gli obiettivi principali di questa COP26:  

  • Produrre zero emissioni entro il 2050 e limitare l’aumento della temperatura a +1.5°;
  • Proteggere le comunità e gli habitat naturali dal cambiamento del clima;
  • Stanziare 100 miliardi di dollari l’anno per l’ambiente, specie per supportare i paesi in via di sviluppo;
  • Aumentare la collaborazione e il multilateralismo e arrivare a delle regole condivise per rendere operativo l’accordo di Parigi.    

La transizione energetica, comunque, rimane il primo punto di discussione per i leader, per rialzarsi in modo green dopo la crisi economica generata dalla pandemia. La conferenza, però, sarà molto probabilmente ancora divisa tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo che, come abbiamo visto, seguono percorsi diversi e richiedono obiettivi diversi. Ad aiutare la transizione energetica potrà essere la prossima riunione del G20: dopo un anno di eventi e meeting, infatti, il 30 e 31 ottobre si svolgerà a Roma il summit finale del G20 a guida italiana. Qui si incontreranno i capi di stato e di governo delle 20 economie più importanti, per trovare delle risposte ai principali quesiti sollevati durante l’anno, sempre seguendo il filo dettato dall’agenda italiana: Persone, Pianeta e Prosperità

Marta Fornacini

In copertina l’immagine ufficiale della PreCOP a Milano.
Crediti: https://ukcop26.org/pre-cop/pre-cop-milan/

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