La vera storia dei Pirati dei Caraibi

C’è stato un tempo in cui, nelle acque cristalline del Mar dei Caraibi, non era così raro vedere corpi che galleggiavano o scorgere in lontananza navi su cui sventolava il Jolly Roger, la famosa bandiera a sfondo nero con il teschio e le ossa incrociate. Siamo nel periodo d’oro della pirateria, che va dal 1640 al 1720, ovvero il momento storico in cui il fenomeno, cominciato nel ‘500, diventa più temibile che mai, tanto da ispirare numerosi film e romanzi contemporanei. Tra i pirati più memorabili della storia, e della leggenda, ci sono anche diverse donne: Anne Bonny, Mary Read e Ching Shih, per citarne alcune. Prima di raccontarvi di più su queste spietate piratesse in un articolo a venire, facciamo un passo indietro e cominciamo dalla storia della pirateria.

Pirateria: gli albori e l’età d’oro

La pirateria è l’azione di coloro che compiono violenze o atti illegali in ambito nautico, attività antica tanto quanto la navigazione: gli Etruschi erano conosciuti come grandi pirati e persino Giulio Cesare, da giovane, fu preso in ostaggio da alcuni pirati vicino all’isola di Rodi. Successivamente, nel Medioevo, l’attività piratesca divenne uno dei tratti distintivi dei Vichinghi, e poi dei Mori, che depredarono l’Europa occidentale. 
La pirateria moderna iniziò solo nel ‘500 e, sorprendentemente, nacque in seno alla legalità: la Corona Inglese, infatti, preoccupata per l’espansione spagnola nell’America Centro-Meridionale, offriva delle patenti corsare ai privati che ne facevano richiesta e questi diventavano autorizzati ad attaccare e catturare le navi mercantili delle altre potenze, dando inizio alle cosiddette “guerre di corsa”. I corsari erano dei pirati legalizzati e, in genere, conquistavano bottini maggiori rispetto ai loro colleghi bucanieri e filibustieri, poiché le loro navi erano progettate apposta per essere navi da guerra leggere e veloci, potevano partire da porti legali e vendere il ricavato nei mercati tradizionali e non al mercato nero. 
Intorno al 1630, due navi, una francese e una inglese, approdarono sulle coste di un’isoletta chiamata San Cristoforo, vicino alla Giamaica. Qui i coloni vissero pacificamente con gli indigeni, imparando il “buccan”, quella tecnica di affumicatura della carne in seguito conosciuta come barbecue, che gli valse il nome di bucanieri. Dopo qualche anno furono attaccati dagli Spagnoli, che rivendicavano la proprietà di tutte le isole del Golfo del Messico. I superstiti si spostarono nell’isoletta di Tortuga, chiamata così perché da lontano la sua forma ricorda proprio quella della tartaruga, più piccola e difendibile. Da qui gradualmente passarono dalla caccia alla pirateria, animati soprattutto da spirito di vendetta. Tortuga ben presto si popolò di pirati di ogni genere, specialmente di inglesi (chiamati filibustieri), francesi e qualche olandese. Formarono un’alleanza chiamata Fratelli della Costa, che negli anni successivi portò alla nascita di quella che è stata definita da molti storici “l’età d’oro della pirateria dei Caraibi”. Si dotarono di una flotta mercenaria e spesso l’Inghilterra cercò la loro alleanza per sconfiggere gli Spagnoli. La Corona inglese concesse a più riprese delle patenti corsare e offrì loro anche la città di Port Royal come base in Giamaica.

La Fratellanza della Costa si era dotata di un regolamento, detto Codice Etico dei Pirati, che ogni capitano declinava un po’ a piacimento. Uno dei più famosi è quello di Black Bart Roberts (1720), basato su un sistema che si può definire democratico. 
Ecco i suoi undici punti:

  1. Ogni uomo ha diritto di voto in tutte le questioni; ha anche diritto a provviste fresche e liquori forti in ogni momento, a meno che la situazione non renda necessario limitare il consumo per il bene comune.
  2. Se un uomo ruba alla compagnia sarà punito con l’abbandono su un’isola deserta. Gli sarà lasciata una pistola con un solo colpo e una borraccia di acqua. Se un marinaio dovesse rubare a un altro, gli verranno tagliate orecchie e naso e sarà lasciato a terra. 
  3. Nessuno può giocare d’azzardo, a carte o a dadi.
  4. Le luci e le candele vanno spente alle 8 di sera, se qualcuno volesse continuare a bere dopo quell’ora dovrà farlo a ponte scoperto. 
  5. Tutti devono mantenere armi, pistole e coltelli puliti e pronti per essere usati.
  6. Non sono ammessi donne e bambini a bordo. Se qualunque uomo fosse trovato a portare donne travestite a bordo, verrà punito con la morte.
  7. Chi diserta dalla nave o non prende parte a un battaglia sarà punito con la morte.
  8. Nessun uomo può colpirne un altro a bordo. Le dispute vanno risolte a terra, all’arma bianca o con la pistola.
  9. Se un uomo dovesse essere ferito in battaglia, riceverò 800 sterline per la perdita di un arto o una somma adeguata per ferite minori.
  10. Il capitano e il quartiermastro ricevono due quote del bottino, il primo ufficiale, il nostromo e il cannoniere una quota e mezzo, gli altri ufficiali una quota e un quarto e il resto dell’equipaggio si divide il bottino in equa parte.
  11. Chi ne ha diritto può riposarsi il giorno del Sabbath, ma gli altri sei non gode di nessun tipo di favore. 

È interessante notare come, in un’epoca storica precedente alla Rivoluzione Francese e quindi alla diffusioni di ideali democratici, tra i pirati il “suffragio universale” fosse già un’istituzione solida: persino il comandante della nave veniva eletto dalla ciurma e poteva essere sfiduciato in qualsiasi momento se la maggioranza votava in tal senso. Al suo posto, qualsiasi membro della ciurma poteva diventare capitano, anche coloro che avevano umili origini, come il famigerato Henry Morgan che, nato in una famiglia poverissima, fece carriera come corsaro fino a diventare il Vicegovernatore della Giamaica. 

La fine della pirateria

Intorno al 1700 nessuna rotta marina era sicura e gli attacchi pirati erano all’ordine del giorno. Per le potenze europee, che nel frattempo si erano dotate di grandi eserciti navali regolari in parte finanziati anche dagli introiti dei corsari, l’attività corsara non era più necessaria, ma rappresentava un ostacolo. Molti, infatti, si erano ben presto slegati dai vincoli delle varie corone e agivano in nome della libertà e dell’arricchimento personale. Per questo il nuovo re d’Inghilterra, Giorgio I, provò a concedere il perdono a tutti i pirati, nella speranza di attirare molti pentiti, ma il provvedimento non fu particolarmente efficace. Cominciò quindi una spietata caccia ai pirati: ad alcuni ex corsari venne data l’autorizzazione a individuare ed eliminare tutti coloro che non erano rientrati nella legalità. In una decina di anni la pirateria nei Caraibi fu praticamente debellata e con la Dichiarazione di Parigi del 1856 la “guerra di corsa” e la figura del corsaro vennero messe fuori legge definitivamente.

Beatrice Segato

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