L’archeologo Khaled al-Asaad e il premio a lui dedicato

L’International Archaeological Discovery Award, intitolato al celebre e ormai scomparso archeologo Khaled al-Asaad, viene annualmente assegnato dalle principali testate giornalistiche esperte in materia alle più importanti scoperte archeologiche effettuate durante l’anno corrente. Tale cerimonia ricorre ormai dal 2015 e la settima edizione avrà luogo a Novembre 2021.

Chi era Khaled al-Asaad?

Khaled al-Asaad è stato un importantissimo archeologo siriano che ha dedicato la propria vita e i propri studi interamente alla città di Palmira, antico e florido sito assiro, poi passato sotto l’influenza greco-romana, bizantina e infine araba. Dal 1963 fino al pensionamento è stato, infatti, direttore del sito archeologico, nonché fondatore del museo a esso dedicato, impegnando anima e corpo nella ricerca scientifica.

Sebbene fosse stato definito un pioniere dell’archeologia in Siria, il nome di Khaled al-Asaad divenne noto in tutto il mondo nell’agosto 2015, quando fu decapitato da un gruppo jihadista dello Stato Islamico dopo che venne catturato e si rifiutò di rivelare dove avesse nascosto alcuni reperti del museo.

Un premio che ricorda un “martire della scienza”

L’obiettivo del premio – unico conferito agli archeologi in tutto il mondo – è dunque quello di ricordare un vero e proprio martire della scienza, un uomo che si è prodigato per la cultura e che non si è fatto spaventare dalle milizie jihadiste ed estremiste dello Stato Islamico, oltre che premiare la diffusione della cultura, favorendo gli studi sulle nuove scoperte.

Quali sono i siti archeologici candidati alla vittoria?

I ritrovamenti archeologici più adatti a ricevere l’ambito premio della settima edizione sono cinque e provengono un po’ da tutto il mondo. In primo luogo dall’Egitto, più precisamente da Saqqara, la scoperta di oltre cento sarcofagi con all’interno altrettante mummie perfettamente conservate costituisce una miniera d’oro per l’egittologia.

In secondo luogo, è altrettanto sensazionale la scoperta, del tutto casuale, di alcune stanze situate sotto il Muro del Pianto a Gerusalemme. Inoltre, dall’Indonesia, è giunta la notizia del ritrovamento delle pitture rupestri più antiche mai rinvenute: si tratta di una raffigurazione di un cinghiale databile addirittura a più di 45.500 anni fa.

In seguito, in Germania, si sono aggiunte nuove ipotesi riguardo le interpretazioni del Disco di Nebra, una lastra circolare di metallo che rappresenterebbe il cielo (databile all’età del Bronzo).

Infine, l’ultima scoperta candidata al podio è italiana, più precisamente pompeiana. Si tratta dell’entusiasmante rinvenimento del termopolio di Pompei, in perfetto stato di conservazione, seguito dalla successiva scoperta di un carro cerimoniale in bronzo, che ha riacceso di nuovo l’interesse riguardo alla tragica fine della città romana.

Nicola Gautero

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