Donne dietro le quinte: Meg Crane e l’invenzione del test di gravidanza

Nel 1975 nel mercato statunitense venne lanciato un prodotto indicato come “una piccola rivoluzione privata che ogni donna può facilmente comprare al supermercato”. Era una scatolina elegante di plastica, contenente una pipetta, una provetta e una superficie riflettente. Il suo utilizzo era alquanto singolare: bisognava farci pipì dentro e, attraverso una reazione chimica, il test era in grado di rilevare la presenza dell’ormone hCG secreto dalle donne durante la gravidanza. Era il primo test di gravidanza da fare in casa, creato da Meg Crane. 

Margaret Crane, oggi ottantaduenne, era una giovane designer freelance che lavorava per una compagnia farmaceutica chiamata Organon, in New Jersey. Un giorno, visitando il laboratorio della compagnia in quanto incaricata di creare un package per dei nuovi rossetti, si imbatté in centinaia di test contenenti urina che stavano sospesi sopra una superficie riflettente. Incuriosita, chiese che cosa fossero: erano test di gravidanza. Fino agli anni ’70 la procedura per verificare se una donna fosse incinta prevedeva una visita dal medico, al quale bisognava portare un campione di urine, poi spedito a una compagnia farmaceutica, come appunto la Organon, che verificava la presenza dell’hCG e mandava i risultati delle analisi al medico, che a sua volta richiedeva un secondo appuntamento con la donna per comunicarle il suo stato. Era un processo macchinoso e lungo: i risultati ci mettevano quasi due settimane ad arrivare. 
Meg, guardando tutti quei test, intuì che le donne avrebbero potuto fare tutto questo da sole: gli sarebbe bastato avere un dispositivo adatto. Tornata a casa continuò a pensare a come creare questo test, considerando che non era una scienziata e non aveva particolari conoscenze di chimica. Pensò di parlare della sua idea con uno dei suoi capi alla compagnia, ma questo si mostrò poco incline ad aiutarla, poiché temeva di perdere buona parte del lavoro in collaborazione con i medici. Meg non si scoraggiò: tornò a casa e si mise a cercare da sola il design adatto, che trovò in una scatolina di plastica sulla sua scrivania. 
Creò il primo modello di Predictor e lo presentò ai capi della compagnia farmaceutica, che però non mostrarono alcun segno di entusiasmo: al contrario, erano preoccupati che se le donne si fossero testate da sole, avrebbero perso una fetta rilevante di affari con i medici. Inoltre, sostenevano, le donne non potevano scoprire di essere incinte in autonomia: appresa la notizia avrebbero potuto abortire o, peggio, togliersi la vita, e la compagnia sarebbe stata rovinata.

Uno dei capi della compagnia, però, rimase colpito dalla sua idea e decise che sarebbe stato il caso di provare a vedere come avrebbe reagito il mercato a questa novità. Vennero invitati altri designer a creare dei modelli ma, ricorda la Crane in un’intervista a Smithsonian Magazine, “alcuni avevano dei fiorellini sui bordi, altri dei diamanti viola tutti intorno, uno aveva addirittura un fiocco in cima. Non sembravano scientifici. Se fossi stata una consumatrice, mi sarei preoccupata della loro attendibilità”. Quello di Meg era più elegante, semplice, scientifico. Attirò l’attenzione di un pubblicitario, Ira Sturtevant, che divenne suo partner nel lavoro e nella vita. Insieme fondarono la compagnia di design Ponzi & Weill e lanciarono il test di gravidanza sul mercato canadese nel 1972.
Fu un enorme successo: molti dottori erano scontenti, ma le donne continuavano a comprare il prodotto. “Non ho mai sentito nessun commento negativo riguardo al test da parte delle donne”, sostiene la Crane. Quando interrogata sul perché secondo lei gli uomini della compagnia farmaceutica e i dottori la criticassero così aspramente, risponde: “Non ho mai capito perché. Non capisco perché qualcuno dovrebbe essere così scontento del fatto che una donna scopra [di essere incinta] da sola”.

Oltre a non aver guadagnato nemmeno un dollaro dall’invenzione e dalla vendita dei test di gravidanza a casa, la vicenda di Meg Crane si era anche persa nei meandri di una narrazione della storia incentrata sugli uomini.
È stata rispolverata solo nel 2012, quando il New York Times, nella rubrica “Who Made That” dedicata al test di gravidanza, ne attribuì la creazione a Marcel Wanders, senza mai nemmeno menzionare il lavoro della Crane. A lui va il merito di aver disegnato il famoso bastoncino con le linee blu che tutti conosciamo oggi, ma non certo di aver creato il primo test. La nipote di Margaret, in risposta all’articolo, ha deciso di diffondere maggiormente la sua storia e la designer stessa ha donato il suo primo prototipo di test di gravidanza al National Museum of American History
Quella della Crane è stata una vera e propria rivoluzione privata. Scoprire così presto di essere incinta ha modificato il modo di vivere la gravidanza e ridotto drasticamente il numero di aborti spontanei di donne che non sapevano di esserlo. 
Infine, ma non meno rilevante, Margaret Crane ha ridato alle donne il potere di decidere per se stesse quando, dove, come e con chi passare quei primi e intensi minuti derivati dalla scoperta o meno di una gravidanza.

Beatrice Segato

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