Tag, si invecchia quando si smette di giocare

Quando si è piccoli si impiega tutto il tempo libero a propria disposizione per giocare. Giochi all’aperto, al chiuso, giochi da tavola, di ruolo, con pupazzi, bambole, costruzioni, macchinine, sono molte le versioni. Il risultato però è sempre lo stesso: divertirsi. Il gioco in sé porta un sacco di benefici, migliora la qualità della vita, la salute sia fisica che mentale, ma, soprattutto, aiuta a farsi degli amici. Amici che condividono il tuo stesso entusiasmo e la tua stessa passione e che, inevitabilmente, creano un legame profondo con te.

Quando si è bambini è tutto molto semplice e immediato, ma con gli anni la vita si complica, si uniscono all’equazione, prima semplice e lineare, una serie di variazioni: scuola, lavoro, casa, famiglia, figli. E così certe amicizie, di conseguenza, tendono a perdersi nel tempo. Ma come si può evitare che tutto ciò accada? E se la risposta stesse proprio nel non smettere mai di giocare?

Il film

Distribuito a metà del 2018, “Tag”, nella versione italiana “Prendimi!”, è un esilarante film comico che narra le vicende di cinque storici amici che da ben 30 anni conducono una partita ad acchiapparella senza esclusione di colpi. Infatti ogni anno, per tutta la durata del mese di maggio, il gruppo di amici si vede coinvolto in una partita spietatissima al famoso gioco per bambini “prendimi!”, in Italia conosciuto anche con il nome di “acchiapparella” o “ce l’hai”.

Semplice, agguerrito, senza vincitore, ma con un unico grande perdente, per Hoagie, Chilli, Jerry, Callahan e Sable il loro gioco preferito da bambini si trasforma in una vera sfida all’ultimo sangue. Dalla fine del liceo infatti, con travestimenti assurdi e piani studiati nei minimi dettagli, ogni anno i ragazzi si inseguono per cercare di acchiapparsi a vicenda ed evitare di rimanere l’ultimo “preso” alla fine del mese che, secondo le regole meticolosamente studiate ai tempi della scuola “avrebbe vissuto nella vergogna fino all’anno seguente”. Dopo molti anni però, quattro dei cinque amici scoprono che uno di loro, Jerry, da sempre imbattuto, vuole ritirarsi dalla competizione alla fine del mese per mantenere il suo record intatto. Contrariati i compagni decidono di coalizzarsi e partire alla ricerca del loro amico, così da poterlo finalmente prendere e chiudere in bellezza la storica partita.

Una storia vera

Quello che più impressiona è sicuramente pensare che si tratti di una storia vera.

La sceneggiatura si ispira ad un articolo del Wall Street Journal, scritto dal giornalista Russel Adams, che, incuriosito dalla loro assurda storia, decise di raccontare le vicende di un mitico gruppo di amici di Spokane, Washington.

Dieci coetanei (nel film ridotti a cinque per necessità di trama), Bill, Patrick, Sean, Mike, Brian, Joe, Rick, Joey, Chris e Mark, non sentendosi particolarmente coinvolti dai compagni di scuola e dai gruppi più popolari tra gli studenti, decidono un pomeriggio di iniziare una partita ad acchiapparella, poi destinata a saldare una grande amicizia fra di loro. Dopo alcuni anni passati a giocare insieme, la scuola finisce ed ognuno prende la propria strada, fino a quando ben otto anni dopo, riunitisi per trascorrere insieme un weekend, ridendo e scherzando, decidono di riprendere la partita esattamente da dove l’avevano interrotta. Il resto, come si usa dire, “è storia”.

Da quel momento, come nel film, i ragazzi hanno continuato a giocare allo stesso gioco dedicandogli un intero mese ogni anno. Incredibile sapere che molte delle strategie messe in atto dai giocatori nel film sono ispirate alla realtà. La più divertente e assurda forse è stata durante il funerale del padre di uno dei giocatori, Mike, quando, uno degli amici, avvicinatosi gli posò una mano sulla spalla sussurrando “sta a te“. Contro ogni previsione, Mike si mise a ridere e disse che il padre lo avrebbe trovato molto divertente.

“Si diventa vecchi quando si smette di giocare”

Mantra indiscusso del film è sicuramente Non si smette di giocare quando si diventa vecchi, si diventa vecchi quando si smette di giocare ripetuto più volte dai protagonisti del film. E in fondo si può pensare che sia un modo di non arrendersi al corso del tempo, al passare degli anni. La cieca convinzione di poter essere giovani in eterno, o, addirittura, la folle paura di diventare vecchi. Ma guardando questa pellicola non si può che capire che il fulcro del discorso sia l’amicizia.

I personaggi non giocano solo ed esclusivamente per sentirsi ancora dei ragazzini, ma più che altro per ritagliarsi un momento, per crearsi una scusa che li spinga a ritrovarsi ogni anno come quando erano bambini. Il gioco, dunque, non è un fine, ma più che altro un mezzo per raggiungere uno scopo secondario: mantenere viva la loro amicizia. La competizione, poi, come in ogni gioco, è solo un modo di spronare le persone a dare il meglio di sé, che sia in una partita a scacchi o nel modo in cui ognuno vive le proprie relazioni interpersonali questo non importa. E infondo, anche se non in modo così stravagante, tutti, dal primo all’ultimo, desiderano mantenere le proprie amicizie in modo così sentito e sincero come quando si era bambini. Che sia veramente questo il segreto?

. Noemi Tron

Crediti foto di copertina

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