Il Futuro del Nucleare, al di là dei pregiudizi

Il 2 settembre scorso aveva suscitato numerose polemiche la dichiarazione del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sulla necessità di un confronto “oltre l’ideologia” sull’energia nucleare, nell’ottica di valutare tutte le opzioni per decarbonizzare e contrastare i cambiamenti climatici. Ed è stata proprio la proposta di un dialogo basato sui dati scientifici e sulla ricerca, quella del convegno Il Futuro del Nucleare, tenutosi il 15 dicembre presso il Politecnico di Torino*. L’evento è stato organizzato dall’associazione RUN Polito con il sostegno del Politecnico e moderato dal professor Giuseppe Francesco Nallo; tra i relatori c’erano l’Avvocato dell’Atomo Luca Romano e alcuni ricercatori dell’ateneo.

Il divulgatore scientifico Luca Romano ha aperto le danze illustrando il funzionamento dell’energia nucleare e lo stato dell’arte dei reattori in funzione per scopi civili. La tecnologia odierna, infatti, sfrutta la fissione nucleare dell’uranio 235, ossia il calore generato dalla scissione dei nuclei, trasformandola in energia elettrica. Per semplificare, il calore emesso dalla fissione serve a generare vapore, che alimenta una turbina, a sua volta collegata a un generatore elettrico. Purtroppo, non tutto il calore può essere trasformato in energia elettrica: il rendimento dei reattori è del 30%, circa lo stesso che può raggiungere un pannello solare al suo massimo. Il vantaggio delle centrali nucleari, però, è di poter essere sempre attive, al contrario delle centrali a combustibili fossili e delle energie rinnovabili.

Per quanto riguarda le tipologie di reattori, quelli esistenti sfruttano ancora l’acqua (leggera o pesante) come moderatore e refrigerante; quelli del futuro non utilizzeranno più moderatori, perciò necessiteranno di uranio più arricchito. Al tempo stesso, saranno in grado “di favorire la trasmutazione dell’uranio in plutonio” e quindi “di generare continuamente combustibile fino all’esaurimento dell’uranio”, ha affermato Romano.

Tra gli argomenti sostenuti da chi è contrario alla costruzione di centrali nucleari sul suolo nazionale ci sono il problema dei costi, dello smaltimento delle scorie e della sicurezza. Queste obiezioni risultano facili da smontare alla luce della realtà scientifica. Come ha spiegato il dottorando Stefano Segantin, i reattori modulari di piccola taglia (SMR, Small Modular Reactors) permettono di abbattere i costi di trasporto e di costruzione, grazie appunto alle dimensioni minori e alla maggiore semplicità rispetto ai reattori “tradizionali”. Inoltre, garantiscono un’elevata sicurezza, data la possibilità di immersione in piscine refrigeranti che rallenterebbe il processo di riscaldamento in caso di incidenti. Questo tipo di reattori vengono già impiegati da Cina e Russia, ma sono in fase di studio anche in altri paesi, nonché aziende private e start-up. È da notare che tutti i nuovi reattori vengono sottoposti a protocolli di verifica estremamente rigidi prima di ottenere l’approvazione del design e del permesso di costruzione, per garantirne una sicurezza elevata.

Non solo gli SMR, ma anche l’avvento dei reattori di IV generazione (Gen IV) è all’orizzonte. Questi sono dei reattori innovativi, sia nel design, sia negli elementi sfruttati (piombo e sodio). Tra i vantaggi esposti da Domenico Valerio ci sono il miglioramento della sicurezza passiva, l’impossibilità di generazione di potenza in caso di meltdown (come è successo a Chernobyl), un allungamento della vita del combustibile (grazie a un ciclo teoricamente chiuso) e la possibilità di combustione delle scorie. Tutto ciò renderebbe l’energia nucleare economicamente più sostenibile.

Hanno concluso il convegno la presentazione di Samuele Meschini sulla fusione nucleare e quella di Simone Blleynat sulle applicazioni non elettriche dal nucleare. La fusione nucleare non è più un miraggio irrealizzabile, ma è fattibile, oltre che sicura, sostenibile e utilizzabile nel medio-lungo termine, per quanto ancora i progetti in corso non abbiano ancora iniziato a produrre energia elettrica. Blleynat, invece, ha sottolineato come l’energia nucleare possa essere impiegata per numerosi scopi civili, tra cui il teleriscaldamento e la propulsione navale per il trasporto di merci.

Come hanno evidenziato i relatori, l’energia nucleare non può e non deve essere l’unica su cui puntare per la decarbonizzazione; tuttavia, è estremamente importante ponderarne l’inclusione nel mix energetico del paese, al di là dei timori stereotipati su possibili incidenti, costi e scorie, dato che è una tecnologia sempre più sostenibile e all’avanguardia.

Eleonora Bolzan

immagine in copertina: tecnoandroid.it

*N.d.R.: È possibile rivedere l’evento sul canale YouTube di Run Polito a questo link.

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