Flirtare ai tempi dell’antica Roma: i consigli di Ovidio

Un corso per aspiranti seduttori: questa è l’Ars amatoria di Ovidio, che si propone di svelare i segreti dell’amore in tre libri. L’autore rielabora il tema erotico in maniera del tutto originale, sul piano dell’epica didascalica, ponendosi come arbitro di un gioco divertente e piacevole; la materia era già stata affrontata da altri poeti elegiaci con toni meno distaccati. Quali sono i consigli di Ovidio? Sarebbero ancora validi, se fossero applicati in un contesto attuale?

Il primo libro dell’Ars Amatoria, rivolto agli uomini, tratta le tecniche di corteggiamento della donna scelta. È necessario mandarle lettere e cercare di incontrarla nei luoghi che è solita frequentare, in particolare i banchetti; piccoli gesti gentili faranno breccia nel cuore dell’amata.
Nel secondo libro sono insegnati i metodi per far durare la relazione, tra cui l’assecondare i capricci della donna e tollerarne i tradimenti; contano più della bellezza l’intelligenza e la cortesia. Il terzo libro è costituito da precetti per le donne e si pone come una sorta di galateo: sono fondamentali una solida cultura e la conoscenza di danza e poesia, oltre alla capacità di farsi desiderare.

Dall’opera non emerge un ritratto troppo positivo della donna, ipocrita e talvolta adultera; l’uomo, cacciatore o preda in base al contesto, ne trascura gli aspetti negativi in nome di un amore superficiale. Non c’è da meravigliarsi: la società romana era fortemente misogina e, in età augustea, si tentò di promuovere un ideale di pudicizia femminile. L’Ars amatoria non è rivolta alle donne dell’alta società romana, ma alle liberte (di condizione sociale inferiore), nonostante comportamenti licenziosi fossero diffusi in tutti i ceti sociali. Era accettabile che una donna fosse padrona della propria sessualità solo in segreto o clandestinamente, atteggiamento non biasimato e anche incoraggiato da Ovidio.

Entrambi i partecipanti del gioco erotico sono sullo stesso piano, di fronte ai raggiri dell’altro, e vivono con leggerezza il flirt. Sacrificano un legame più profondo, in nome di un piacere non impegnativo: la vera passione amorosa è fonte di sofferenze da evitare. Il quadro che emerge dal poemetto potrebbe sembrare scoraggiante, ma ha in sé germi di anticonformismo. Ovidio tratta con grande ironia l’argomento, alleggerendo i toni ed evitando di presentarsi come un moralista; inoltre, conosce bene i costumi dell’ambiente aristocratico, che non presenta come più conservatore di quanto non sia realmente.

Sarebbe possibile seguire gli stessi precetti di Ovidio, in un contesto attuale? Bisognerebbe forse abbandonare l’ipocrisia di una società tradizionalista, come quella romana, e i pregiudizi legati a essa. La “caccia” avverrebbe non più a teatro, ma sui siti di incontri? È difficile dare una risposta, ma non mancano i punti di contatto tra le due circostanze: si vuole mostrare il lato migliore di sé, proteggendosi da delusioni vere o presunte, e si vive il corteggiamento quasi come una sfida maliziosa. Sono cambiate molto le aspettative sociali: non è più riprovevole cercare relazioni poco impegnative, specialmente per le donne, e c’è una comunicazione più onesta dei propri bisogni. Forse l’autore dell’Ars amatoria avrebbe apprezzato alcuni aspetti della comunicazione contemporanea, a patto di mantenere l’amore ciò che era (ed è): un dolce piacere.

Giulia Marianna Dongiovanni

Copertina: Henri de Toulouse-Lautrec, Il bacio a letto –  Dans le Lit, le Baise  1892, collezione privata.

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