I fratelli Grimm e le fiabe che hanno unito la Germania

C’erano una volta Biancaneve, Cenerentola, Hansel e Gretel e Raperonzolo tutti nello stesso libro, accompagnati fedelmente da Cappuccetto Rosso, Pollicino e dai Musicanti di Brema. Non è un nuovo film Disney, stiamo parlando del libro di fiabe per eccellenza: Le Fiabe del Focolare dei Fratelli Grimm. Tuttavia, se vi capita di sfogliarne una copia oggi, non ci troverete all’interno le storie originali: i racconti erano infatti intrisi di violenza, paura, insegnamenti morali trasmessi dentro un velo di terrore. Non erano certo fiabe per bambini, né volevano esserlo. Erano una raccolta di narrazioni popolari volta a creare una base culturale unitaria per la neonata Germania.

I fratelli Grimm, Jacob e Wilhem, sono stati due tra i più importanti linguisti e filologi tedeschi. Nati rispettivamente nel 1785 e nel 1786 in una città vicino a Francoforte, si formarono come giuristi tanto da insegnare legge presso l’Università di Gottinga. Qui si unirono ad altri cinque professori per protestare contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover e per questo furono licenziati dai loro incarichi e allontanati dalla città. In quegli anni in Germania si stava diffondendo una nuova corrente di pensiero che si opponeva ai principi dell’Illuminismo francese: il Romanticismo. I romantici, tra cui anche i fratelli Grimm, oltre a dare importanza al sentimento, alla natura e all’arte, elaborano un nuovo concetto politico che è quello di Nazione. Una nazione è un’istituzione politica composta da individui coscienti di avere in comune un’origine, una lingua, una storia, un territorio e una cultura. Il romanticismo tedesco ebbe una vena particolarmente patriottica. La Germania all’inizio dell’800, però, si presentava come una serie frammentata di piccoli principati e micro-nazioni unificate solo dalla lingua tedesca. I Grimm, quindi, partirono nel 1806 armati di taccuino, tanta pazienza e del loro amore per la filologia e vagarono di villaggio in villaggio alla ricerca delle storie popolari che accomunavano tutta la Germania. 

Le storie popolari avevano avuto finora una trasmissione prevalentemente orale: le persone del villaggio si riunivano di sera, intorno al fuoco, e qualche anziano cominciava a raccontare di streghe, fate, lupi e gnomi. Queste erano le fiabe a cui i fratelli Grimm erano interessati, quelle più vere ed autentiche seppur spesso violente e cupe. Non modificarono praticamente nulla dei racconti, fatta eccezione per l’omissione di riferimenti sessuali che avrebbero impedito la pubblicazione del libro. La prima edizione di Le fiabe del focolare fu divisa in due libri, uno uscito nel 1812 e l’altro nel 1815. Non era pensato per essere un libro per bambini, ma piuttosto era indirizzato ad altri filologi e studiosi della lingua e della cultura tedesca. Uscirono in seguito altre versioni del libro, che venne “ripulito” dai particolari più crudi e “arricchito” con insegnamenti più o meno espliciti per il popolo tedesco. Furono queste a sbancare e, grazie all’aumento del tasso di alfabetizzazione, Le fiabe del focolare divenne il secondo libro più letto in Germania dopo la Bibbia. 

Grazie al loro enorme lavoro sulle fiabe popolari, i fratelli Grimm sono considerati i padri della germanistica, una disciplina delle scienze umane che studia, documenta e tramanda la lingua e la letteratura tedesca nelle loro manifestazioni storico-sociali. Il loro contributo, però, non si esaurisce qui. Dal 1840 lavorarono alla compilazione del primo dizionario tedesco, conclusosi solo 120 anni dopo, nel 1960. Inoltre Jacob, il maggiore dei fratelli, divenne uno dei più grandi linguisti tedeschi e formulò una legge sulla prima mutazione consonantica, la legge di Grimm. 

I fratelli Grimm contribuirono enormemente alla nascita dell’identità popolare in un momento storico di elevata frammentazione territoriale e lo fecero andando a cercare le tradizioni lì dove erano nate e si diffondevano, ascoltando le persone e le loro storie, estrapolando dalle varie versioni di fiabe quel filo rosso che le univa tutte e che partiva, a quanto pare, dal mantello di Cappuccetto Rosso. 

Beatrice Segato

Crediti foto di copertina

Un commento Aggiungi il tuo

  1. henye98 ha detto:

    Sono il loro Manzoni. Uno di quei rari miracoli in cui identità culturale e linguistica diventano un unica cosa grazie all’intervento di qualche genio fortunatamente passato di lì

    "Mi piace"

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