Giovani e Sanremo: riflessioni.

Che lo si ami o lo si odii, sono ormai settantuno anni che il Festival della Canzone Italiana è entrato a far parte della cultura nazionale e continua a sopravvivere al suo interno nonostante i numerosi scandali e fallimenti nel corso delle edizioni. Se fino a qualche anno fa la parola “Sanremo” era immediatamente associata a un pubblico di over cinquanta, oggi è innegabile che stia riscontrando successo soprattutto tra i più giovani. Ma quali sono state le strategie di questo incredibile cambiamento?

La televisione, in particolar modo la Rai, da anni ha smesso di rivolgersi alle nuove generazioni: continua a produrre programmi per anziani, condotti da anziani, senza avere il coraggio di cambiare rotta inseguendo il vento delle novità. Sanremo è forse il primo tentativo messo in atto per riavvicinare i più giovani al telecomando, staccandoli almeno per una settimana dalla concorrenza delle piattaforme streaming. Indipendentemente dall’etica e senza tenere in conto quanto sia giusta o meno questa strategia, in un certo senso sta funzionando.

Era il 2020, l’ombra del Covid iniziava ad aggirarsi di soppiatto intorno a noi, Amadeus conduceva il suo primo Festival, suonava una musica nuova: Achille Lauro, Elettra Lamborghini, Levante, Pinguini Tattici Nucleari e tanti altri artisti che dopo anni di monotonia hanno portato note giovani e fresche, aizzando le orecchie dei fan principalmente della generazione Z. Ma la novità non si trovavano solo nelle scelte musicali, bensì nelle strategie di marketing messe velatamente in atto a ritmo di trash. Achille Lauro sconvolge i più anziani con la famosa tutina Gucci e le scenografie di ogni esibizione, Morgan modifica il proprio pezzo a sfavore del compagno inaugurando il tormentone ancora attualissimo “Che succede? Dov’è Bugo?”, il twerking di Elettra Lamborghini sul palco dell’Ariston e lo show di Fiorello. Una formula incredibilmente attraente per i social, la vera colonna portante dei Festival di Amadeus.

Settantunesima edizione, nuovo cambio di rotta sempre in linea con la direzione dell’anno precedente: la maggior parte degli artisti proviene dalla scena indie. Volano nomi totalmente sconosciuti alle vecchie generazioni, da Willie Peyote a Madame, passando per Fedez, Colapesce e Di Martino, Coma Cose e, per strizzare l’occhio ai fedelissimi spettatori della kermesse, Orietta Berti (ormai amata da tutti). Nel silenzio della pandemia, i Maneskin alzano il volume conquistando il primo posto, l’Eurovision e gran parte del mondo. Anche in questo caso, i social hanno giocato un ruolo fondamentale e forse più consapevole rispetto all’anno precedente, attirando ancora più pubblico e portando gli ascolti a livelli dimenticati da anni.

E oggi? La partita è stata giocata in anticipo ispirandosi al nazional popolare Fantacalcio. È l’anno del Fantasanremo: cento baudi per acquistare cinque giocatori tra gli artisti in gara, creare leghe e guadagnare punti bonus (o malus) in base alla quantità di trashate sul palco dell’Ariston. Gioco sponsorizzato con largo anticipo dalle pagine social e in grado di aggregare moltissimi giovani telespettatori. Il regolamento prevede +25 bonus per il primo artista diretto da Beppe Vessicchio, +20 se presentato da Malgioglio (personaggio trash per eccellenza), 50+iva se la Zanicchi si libera sul palco. Esperimento senza dubbio simpatico. La musica, invece, si sposta verso i campioni dell’estate, in particolar modo Blanco, Rkomi, Sangiovanni e Aka7even.

Osservando, però, la ricetta di Mamma Rai per sfamare i suoi bambini, il risultato è uno: i giovani possono essere catturati soltanto a suon di trash, l’ingrediente segreto per far digerire anche il piatto peggiore. E se da un lato abbiamo un direttore artistico che riesce a svoltare le scelte musicali includendo i nuovi personaggi del panorama attuale, dall’altro vi è un team che fondamentalmente nei giovani non crede più. In un certo senso possiamo considerare Achille Lauro l’emblema delle ultime edizioni di Sanremo: musica giovanile con un esperimento artistico interessante e studiato su più fronti, ma totalmente oscurato dal trash commerciale della rete. Una televisione vecchia per un’Italia cinicamente irrecuperabile, convinta che gli Italiani under 25 non possano aspirare a qualcosa di meglio.

Giulia Calvi

Crediti immagine di copertina: Eurovisionworld.com

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