Che… pizza! Carbofobia e la società del “fit”

Pizza del giorno: La Carbofobica!

Lo chef propone: ansie sociali su letto di piallata di pance d’oro, condite con un filo di olio dimagrante al crudo di verità e un pizzico di cinico e biologico basilico a km 0, direttamente dai campi di Instagram ai vostri piatti.

Per l’impasto, possibile scelta tra:

Classico: farina ai sensi di colpa, poco raffinati. Il più ampiamente proposto, scelto e assaporato;

Ricercato: farina di noia da stereotipi. Perfetto per chi desidera intraprendere una particolare esperienza di evasione gustativa;

Salutare: miscela di addominali montati a fior di pelle e sale rosa del monte Ipocalorico. L’alternativa prediletta da coloro che vogliono abbandonarsi al piacere dei sensi, tenendo sempre in considerazione estetica e benessere totale.

Nemico apparente

Un menù dai toni ironici come labile metafora per denunciare la propagazione capillare di un atteggiamento sempre più in voga nella società dei Nativi digitali: la carbofobia.  

Si tratta della letterale paura verso i carboidrati, costantemente posti sotto processo come colpevoli dell’aumento ponderale e causa principale di inestetici depositi adiposi. La pizza, pertanto, in qualità di alimento ricco di zuccheri, diventa un vero e proprio nemico da aggirare con la tecnica dell’evitamento. Sono numerosi, infatti, i regimi alimentari che propongono programmi a basso apporto glucidico, come immediata soluzione al dilemma della pancia non piatta e delle imperfezioni da eccesso di grasso.

Ma si tratta realmente di una pizza o c’è di più?

L’impasto della felicità

Ogni anno, il 17 gennaio, viene celebrata la Giornata mondiale della pizza, istituita nel 2017 in seguito alla sua proclamazione come bene patrimonio dell’Unesco. Una data significativa, che unisce alla celebrazione di Sant’Antonio Abate, patrono dei pizzaioli, i festeggiamenti di questo afrodisiaco alimento, dalle radici multiculturali, che ha prosperato nei fertili terreni italiani.

In ogni sua variante, la pizza è considerata uno dei cibi più amati al mondo, un vero e proprio catalizzatore di convivialità ed attivatore di felicità. Simili percezioni sono state avvalorate da ricerche scientifiche che hanno rilevato, a livello neuronale, la secrezione di serotonina (l’ormone “della felicità”) in seguito all’ingestione dell’alimento in questione. Un fenomeno scatenato dalla presenza del triptofano, amminoacido essenziale presente nella farina, utilizzata come primario ingrediente dell’impasto. È possibile dedurre, perciò, che la pizza faccia bene all’umore, ma non solo: la combinazione tra mozzarella, fonte di proteine, pomodoro e grassi monoinsaturi, presenti nell’olio extravergine di oliva, la rendono un pasto completo e sano, in coerente attinenza alla dieta mediterranea. 

Perché, allora, temerla?

Nemico reale

Il germoglio dal quale fiorisce la paura nei confronti dei carboidrati è difficilmente individuabile. L’origine degli atteggiamenti fobici, spesso, non viene ricondotta a fattori causali espliciti, perché è intimamente radicata negli strati più inconsci dell’essere umano.  

L’embrione carbofobico, nello specifico, si evolve a partire da tre matrici di sviluppo, esattamente corrispondenti alla triade di impasti proposti nel menù introduttivo.  

In primo luogo, la disinformazione nutrizionale, dalla quale scaturisce la demonizzazione dei saccaridi, gioca un ruolo incisivo nella partita all’annientamento del glucosio. La più ampia percentuale di macronutrienti da assumere quotidianamente è, infatti, rappresentata dai carboidrati (circa 65% del fabbisogno energetico), seguiti da lipidi e proteine. Al fine di evitare picchi glicemici risulta sostanziale, ovviamente, prediligerne forme meno raffinate, ma senza mai eliminarli e concedendosi una pizza ogni tanto, liberandosi dai sensi di colpa connessi ad uno sgarro che non è veritiero.

Altrettanto irreale è la diffusa omologia tra magro e bello. Chi lo afferma? Di preciso, nessuno, ma i messaggi infidamente veicolati dal mondo delle pubblicità, dai social e dal web sono diretti perlopiù verso il corpo. È la nascita di un’epoca “somatocentrica”, nella quale l’involucro viene ossessivamente anteposto al contenuto, come specchio del successo all’interno della società. Un’anatomia snella e slanciata equivale ad un’esperienza sociale positiva assicurata; un aspetto difettoso, ben rappresentato dagli inestetici rotolini di grasso, deve essere normalizzato per poi venire accettato dall’individuo e dalla collettività.

Flussi di corpi “normali” che si devono adattare allo stampo, riprodotto su tele umane costantemente propinate da immagini ripetitive e impersonali: questo è il terzo movente, la prevalenza del fitness, di diete low-carb e workout ossessivi, contro il residuale wellness, che volge al benessere individuale fisiologico e psico-emotivo, in una prospettiva ad personam.

Come sottrarsi, dunque, al loop della carbofobia?

Gustando la pizza che più si preferisce e filtrando i dati fruibili.
Azioni-àncore di salvezza: buona informazione, autopercezione delle proprie esigenze e gioia verso la propria unicità.

Alessia Congiu

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